C’è un filo rosso che attraversa molti dei verbali raccolti nella nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi: il “non ricordo”. Lo pronuncia Marco Muschitta quando gli viene chiesto di ripercorrere le dichiarazioni rese ai carabinieri nel 2007. Lo si ritrova in altri passaggi dell’inchiesta riaperta dalla Procura di Pavia. In questo quadro, però, emerge una testimonianza destinata a fare discutere per la sua apparente precisione: quella di Maria Rabai, la nonna di Mattia Capra, oggi ottantaquattrenne.
Sentita dagli investigatori nell’ambito dei nuovi accertamenti, la donna offre una ricostruzione dettagliata di persone, rapporti e circostanze risalenti all’estate dell’omicidio. Una memoria che, almeno sul piano della ricostruzione dei fatti quotidiani, contrasta con le numerose amnesie dichiarate da altri protagonisti della vicenda.
Una memoria precisa dopo quasi vent’anni
Nel verbale, Maria Rabai spiega di tenere da sempre un diario personale sul quale annota pensieri e avvenimenti quotidiani. Racconta di aver riportato anche la data dell’uccisione di Chiara Poggi e alcune considerazioni maturate allora sul caso, precisando però che alcuni appunti potrebbero essere stati scritti in un momento successivo pur riportando la data del 13 agosto 2007.
La donna ricorda inoltre di aver conosciuto la madre di Chiara per motivi di lavoro e di aver visto crescere Marco Poggi, amico fin dall’infanzia del nipote Mattia. Ripercorre poi con precisione la composizione della compagnia di amici frequentata dal nipote, citando uno dopo l’altro Marco Poggi, Andrea Sempio, Alessandro Biasibetti, Angela Taccia e altri ragazzi che facevano parte del gruppo. Ricorda persino l’ultima occasione in cui li vide tutti insieme, durante la festa organizzata per il suo ottantesimo compleanno.
Il diario e le annotazioni sul delitto
Gli investigatori si soffermano anche sulle annotazioni conservate dalla donna. Nel verbale viene affrontato un appunto nel quale compare un riferimento a una persona che, secondo lei, continuava “ad andare a giocare a calcetto”. Maria Rabai chiarisce che non si trattava di un’informazione appresa direttamente, ma di un modo di dire riferito ad Alberto Stasi, espressione con cui intendeva semplicemente sottolineare che, all’epoca, l’allora indagato era ancora libero di condurre una vita normale.
La donna precisa inoltre di aver appreso quasi subito della morte di Chiara Poggi, trovandosi quel giorno insieme a una nipote amica della madre della vittima.
Il contrasto con gli altri verbali
La testimonianza della nonna di Mattia Capra non introduce nuovi elementi investigativi sull’omicidio, ma colpisce per il contrasto con altri verbali raccolti nella stessa inchiesta. Nelle nuove audizioni, infatti, diversi testimoni hanno dichiarato di non ricordare episodi o dichiarazioni risalenti al 2007, mentre l’anziana testimone ricostruisce con notevole precisione nomi, frequentazioni, luoghi e circostanze di quasi due decenni fa.
Sarà naturalmente la Procura a stabilire quale rilievo attribuire alle singole testimonianze raccolte nella nuova fase investigativa. Resta però il dato che emerge dai verbali: in un’inchiesta costellata da molti “non ricordo”, una donna di 84 anni offre agli investigatori una memoria sorprendentemente dettagliata degli anni in cui il delitto di Garlasco sconvolse l’intera provincia pavese.







