La portaerei da 13 miliardi e il nemico più umiliante: la Ford si ferma a Creta perché i bagni non reggono 4.600 persone a bordo

Foto US Navy Press Office

Un gigante da 337 metri, una “città” d’acciaio da oltre 13 miliardi di dollari, sessanta cacciabombardieri pronti a decollare e un reattore nucleare che la spinge come un colosso invincibile. Poi, però, la realtà si presenta nella forma più prosaica possibile: i bagni. La portaerei nucleare Gerald R. Ford, fiore all’occhiello della flotta Usa, si è ritrovata a fare una sosta improvvisa a Creta, nel porto di Suda, mentre era stata fatta partire a gran velocità verso il Medio Oriente per sostenere lo schieramento americano nel caso di nuove tensioni con l’Iran.

A far discutere, da settimane, è un problema che sembra scritto apposta per trasformarsi in meme: le toilette della Ford si intasano in continuazione e il sistema di gestione non riuscirebbe a smaltire feci e urine delle 4.600 persone che vivono a bordo. Lunghe code, disagi, bagni fuori uso, interventi ripetuti. Una “debacle dei sanitari”, l’ha definita più di un osservatore, che circola da oltre un mese nella stampa specializzata e che è tornata a galla – in senso fin troppo letterale – proprio dopo l’ormeggio a Creta.

Sui social, ovviamente, è partita la giostra: la nave trasformata in “wc navigante”, il ponte di volo invaso da caricature, l’idea di una superpotenza inchiodata da un problema da condominio. Battute a parte, il collegamento tra sosta e guasto non appare campato in aria, perché la soluzione tampone richiede tempi e procedure che in mare aperto diventano complicate.

Il nodo è tecnico, e ha pure un acronimo: VCHT, Vacuum Collection, Holding and Transfer. In sostanza, un sistema a pressione che raccoglie, trattiene e trasferisce le “deiezioni” dell’equipaggio lungo una rete di condotte interne. Il problema, stando a quanto riportato, è che l’impianto sarebbe sottodimensionato rispetto alle esigenze fisiologiche di una comunità così grande, distribuita su 25 ponti interni in uno scafo alto 76 metri. Il sistema serve circa 600 gabinetti divisi in dieci zone indipendenti, ma l’affidabilità, nella pratica, sarebbe un’altra storia.

A peggiorare la situazione c’è anche il fattore umano: nei wc finirebbe di tutto, non solo ciò che dovrebbe. Nelle condotte, secondo le ricostruzioni circolate, sarebbero stati recuperati oggetti improbabili, dai piccoli indumenti a utensili e materiali di bordo. Risultato: intasamenti, blocchi, manutenzioni straordinarie.

E qui arriva l’aspetto più delicato: la “cura” più efficace sarebbe un lavaggio completo dell’impianto e delle tubature con una ondata di acido, un trattamento drastico, simile per logica agli sturalavandini domestici, ma su scala industriale. Dal 2023 sarebbero stati effettuati più interventi di questo tipo, ognuno con costi importanti e una condizione non negoziabile: per farlo bisogna fermarsi in porto.

Ecco perché Suda, Creta, diventa improvvisamente un punto strategico non solo per la geografia militare ma anche per quella, molto più terrena, della manutenzione. È una rada protetta, una sorta di fiordo, perfetto per mettere al sicuro un’unità così sensibile. Le immagini satellitari, si racconta, mostrerebbero l’ammiraglia circondata da barriere difensive galleggianti. In altre parole: riparo, controllo, sicurezza, e la possibilità di fare i lavori senza deviare troppo dalla rotta verso Suez o verso le coste mediorientali.

La sosta si inserisce anche in un quadro operativo anomalo per durata e intensità. La Ford è in missione da tempo record: salpata il 24 giugno dalla base di Norfolk, in Virginia, avrebbe già attraversato teatri diversi, dal Golfo Persico alla campagna venezuelana, fino al nuovo spostamento verso l’area più sensibile. Normalmente, le spedizioni si chiudono entro sei mesi: qui, invece, la sensazione è quella di una missione che sta cercando un primato. E Creta, oltre a garantire manutenzione, offre anche un raro spiraglio di terraferma per un equipaggio che vive in una “città navigante” con ritmi da catena di montaggio.

Il tema, peraltro, non sarebbe una sorpresa emersa all’improvviso. Il problema sarebbe noto da prima dell’entrata in servizio dell’ammiraglia, evidenziato in più relazioni che hanno passato al setaccio le criticità progettuali della Ford. Un puzzle di innovazioni costose e complesse, a partire dalle catapulte magnetiche per il lancio degli aerei, citate spesso come uno dei punti che hanno fatto lievitare costi e tempi.

Sul fronte delle toilette, la vicenda sarebbe stata alimentata anche da racconti e immagini, con bagni allagati da liquami e richieste ripetute di interventi esterni. La linea ufficiale, invece, tende a minimizzare: il sistema non influirebbe sull’efficienza operativa né sull’esecuzione della missione. Sarebbe prevista una manutenzione straordinaria quasi quotidiana, spesso attribuita a materiali gettati impropriamente nei wc, e sarebbero in arrivo miglioramenti per aumentare l’affidabilità della rete di smaltimento.

Intanto la Ford, con la sua scorta e i suoi caccia, si prepara a ripartire. La destinazione, secondo quanto rimbalza negli ambienti informati, potrebbe non essere il Mar Rosso ma il largo di Haifa, per fare da scudo a Israele nell’eventualità di uno scontro con l’Iran. Una proiezione di forza che, in teoria, dovrebbe impressionare il mondo. E che, nella pratica, continua a convivere con il dettaglio più spietato di tutti: la potenza può aspettare, ma i servizi igienici no.