Che figura da… Pirlo. L’ex campione è fuori dalla Nazionale: «Non sono più il candidato». E alla fine sceglie i rubli dell’oligarca russo

Andrea Pirlo

Andrea Pirlo non sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha annunciato lui stesso con un lungo messaggio sui social, nel quale racconta di avere scoperto «ieri sera» di non essere più il candidato alla panchina azzurra. Poi parte la difesa d’ufficio: il rispetto delle leggi, i contratti firmati, la correttezza professionale, l’amore per l’Italia. Tutto vero, forse. Ma tutto fuori bersaglio.

Il problema, infatti, non è mai stato la liceità della collaborazione con Fonbet. Nessuno ha contestato a Pirlo di avere violato la legge. La domanda era un’altra: può il commissario tecnico della Nazionale italiana rappresentare il Paese mentre continua a prestare la propria immagine a una società di scommesse russa controllata dall’oligarca Andrey Lomakin? La risposta, evidentemente, è arrivata prima della sua lettera. E non l’ha data il dibattito politico, ma chi ha deciso di togliere il suo nome dalla corsa.

Bastava una scelta: la Nazionale o Fonbet

Pirlo continua a sostenere che quella collaborazione abbia «esclusivamente natura commerciale e sportiva» e che attribuirle un significato politico significhi deformare la realtà. Ma nessuno gli chiedeva una dichiarazione geopolitica. Gli si chiedeva una scelta.

Se davvero allenare la Nazionale rappresentava il punto più alto della carriera di un tecnico italiano, bastava chiudere il rapporto con Fonbet prima ancora che la polemica esplodesse. Bastava rinunciare a un contratto commerciale incompatibile, almeno sul piano dell’opportunità, con la guida della squadra che rappresenta l’Italia nel mondo. Invece Pirlo ha preferito tenersi stretto il contratto e perdere la panchina azzurra.

«L’amore per l’Italia» non basta

Nel passaggio finale del messaggio social, Pirlo scrive: «L’amore per l’Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre».

Una frase che suona bene, ma che lascia inevasa la questione centrale. L’amore per il proprio Paese non si misura con un post su Instagram. Talvolta si misura con le rinunce. E in questo caso la rinuncia avrebbe avuto un nome preciso: Fonbet.

Pirlo ha invece scelto di difendere quella collaborazione fino all’ultimo, sostenendo di avere semplicemente rispettato le leggi dei Paesi nei quali ha lavorato. Un argomento che sposta il discorso sul piano giuridico quando la questione riguarda invece il piano etico e istituzionale.

La candidatura finisce, le domande restano

L’esclusione di Pirlo chiude solo in parte la vicenda. Restano infatti gli interrogativi su chi aveva sostenuto la sua candidatura e su come quella candidatura abbia potuto arrivare così avanti nonostante una collaborazione commerciale nota da tempo.

Pirlo, dal canto suo, rivendica trasparenza e correttezza. Ma il risultato finale racconta altro: quando si è trattato di scegliere tra interrompere un rapporto con una società riconducibile a un oligarca russo e tenersi aperta la strada verso la Nazionale, quella scelta non è mai arrivata. E la panchina dell’Italia, alla fine, è sfumata.