Orsa Amarena, il processo riparte da zero: rischio prescrizione

Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena dovrà ricominciare interamente da capo. L’udienza prevista presso il Tribunale di Avezzano nel procedimento a carico di Andrea Leombruni non si è potuta effettuare a causa di un problema di tipo burocratico-procedurale che ha bloccato il dibattimento prima ancora di entrare nel merito.

A renderlo noto è il WWF Italia, costituito parte civile nel procedimento, che riguarda l’uccisione di Amarena, femmina di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica dell’Appennino centrale e in pericolo critico di estinzione. L’episodio risale all’agosto 2023, quando l’orsa venne uccisa a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila) mentre si trovava insieme ai suoi due cuccioli.

A seguito del vizio riscontrato, il giudice ha disposto l’annullamento delle attività già svolte, imponendo la ripartenza integrale del procedimento. Le parti civili dovranno quindi ripresentare le istanze di ammissione, azzerando di fatto il lavoro processuale già compiuto. Una situazione che il WWF definisce come un vero e proprio “gioco dell’oca” giudiziario, in cui ogni avanzamento viene cancellato mentre il tempo continua a scorrere.

Secondo l’associazione ambientalista, a quasi tre anni dai fatti il rischio di prescrizione diventa ora concreto, con la possibilità che non si arrivi mai a una decisione di merito su un episodio di straordinaria gravità. L’uccisione di Amarena, spiegano dal WWF, non rappresenta solo la perdita di un singolo esemplare, ma potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla sopravvivenza stessa della già fragile popolazione di orso bruno marsicano.

Il WWF esprime forte preoccupazione per una situazione che, a suo avviso, conferma le criticità strutturali nella repressione dei crimini contro la fauna selvatica, tra carenze di tutela effettiva e incertezza della pena. Il rischio, sottolinea l’associazione, è quello di alimentare un diffuso senso di impunità, anche in casi che coinvolgono animali simbolo del patrimonio naturale italiano.

Amarena, ricordano dal WWF, era diventata nel tempo un simbolo di convivenza possibile tra uomo e fauna selvatica, conosciuta ben oltre i confini dell’Abruzzo.

L’assenza di una risposta giudiziaria rapida ed efficace rischia di lanciare un messaggio “devastante”: che anche l’uccisione illegale di un orso bruno marsicano, per di più in presenza dei cuccioli, possa restare senza giustizia. Lo sguardo si sposta ora anche al quadro normativo europeo. Entro maggio 2026 l’Italia dovrà recepire la Direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente, che impone sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per i reati ambientali, inclusi quelli contro gli animali selvatici.

Il WWF chiede al Governo di cogliere questa occasione per rafforzare concretamente la tutela della biodiversità, garantendo il diritto alla giustizia e impedendo che la protezione della fauna resti una dichiarazione di principio priva di effetti reali.