Bending Spoons sbarca al Nasdaq: la tech italiana da 20 miliardi che con l’intelligenza artificiale vuole sfidare la Silicon Valley

Silicon Valley

L’Italia batte un colpo nel mondo tech e questa volta non lo fa da comparsa. Bending Spoons, la società tecnologica milanese fondata da Luca Ferrari insieme agli altri soci, ha avviato le procedure per quotarsi al Nasdaq. Se l’operazione andrà in porto, diventerà la prima azienda nativa digitale italiana a sbarcare sul listino tecnologico di Wall Street, entrando in un’arena dominata dai giganti americani e dalle società che stanno ridisegnando il rapporto tra software, intelligenza artificiale e finanza globale.

La notizia arriva in un momento d’oro per il mercato azionario del tech e nello stesso clima di attesa che accompagna anche i dossier dei colossi dell’intelligenza artificiale. Ma per l’Italia il passaggio ha un valore simbolico ulteriore: Bending Spoons non è la classica startup cresciuta con una buona applicazione e poi venduta al miglior offerente. È diventata un gruppo internazionale che compra, integra, trasforma e rilancia piattaforme digitali già note al grande pubblico.

Da Milano a Wall Street

Nel portafoglio di Bending Spoons figurano marchi che hanno fatto la storia recente di internet e della produttività digitale: Evernote, Vimeo, WeTransfer, Eventbrite, StreamYard e, dal gennaio scorso, anche Aol. La società dichiara oltre 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti. Numeri che spiegano perché gli analisti guardino alla possibile quotazione con grande attenzione e stimino il valore del gruppo attorno ai 20 miliardi di dollari.

La crescita dei ricavi racconta meglio di qualunque slogan la traiettoria della società. Bending Spoons è passata dai 387 milioni di dollari del 2023 a 1,31 miliardi nel 2025, con un tasso annuo composto dell’84%. Un’accelerazione che la società attribuisce alla propria capacità di acquisire prodotti maturi, riorganizzarli, renderli più efficienti e reinvestire il capitale generato in nuove operazioni.

L’intelligenza artificiale come motore

Il dato che colpisce di più riguarda però la produttività interna. Con il supporto dell’intelligenza artificiale, il fatturato per dipendente è passato da 1,12 milioni di dollari nel 2023 a 2,57 milioni nel 2025. Nel primo trimestre di quest’anno, il 90% del codice prodotto internamente risultava scritto o co-scritto da sistemi di intelligenza artificiale. In pratica, nel giro di dodici mesi Bending Spoons ha quasi completamente trasformato il proprio modo di sviluppare software.

Nella lettera ai potenziali investitori, il ceo e co-fondatore Luca Ferrari mette l’Ai al centro della strategia aziendale. «Data la sua recente accelerazione, l’Ai potrebbe presto ridefinire come appare un business gestito in modo ottimale», scrive. Il messaggio è chiaro: Bending Spoons vuole presentarsi a Wall Street non solo come una società italiana cresciuta molto rapidamente, ma come un laboratorio industriale del nuovo capitalismo digitale.

Il modello delle acquisizioni

La società milanese si racconta agli investitori con un modello insolito per una tech company. Più che alla startup tradizionale, Bending Spoons guarda ai grandi conglomerati del Novecento: Teledyne, Capital Cities, Berkshire. Acquisire, trasformare, ottimizzare, reinvestire. È questo il ciclo industriale che il gruppo propone al mercato.

«Non abbiamo mai venduto un business rilevante», si legge nel prospetto. Una frase che sintetizza la filosofia del gruppo: comprare aziende digitali con marchi forti, intervenire su tecnologia, costi, organizzazione e prodotto, poi farle crescere dentro una struttura più ampia. Una strategia che ha consentito alla società di mettere insieme piattaforme molto diverse tra loro, ma accomunate da grandi basi utenti e margini di ottimizzazione.

Ottocentomila candidature e solo 286 assunzioni

Anche il dato sulle assunzioni racconta molto del livello di selezione interna. Nel 2025 Bending Spoons ha ricevuto 800.000 domande di lavoro e ne ha accolte soltanto 286. Un numero che fotografa l’attrattiva ormai globale della società, ma anche la durezza del filtro con cui costruisce il proprio capitale umano.

La possibile quotazione al Nasdaq rappresenterebbe quindi un passaggio storico non soltanto per Bending Spoons, ma per tutto l’ecosistema digitale italiano. Per anni l’Italia ha raccontato la propria difficoltà a generare campioni tecnologici capaci di competere fuori dai confini nazionali. Ora una società nata a Milano si prepara a entrare nel tempio mondiale del tech con ricavi miliardari, marchi globali e una valutazione potenziale da grande player internazionale.

Resta da capire quando l’Ipo diventerà effettiva. Nei documenti non compare ancora una data precisa, ma diverse indiscrezioni parlano di una finestra possibile già nelle prossime settimane. Se davvero accadrà, Bending Spoons porterà a Wall Street una storia rara: un’azienda digitale italiana capace di comprare pezzi importanti della rete globale e di presentarsi al mercato americano non come promessa, ma come macchina industriale già pienamente funzionante.