La deposizione del marito della docente di matematica di Riccia, inizialmente programmata per la giornata di ieri, è stata rinviata – probabilmente a lunedì – a causa di un improvviso blitz antidroga che ha impegnato gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso.
L’atto è considerato un passaggio chiave nelle indagini sul mistero della ricina che, a otto mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia sedicenne Sara a Pietracatella, non vede ancora iscritto alcun nome nel registro degli indagati.
La mossa segue di poco il confronto diretto fatto svolgere giovedì dagli inquirenti tra Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, e l’amica insegnante al Liceo Scientifico di Riccia. Un faccia a faccia durato oltre sei ore, disposto dalla Procura di Larino per chiarire discrepanze e incongruenze emerse nelle precedenti dichiarazioni rese dai due separatamente.
La pista delle relazioni personali
La convocazione del marito della docente, insegnante di laboratorio presso l’istituto agrario di Riccia, rientra nella complessa attività investigativa che ha già portato gli uomini guidati da Marco Graziano ad ascoltare circa 200 persone tra parenti e conoscenti della famiglia Di Vita. Gli inquirenti hanno smentito categoricamente le voci relative a sequestri di pc o materiale didattico nella scuola, così come l’ipotesi che nei laboratori dell’istituto si potesse estrarre o lavorare la ricina.
L’attenzione di chi indaga resta invece concentrata sulla natura dei rapporti all’interno di questo cerchio di conoscenze. Secondo indiscrezioni qualificate pubblicate dal quotidiano Primo Piano, i rapporti tra l’insegnante e la scomparsa Antonella Di Ielsi non sarebbero stati idilliaci. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi che la soluzione del caso sia da ricercare all’interno del perimetro relazionale della famiglia, vagliando anche possibili tensioni di natura sentimentale come potenziale movente.
L’attesa per i rilievi scientifici
Mentre si stringe il cerchio attorno alle testimonianze chiave, resta determinante il lavoro di accertamento scientifico affidato agli specialisti del Koch-Institute di Berlino. Gli esperti sono chiamati a individuare l’eventuale presenza di tracce di ricina non soltanto sui residui di cibi e bevande sequestrati, ma anche sui vestiti e sugli arredi dell’abitazione di Pietracatella.
Dagli esiti di questi esami di laboratorio e dai riscontri sui verbali delle ultime audizioni si attende la svolta per dare un volto e un nome ai responsabili del duplice decesso.







