Si chiamava Austin Tucker Martin, aveva circa vent’anni ed era partito dalla North Carolina nei giorni scorsi. È lui il giovane ucciso nella notte dagli agenti del Secret Service mentre tentava di introdursi armato all’interno di Mar-a-Lago, la residenza del presidente in Florida. Il capo della Casa Bianca si trovava a Washington insieme alla first lady Melania e non ha mai corso alcun rischio diretto.
Secondo la ricostruzione fornita dal Secret Service, l’uomo sarebbe riuscito a superare il perimetro di sicurezza attorno all’una e mezza di notte, penetrando in un’area protetta del resort. Era armato di un fucile e trasportava con sé una bombola di gas. Non è ancora chiaro quale fosse il suo obiettivo, ma la presenza delle armi ha immediatamente attivato il protocollo di sicurezza.
Gli agenti gli avrebbero intimato di fermarsi e di consegnare le armi. A quanto riferito, Martin avrebbe abbassato la bombola ma avrebbe mantenuto il fucile in mano, puntandolo ad altezza d’uomo. A quel punto gli uomini incaricati della sicurezza del presidente hanno aperto il fuoco, colpendolo mortalmente. Il giovane è stato dichiarato morto sul posto.
Le indagini sono ora concentrate sulla ricostruzione dei movimenti e delle motivazioni. Martin era scomparso dalla sua abitazione in North Carolina alcuni giorni fa. Gli inquirenti stanno cercando di capire quando e dove abbia acquistato il fucile, ipotizzando che l’arma possa essere stata comprata durante il viaggio verso la Florida. Al momento non sono stati diffusi dettagli su eventuali precedenti penali o su possibili messaggi lasciati dal giovane.
Il tentativo di intrusione rappresenta il terzo episodio di questo tipo che coinvolge il presidente negli ultimi mesi. In precedenza c’era stato l’attentato fallito durante un comizio elettorale a Butler, e un altro tentativo sventato nei pressi di un campo da golf in Florida dove il presidente si trovava a giocare. Una sequenza che ha rafforzato ulteriormente le misure di sicurezza attorno alla sua persona e alle sue residenze.
Ieri sera il presidente era alla Casa Bianca per una cena con i governatori, dopo aver rinunciato al viaggio a Milano per la finale del torneo di hockey delle Olimpiadi invernali. L’assenza dalla Florida ha escluso qualsiasi contatto diretto con l’episodio di Mar-a-Lago, ma la vicenda riaccende il dibattito sul clima politico e sulla sicurezza negli Stati Uniti.
Negli ultimi giorni, tensioni e scontri si sono registrati anche a Minneapolis dopo i raid dell’Ice contro immigrati irregolari. Operazioni che hanno provocato l’uccisione di due cittadini americani, Renée Good e Alex Pretti. Il contesto è quello di un Paese attraversato da forti divisioni politiche e sociali. Un recente sondaggio del Washington Post indica che il 60% degli americani disapprova la presidenza, un dato che fotografa una fase di polarizzazione crescente.
Resta ora da chiarire cosa abbia spinto un giovane di poco più di vent’anni a percorrere centinaia di chilometri armato. Per tentare di introdursi in una delle residenze più sorvegliate d’America. Gli investigatori stanno analizzando dispositivi elettronici, eventuali contatti e movimenti finanziari. Per comprendere se si sia trattato di un gesto isolato o inserito in un quadro più ampio.
Intanto, la sicurezza attorno a Mar-a-Lago è stata ulteriormente rafforzata.







