Ex Ilva, sì allo stop dell’area a caldo delle acciaierie di Taranto: lo ha deciso la Corte d’Appello di Milano

La Corte d’Appello di Milano ha deciso. L’area a caldo dell’ex Ilva dovrà fermarsi entro fine ottobre.

Secondo i magistrati lo stabilimento di Taranto inquina ed è nocivo per la salute. E la tutela della salute e dell’ambiente prevalgono rispetto a qualsiasi ragione economica, occupazione e produttiva.

I giudici hanno dunque rigettato le istanze di sospensiva presentate dalle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia, la prima proprietaria, la seconda gestore degli impianti. Confermando quanto stabilito il 27 luglio scorso: cioè la cessazione dell’attività a caldo entro 90 giorni. La fine di ottobre segnerà la fine della produzione nella storica fabbrica pugliese. Una decisione che sposa appieno i termini contenuti nella sentenza della Corte di giustizia europea del 24 giugno 2024. La decisione dei giudici europei stabiliva che la produzione industriale non può non tenere conto del rischio di danni causati da immissioni nocive alla salute umana e all’ambiente. Un rischio presente, secondo la Corte d’Appello di Milano, perché nei cowper della fabbrica ci sono 2mila chili di amianto.

Migliaia di posti di lavoro a rischio

Sono oltre 3mila i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, circa il 40% degli 8mila dipendenti. Nei giorni scorsi erano stati revocati 2.500 licenziamenti nell’indotto. La decisione dei giudici di Milano rimette tutto in discussione.

Sindacati sul piede di guerra

Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati. Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari”. Così, in un comunicato congiunto, Fim, Fiom e Uilm. “Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime – dicono i sindacati – delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali. Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva ed il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese”.

La premier Giorgia Meloni ha detto che il Governo si è già attivato. “Continuiamo a fare il massimo, è uno dei dossier su cui stiamo lavorando di più. Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. C’è un tavolo di concertazione già aperto – ha concluso la premier – andremo avanti”.