Trump sfida la Corte Suprema e tira dritto sui dazi: l’America entra in rotta di collisione

Donald Trump

Trump contro la Corte Suprema: discorso sullo Stato dell’Unione e dazi. Il presidente degli Stati Uniti ha scelto lo scontro frontale. Con i giudici della Corte Suprema seduti davanti a lui, guidati dal presidente John Roberts, Donald Trump ha definito “totalmente sbagliata e infelice” la loro sentenza che boccia i dazi. Poi ha aggiunto che li aggirerà imponendo nuove tariffe senza passare dal Congresso, cioè esattamente l’opposto di quanto stabilito dal massimo tribunale. Il messaggio è stato chiaro: la Casa Bianca non intende fermarsi.

Il discorso più lungo e il clima di divisione

Il siparietto con la Corte Suprema ha fatto da cornice al discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia: 108 minuti. Trump ha parlato davanti alle Camere riunite con un obiettivo evidente. Vuole cambiare la percezione di una presidenza in difficoltà e convincere gli elettori che “l’America sta vincendo come mai prima”, in vista delle elezioni di midterm di novembre.

Il tono, però, è apparso spesso ripetitivo. Il presidente ha rivendicato successi che i sondaggi non gli riconoscono, soprattutto sull’economia. Ha evitato di ammettere le difficoltà quotidiane di molti cittadini e non ha presentato soluzioni davvero nuove. L’unico momento di unità è arrivato con l’ingresso in aula dei giocatori della nazionale di hockey vincitori dell’oro olimpico. Per il resto, la divisione politica è rimasta il tratto dominante.

“L’età dell’oro dell’America” e l’attacco a Biden

Trump ha aperto il discorso con toni trionfali, nel 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti. “La nostra nazione è tornata. Più solida, migliore, più ricca e più forte di prima”, ha detto, promettendo che “questa è l’età dell’oro dell’America”. Subito dopo, però, ha scaricato su Joe Biden ogni responsabilità per i problemi del Paese. Ha parlato di inflazione ereditata e sostenuto di averla già ridotta, citando il calo dei prezzi della benzina e dei tassi sui mutui.

I dati di popolarità raccontano altro. Il 57% degli americani si dice insoddisfatto dell’andamento dell’economia. Trump, però, ha minimizzato anche il tema del costo della vita e si è vantato dell’occupazione, sostenendo che “il 100% dei posti di lavoro creati sotto la mia amministrazione sono nel settore privato”.

Dazi, Corte Suprema e sfida istituzionale

Sul tema commerciale, il presidente è tornato all’attacco. Ha definito la sentenza della Corte Suprema “deludente” e “sbagliata”. Secondo lui, i dazi “stavano tirando fuori denaro dai Paesi che ci hanno sempre fregato”. Per questo ha annunciato che andrà avanti lo stesso. I nuovi dazi globali al 15%, ha spiegato, “sono più complessi, ma probabilmente migliori”. La linea è chiara: proseguire anche a costo di uno scontro aperto con le istituzioni.

Immigrazione e scontro politico

Trump ha poi rilanciato la sua battaglia contro l’immigrazione illegale. Ha difeso le operazioni dell’Ice, nonostante le polemiche per la morte di due cittadini americani, e ha preso di mira la comunità somala di Minneapolis. “I pirati somali hanno saccheggiato il Minnesota”, ha detto, parlando di corruzione e illegalità. La deputata democratica Ilhan Omar gli ha urlato “bugiardo”, accusandolo di “aver ucciso degli americani”. Il botta e risposta ha sfiorato lo scontro diretto, con Trump che ha replicato: “Dovresti vergognarti”.

Nello stesso passaggio, il presidente ha ricordato l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk e ha chiesto la fine delle violenze politiche. “Dobbiamo rigettare ogni forma di violenza”, ha detto, cercando di riportare il tema sul terreno dell’unità nazionale.

Politica estera: Ucraina, Iran e nuove tensioni

Solo nella parte finale è arrivata la politica estera. Trump ha citato il Venezuela del dopo Maduro come “paese amico e alleato” e ha ribadito la sua linea sull’Ucraina, sostenendo che dovrebbe essere Zelensky a fare concessioni a Putin per chiudere la guerra. Poi ha lanciato un avvertimento all’Iran. “Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma non permetterò mai a Teheran di avere l’arma nucleare”, ha detto, ricordando che i missili iraniani possono colpire Europa e Stati Uniti.

Una presidenza sempre più in tensione

Il discorso ha lasciato l’impressione di una Casa Bianca pronta allo scontro su più fronti. Con la Corte Suprema sui dazi, con l’opposizione sull’immigrazione, con gli alleati e i rivali sulla scena internazionale. Trump rivendica forza e risultati, ma il Paese appare diviso come non mai. E mentre il presidente promette di andare avanti “come se nulla fosse”, la distanza tra retorica e realtà rischia di diventare il vero tema politico dei prossimi mesi.