Trump alza ancora il muro: dazi globali al 15% e nuova sfida al mondo

Donald Trump

Donald Trump cambia di nuovo linea e rilancia sul fronte commerciale. Con un messaggio pubblicato sul suo social Truth, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’aumento dei dazi globali dal 10% al 15%, con effetto immediato. Una decisione che segna un’ulteriore stretta nelle politiche protezionistiche della Casa Bianca e che rischia di riaccendere le tensioni con i principali partner commerciali di Washington.

Trump ha motivato la scelta con toni duri. Ha accusato molti Paesi di aver “derubato” gli Stati Uniti per decenni e ha rivendicato di aver posto fine a quella che considera una lunga stagione di squilibri. Secondo il presidente, l’aumento al 15% rappresenta il livello “pienamente consentito e legalmente testato” dalla normativa americana.

Nel suo messaggio, Trump ha fatto riferimento alla Section 212 del Trade Act del 1974. Questa norma consente l’introduzione di dazi globali fino al 15%, ma solo per un periodo limitato di 150 giorni. Si tratta quindi di una misura temporanea, almeno sulla carta, che apre però la strada a nuove decisioni nei prossimi mesi.

Il presidente ha infatti spiegato che l’amministrazione lavorerà a nuove tariffe “legalmente ammissibili” per proseguire quello che ha definito “il nostro straordinario processo di successo per rendere l’America di nuovo grande”. Parole che confermano la volontà di usare la leva commerciale come strumento politico ed economico centrale della sua strategia.

Trump non ha mancato di tornare ad attaccare anche la Corte Suprema, criticando una recente sentenza che ha definito “ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana”. Un passaggio che segnala come il tema dei dazi resti intrecciato non solo alla politica estera, ma anche allo scontro interno tra la Casa Bianca e le istituzioni.

L’aumento dei dazi al 15% rischia ora di avere effetti immediati sui mercati e sulle relazioni commerciali internazionali. Molti Paesi dovranno valutare se rispondere con contromisure o attendere le prossime mosse di Washington. Di certo, la decisione conferma che la linea di Trump resta improntata a una forte chiusura e a un uso aggressivo degli strumenti commerciali come leva di pressione globale.