Il delitto di Garlasco non mobilita soltanto magistrati, carabinieri, consulenti e avvocati. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la riapertura delle indagini ha trasformato decine di comuni cittadini in investigatori dilettanti. Alla Procura di Pavia e ai carabinieri sono arrivate in questi mesi circa ottanta segnalazioni, tutte firmate con nome e cognome, che propongono piste, sospetti, controperizie e possibili soluzioni del caso.
Il materiale è finito agli atti. Gli investigatori hanno scartato immediatamente le ricostruzioni manifestamente inconsistenti, mentre in altri casi hanno effettuato controlli per verificare che dietro una segnalazione apparentemente fantasiosa non si nascondesse comunque qualche elemento concreto.
Garlasco e l’esercito dei detective improvvisati
Il bombardamento televisivo e social sul caso ha inevitabilmente alimentato il fenomeno. Impronte, celle telefoniche, orari, scarpe, scontrini, fotografie e movimenti dei protagonisti vengono analizzati ogni giorno da migliaia di persone. Alcune hanno deciso di andare oltre e scrivere direttamente al procuratore di Pavia Fabio Napoleone.
Un geologo, già consulente di altre procure, ha proposto uno studio delle immagini satellitari della zona di Garlasco. Gli investigatori avevano però già percorso quella strada, chiedendo verifiche sulle riprese disponibili per il 13 agosto 2007 senza ottenere elementi utili.
Un uomo ha invece raccontato pubblicamente di avere visto Chiara Poggi, Andrea Sempio e le gemelle Cappa al Santuario della Bozzola. I carabinieri di Vigevano lo hanno ascoltato, ma i successivi accertamenti hanno escluso qualsiasi consistenza del racconto.
Una donna di Fossano ha segnalato una conversazione ascoltata casualmente mentre passeggiava con il cane: due uomini avrebbero parlato dell’identità dell’assassino di Chiara e dell’innocenza di Alberto Stasi. La donna ha persino svolto proprie ricerche per identificare uno dei due interlocutori e ne ha comunicato il nome agli inquirenti.
Dalla youtuber Bugalalla alle teorie su sette e mafia
Tra le segnalazioni compaiono anche contenuti prodotti dagli youtuber che seguono quotidianamente il caso. Una comunicazione è arrivata direttamente dalla youtuber Bugalalla, che dopo non avere ricevuto risposta alla prima mail ha inviato nuovamente il materiale. Indicava alcune immagini trovate online, ma le verifiche degli investigatori non hanno fornito riscontri.
Non mancano ricostruzioni decisamente più estreme. Un sedicente sensitivo ha suggerito agli inquirenti dove cercare il profilo del cosiddetto “ignoto 3”, successivamente ricondotto alla contaminazione di una garza durante una precedente autopsia. Lo stesso uomo ha indicato anche una possibile arma del delitto, riconoscendola in un oggetto utilizzato dagli scout fotografato in una ferramenta di Fuerteventura.
Altre lettere chiamano in causa riti satanici, sette e persino la criminalità organizzata. Un ex educatore ha ipotizzato una vendetta mafiosa collegata al traffico di droga, mentre un’altra segnalazione ha messo insieme suicidi e morti avvenuti nel territorio di Vigevano nel tentativo di individuare collegamenti con l’omicidio.
Molte comunicazioni hanno chiamato in causa anche le gemelle Cappa e Marco Poggi, fratello della vittima. Le indagini non hanno trovato riscontri alle teorie circolate online, mentre alcune accuse hanno prodotto querele da parte delle persone coinvolte.
Scarpe, scontrini e presunte visioni del delitto
La fantasia investigativa si concentra anche sugli oggetti. Una donna ha ritrovato in soffitta un paio di scarpe Frau numero 37 con la suola a pallini e ha inviato le fotografie alla Procura. Un’altra cittadina ha approfondito la storia delle scarpe “Mr. Valentino” recuperate dopo il delitto insieme ad alcuni indumenti che sembravano sporchi di sangue, ma sui quali venne invece trovata vernice.
Persino i ticket del parcheggio di Vigevano mostrati dalla famiglia Sempio in televisione hanno prodotto analisi autonome: una donna di Verona ha inviato agli inquirenti una propria valutazione sull’autenticità dei documenti.
Il caso più singolare resta forse quello di un uomo che sostiene di possedere capacità extrasensoriali fin dall’infanzia. Ha scritto di avere “visto” l’inizio dell’omicidio, due assassini e una terza persona che li avrebbe aspettati all’esterno, promettendo di raccontare il resto soltanto in condizioni di assoluta sicurezza.
Ottanta segnalazioni raccontano così anche l’altra faccia del caso Garlasco: un’inchiesta giudiziaria diventata fenomeno mediatico nazionale, nella quale il confine tra approfondimento, curiosità e investigazione amatoriale appare sempre più sottile. Per magistrati e carabinieri il metodo, però, non cambia: una teoria può essere suggestiva quanto si vuole, ma senza riscontri rimane soltanto una teoria.







