Piantedosi annuncia lo sgombero di CasaPound a Roma, ma non è la prima volta

Piantedosi, CASAPOUND

Dopo la gestione delle vicende legate al Leoncavallo, all’Askatasuna e allo Spin Time, struttura dove l’accesso è stato impedito ai residenti in seguito a un incendio e a una dichiarazione di inagibilità stilata dal Viminale, il ministero dell’Interno torna ad affrontare il tema dell’immobile occupato da CasaPound a Roma.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il ministro Matteo Piantedosi ha confermato che lo stabile di via Napoleone III figura nel piano degli interventi della prefettura di Roma insieme ad altre occupazioni storiche. Il titolare del Viminale ha ricordato di aver inserito personalmente la struttura nel piano quando ricopriva la carica di prefetto della capitale, garantendo che lo stabile sarà restituito alla proprietà demaniale.

I precedenti e la situazione contabile dell’immobile

Si tratta di dichiarazioni che il ministro ha già espresso in passato con toni analoghi. Nell’agosto del 2025, a seguito dei fatti del Leoncavallo, il Viminale aveva richiesto un censimento della struttura romana. Sull’immobile pesa una stima di danno erariale superiore a 4,6 milioni di euro calcolata dalla Procura della Corte dei Conti, vicenda per la quale i dirigenti del Demanio e del ministero dell’Istruzione sono stati assolti per assenza di colpa grave, pur avendo la magistratura contabile evidenziato una notevole lentezza nel ripristino della legalità.

Le polemiche sulle attività sindacali della polizia

Nel corso della stessa intervista, il ministro ha affrontato la questione della libertà sindacale all’interno delle forze dell’ordine, intervenendo sul dibattito nato a seguito del convegno organizzato a Torino con la partecipazione di Roberto Vannacci. Piantedosi ha difeso la prerogativa sindacale pur precisando che il dipartimento della Pubblica Sicurezza ha negato qualsiasi valore formativo all’evento, evidenziando la netta distinzione tra l’aggiornamento professionale e l’attività di rappresentanza delle sigle di polizia.

I controlli alla frontiera con la Spagna e la situazione in Albania

In merito alla sospensione degli accordi di Schengen con la Spagna, introdotta a inizio agosto dopo la crisi migratoria di Ceuta, il titolare dell’Interno ha prospettato una possibile conclusione anticipata dei controlli qualora le misure concordate con Madrid e con le istituzioni europee diano i risultati attesi.

Rispondendo alle ricostruzioni politiche su presunte intenzioni di delegittimare il governo spagnolo, il ministro ha invitato a privilegiare le spiegazioni istituzionali rispetto alle dietrologie. Infine, sui centri per migranti realizzati in Albania e convertiti temporaneamente in centri di permanenza per il rimpatrio, Piantedosi ha chiarito che la questione è legata all’attesa della pronuncia della Corte di giustizia europea prevista per l’autunno, confermando il rispetto delle decisioni giudiziarie da parte dell’esecutivo.