Violenze in carcere, le minacce ai detenuti minorenni: “Vi faccio carne da macello”. Dieci agenti indagati per torture

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Un carcere minorile trasformato, secondo la Procura di Roma, in un luogo di intimidazioni, pestaggi e umiliazioni. È questa l’accusa che ha portato all’apertura di un’inchiesta su dieci agenti della polizia penitenziaria in servizio nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, uno dei principali istituti italiani destinati ai detenuti più giovani.

L’indagine riguarda presunti episodi di violenza nei confronti di tredici ragazzi detenuti, tra i 15 e i 20 anni, alcuni italiani di origine sinti e altri stranieri. I reati contestati sono pesanti: tortura, lesioni e falso. Tutti gli agenti coinvolti sono stati nel frattempo trasferiti in altre strutture penitenziarie, mentre per alcuni di loro è stata chiesta anche la sospensione dal servizio.

L’inchiesta sul carcere minorile di Casal del Marmo

Il caso riguarda l’istituto penale minorile di Casal del Marmo, storica struttura romana che ospita giovani detenuti sottoposti al sistema della giustizia minorile.

Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni agenti avrebbero instaurato un clima di paura tra i ragazzi. Le vittime raccontano minacce pesanti, tra cui una frase ripetuta più volte: “Vi porto sopra e vi faccio carne da macello”. Episodi che, stando alle accuse, non sarebbero stati isolati ma parte di una serie di comportamenti intimidatori e violenti.

Le indagini sono partite anche grazie alle segnalazioni arrivate al Dipartimento per la giustizia minorile. Il capo del dipartimento Antonio Sangermano avrebbe presentato diverse denunce che hanno contribuito all’avvio dell’inchiesta giudiziaria.

Le minacce e l’episodio del bisturi

Uno degli episodi più gravi riguarda un ragazzo di 15 anni, indicato negli atti con il nome di fantasia Carlo per tutelarne l’identità. Secondo la sua testimonianza, due agenti lo avrebbero aggredito il 25 ottobre 2025.

Il giovane sarebbe stato spogliato, colpito con un pugno all’occhio e poi portato a forza nell’infermeria del carcere. Qui, secondo quanto riportato dagli atti dell’inchiesta, gli agenti avrebbero puntato contro di lui una forbice o un bisturi, minacciandolo con parole inquietanti: “Adesso quale testicolo tagliamo, quello destro o quello sinistro?”.

Il pm sostiene che il ragazzo abbia vissuto il terrore di essere evirato. Sempre secondo l’accusa, la punta dello strumento sarebbe stata utilizzata per pungerlo provocando una piccola ferita e la fuoriuscita di sangue. Il giovane verrà ascoltato in incidente probatorio per verificare nel contraddittorio tra accusa e difesa la sua versione dei fatti.

I soprannomi per incutere timore

Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti emergerebbe anche un clima di intimidazione sistematica. Alcuni agenti, secondo quanto riferito dai detenuti, si sarebbero dati soprannomi pensati per incutere paura: “il pugile”, “animale”, “lo sceriffo”, “Shrek”.

Secondo l’accusa le aggressioni avvenivano spesso di notte e in zone del carcere lontane dalle telecamere di videosorveglianza. In uno degli episodi contestati, il 30 maggio, quattro agenti avrebbero preso a calci e pugni un detenuto di 18 anni, poi immobilizzato sul pavimento mentre continuavano a colpirlo.

La gestione degli istituti minorili rientra nel sistema della giustizia minorile, che in teoria ha come obiettivo principale non solo la custodia ma soprattutto il recupero e la rieducazione dei ragazzi detenuti.

La reazione delle associazioni e della giustizia minorile

Il caso ha suscitato forte preoccupazione anche tra le associazioni che monitorano le condizioni delle carceri. Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’osservatorio minori dell’associazione Antigone, ha parlato di una situazione molto delicata all’interno dell’istituto.

L’associazione ha annunciato la disponibilità a costituirsi parte civile nel procedimento. “È un carcere pieno di tensioni”, ha dichiarato Marietti, sottolineando la necessità di fare piena luce sui fatti.

Nel frattempo il giudice per le indagini preliminari dovrà valutare la richiesta di sospensione dal servizio per alcuni degli agenti coinvolti. L’inchiesta è ancora nelle fasi preliminari e spetterà al processo stabilire se le accuse della Procura troveranno conferma.

Il caso di Casal del Marmo riporta così al centro del dibattito pubblico un tema sempre delicato: quello delle condizioni nelle carceri minorili e del difficile equilibrio tra sicurezza, disciplina e funzione rieducativa del sistema penitenziario.