Giallo della ricina a Pietracatella, la Procura di Larino chiede più tempo: indagini prorogate per sei mesi

La Procura di Larino formalizzerà al giudice per le indagini preliminari una richiesta di proroga di sei mesi nell’ambito del fascicolo aperto per duplice omicidio a seguito del tragico avvelenamento con la ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.

Le indagini, avviate nel mese di marzo, necessitano di un’estensione dei tempi per consentire l’ultimazione dei complessi accertamenti tecnici condotti dal Robert Koch Institut di Berlino. Gli esperti tedeschi stanno infatti analizzando i campioni di sangue, gli alimenti sequestrati e i reperti biologici prelevati nell’abitazione delle vittime, con l’obiettivo di individuare la precisa modalità di somministrazione della ricina. I risultati delle analisi di laboratorio condotte a Berlino potrebbero comunque pervenire alle autorità italiane già nelle prossime ore.

I nuovi interrogatori e i nodi investigativi da sciogliere

Parallelamente agli approfondimenti scientifici, le forze dell’ordine stanno proseguendo gli accertamenti sull’intricato quadro relazionale delle persone coinvolte nel dramma. Presso la Questura di Campobasso si attende l’interrogatorio di Michele, marito di un’insegnante amica di Gianni Di Vita, dopo che è risultato un contatto telefonico intercorso con Antonella Di Ielsi pochi giorni prima del pasto mortale.

Rimangono inoltre da chiarire le discrepanze relative ai sintomi manifestati dai familiari al momento del ricovero all’ospedale Cardarelli, dove il capofamiglia e la figlia Alice sono risultati sopravvissuti e negativi alle prime analisi sul veleno. Gli investigatori non escludono l’ipotesi di una somministrazione della sostanza tossica avvenuta in tempi differenti, cercando di stabilire con certezza chi fossero i reali destinatari della sostanza letale.