Garlasco, Candida Morvillo sgancia la bomba sui computer: «I porno di Stasi e il materiale di Sempio? Non sono la stessa cosa»

La giornalista Candida Morvillo

Nel caso Garlasco, dove ogni fotografia, frase o traccia digitale torna ciclicamente a trasformarsi in una possibile chiave del delitto, Candida Morvillo introduce una distinzione destinata a riaccendere lo scontro tra innocentisti, colpevolisti e sostenitori delle nuove indagini. La giornalista del Corriere della Sera invita a non mettere sullo stesso piano il materiale pornografico trovato sul computer di Alberto Stasi e gli scritti personali sequestrati ad Andrea Sempio. Due archivi che raccontano storie completamente diverse e che, secondo Morvillo, richiedono letture altrettanto differenti.

La questione non riguarda soltanto la natura dei contenuti, ma il rapporto tra quei materiali e le persone alle quali appartenevano. Nel computer di Stasi gli investigatori trovarono migliaia di immagini pornografiche raccolte nella cartella chiamata “Militare”, tornata negli ultimi mesi al centro di nuove consulenze informatiche. Nel caso di Sempio, invece, il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche ha esaminato diari, appunti, post e riflessioni personali sequestrati durante le nuove indagini. Tra questi figurano 152 pagine che contengono anche racconti e fantasie dai toni violenti, sulle quali gli inquirenti cercano di costruire un quadro più completo della personalità del nuovo indagato.

«C’è una differenza sostanziale»

Candida Morvillo entra direttamente nel cuore della polemica e respinge l’equiparazione tra i due materiali. «C’è una differenza sostanziale tra i file porno scaricati all’epoca da Stasi e il materiale di Sempio sul quale ha lavorato adesso il RaCIS», afferma la giornalista.

Il ragionamento parte dalle modalità con cui i file finirono nel computer di Alberto Stasi. Secondo la lettura proposta da Morvillo, quel materiale derivava da un download effettuato in blocco e non dalla selezione individuale di ogni singola immagine, scelta, rinominata e archiviata per uno specifico significato personale. «Quelli di Stasi erano materiali scaricati in blocco da un sito e non erano singole foto che aveva scelto Stasi una per una e archiviate ognuna con un motivo particolare dentro una speciale cartella. Era un blocco unico», osserva.

La natura e le modalità di acquisizione di quei contenuti hanno alimentato per anni un duro confronto giudiziario e mediatico. Nel computer di Stasi vennero individuate migliaia di immagini pornografiche, mentre una vicenda processuale separata riguardò alcune tracce pedopornografiche. La Cassazione lo assolse definitivamente da quest’ultima accusa nel 2014, stabilendo che quelle tracce non costituivano file effettivamente detenuti e visibili dall’imputato. Restò invece il materiale pornografico legale, che continuò a pesare nel dibattito sul possibile movente dell’omicidio di Chiara Poggi.

I diari di Sempio: «Sono scritti di suo pugno»

Per Morvillo il salto tra i due casi appare evidente quando si passa agli scritti attribuiti ad Andrea Sempio. Non si tratta di immagini arrivate in massa attraverso un download, ma di parole pensate, annotate e conservate direttamente dal loro autore.

«Queste cose scritte da Sempio, i suoi diari, i suoi appunti, sono cose scritte di suo pugno, sono i suoi diari giorno per giorno, è Sempio in purezza», dichiara la giornalista. La frase concentra in poche parole il significato che Morvillo assegna a quel materiale: non un archivio esterno, ma una produzione personale capace di mostrare emozioni, paure, fantasie, ossessioni e reazioni dell’uomo che le ha messe nero su bianco.

Tra gli appunti sequestrati compaiono anche riferimenti alle precedenti indagini sul delitto di Garlasco e allo stato d’animo della famiglia Sempio. In alcune annotazioni, risalenti al periodo compreso tra il 2019 e il 2021, si leggono frasi come «molta ansia – due archiviazioni» e «mamma in panico per la cosa di Stasi». Gli investigatori valutano questi passaggi insieme a molti altri scritti e cercano di capire se rappresentino semplici sfoghi personali, esercizi narrativi, riflessioni legate alla pressione giudiziaria oppure elementi utili a ricostruire la personalità e i rapporti dell’indagato.

Le 152 pagine finite sotto la lente del RaCIS

Il materiale attribuito a Sempio non comprende soltanto poche frasi isolate. I carabinieri hanno sequestrato un corpus molto più ampio, formato da 152 pagine di diari, appunti e riflessioni. Alcuni passaggi descrivono sogni, fantasie e azioni violente; altri affrontano vicende private, rapporti sentimentali, paure e pensieri quotidiani. Il RaCIS ha esaminato queste carte nel quadro della nuova inchiesta che vede Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi in concorso con Alberto Stasi o con altri soggetti.

La difesa invita a non trasformare automaticamente quelle pagine in una prova di colpevolezza. Un diario può contenere esagerazioni, fantasie, personaggi immaginari, sfoghi e pensieri che non corrispondono necessariamente a comportamenti reali. Gli inquirenti, però, non cercano soltanto una confessione esplicita. Valutano il lessico, la frequenza dei temi, i riferimenti temporali, le persone citate e l’eventuale compatibilità tra ciò che Sempio scriveva e gli altri elementi raccolti nell’indagine.

Morvillo non attribuisce alle annotazioni un valore processuale automatico, ma sottolinea la loro natura profondamente personale. È proprio questo, nella sua lettura, a separarle dal materiale pornografico trovato sul computer di Stasi. Le immagini provenivano dall’esterno; i diari nascono direttamente dalla mente e dalla penna di Sempio.

La cartella “Militare” torna al centro del caso

Mentre il RaCIS analizza gli scritti di Sempio, il computer di Alberto Stasi torna a occupare uno spazio centrale nell’inchiesta. Le nuove consulenze hanno riaperto la discussione sulla cartella “Militare”, che conteneva circa settemila immagini e alcuni video pornografici. I consulenti della famiglia Poggi sostengono che Chiara abbia aperto quella cartella la sera del 12 agosto 2007, poche ore prima di morire.

Questa ricostruzione alimenta nuovamente l’ipotesi che la scoperta di quei contenuti possa avere provocato una lite tra Chiara e il fidanzato. La difesa di Stasi contesta però la lettura e ricorda che la presenza dei file, da sola, non dimostra l’esistenza di un conflitto né stabilisce un collegamento diretto con l’omicidio.

Anche la natura dell’archivio continua a dividere gli esperti. Alcune ricostruzioni descrivono una raccolta accuratamente conservata e catalogata; altre insistono sul carattere massivo dei download e sull’assenza di una selezione individuale delle immagini. Morvillo aderisce chiaramente a questa seconda interpretazione e usa proprio quel dato per respingere il paragone con gli scritti di Sempio.

Due materiali, due significati completamente diversi

Il punto sollevato dalla giornalista non riguarda la maggiore o minore gravità morale dei contenuti. Riguarda il loro valore interpretativo. Un archivio di immagini pornografiche può raccontare abitudini, interessi e comportamenti digitali, ma non necessariamente consente di attribuire un significato preciso a ogni singolo file. Un diario personale, invece, nasce da una scelta consapevole: l’autore decide cosa scrivere, quali parole usare, quali episodi ricordare e quali fantasie affidare alla carta.

È questa la differenza che Morvillo considera decisiva. «È Sempio in purezza», sostiene, perché in quelle pagine non interviene un algoritmo, un download automatico o una raccolta proveniente da un sito. Ci sono direttamente la voce, il pensiero e la scrittura del nuovo indagato.

Questo non significa che ogni frase debba trasformarsi in una prova. Significa però, secondo la giornalista, che gli investigatori possono usare quel materiale per analizzare il modo in cui Sempio rappresentava se stesso, gli altri e la violenza. Il contesto resta fondamentale: una fantasia annotata in un diario non equivale a un’azione, così come un racconto immaginario non dimostra la commissione di un delitto. Ma ignorare completamente quegli scritti significherebbe rinunciare a una fonte diretta sulla sua personalità.

La battaglia sul profilo psicologico di Sempio

La nuova inchiesta si combatte ormai anche sul ritratto umano di Andrea Sempio. La Procura e gli investigatori studiano diari, soliloqui, messaggi e comportamenti; la difesa denuncia il rischio di costruire un “mostro” attraverso frasi estrapolate dal contesto. Gli avvocati ricordano che molti scritti risalgono ad anni successivi al delitto e che la pressione provocata dalle indagini può aver condizionato pensieri e annotazioni.

Candida Morvillo sposta però il confronto su un piano diverso. Non sostiene che i diari provino la colpevolezza di Sempio, ma rifiuta l’idea che possano essere liquidati attraverso il paragone con i contenuti trovati nel computer di Stasi. Nel primo caso gli investigatori esaminano un archivio digitale; nel secondo leggono parole personali, scritte giorno dopo giorno e conservate dall’autore.

La differenza, dunque, non sta soltanto nel contenuto pruriginoso o violento. Sta nella provenienza, nell’intenzione e nel grado di partecipazione personale. Per Morvillo, mettere tutto nello stesso calderone significa semplificare un caso che ha già pagato per anni il prezzo delle letture frettolose.

La frase che riapre lo scontro su Garlasco

«I porno di Stasi e il materiale di Sempio non sono la stessa cosa». La sintesi della giornalista entra direttamente nella battaglia che divide da mesi il pubblico del caso Garlasco. Da una parte chi ritiene che il computer del condannato continui a rappresentare un tassello decisivo del possibile movente; dall’altra chi considera gli scritti di Sempio un elemento molto più personale e potenzialmente rivelatore.

Gli investigatori dovranno stabilire quale valore attribuire a quelle 152 pagine e se esista un collegamento concreto con l’omicidio di Chiara Poggi. I tribunali, non i commentatori, decideranno se quei materiali possano entrare in un quadro probatorio. Ma Candida Morvillo fissa già una distinzione che difficilmente potrà scomparire dal dibattito: un conto sono migliaia di file scaricati dalla rete, un altro sono parole scelte e scritte direttamente da chi oggi finisce nuovamente al centro dell’inchiesta.

Nel giallo di Garlasco persino la differenza tra un download e una pagina di diario può diventare una linea di confine. Da una parte un archivio che continua a dividere periti e avvocati; dall’altra la voce privata di Andrea Sempio, consegnata alla carta molto prima che quelle frasi finissero nelle mani del RaCIS. Ed è proprio lì, secondo Morvillo, che bisogna cercare la differenza più importante.