Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a riservare colpi di scena. L’ultimo arriva dalle parole di Antonio De Rensis, storico avvocato di Alberto Stasi, che in un’intervista televisiva ha lasciato intendere come, a suo giudizio, qualcosa stia cambiando profondamente nell’inchiesta.
«Adesso hanno paura», ha dichiarato il legale, una frase destinata ad alimentare il dibattito su uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana. Parole che non rappresentano soltanto una provocazione mediatica, ma il segnale di una strategia difensiva sempre più convinta che le nuove indagini possano aprire scenari impensabili fino a pochi mesi fa.
Per la difesa di Stasi il quadro è cambiato
Secondo De Rensis, il procedimento non sarebbe più quello di qualche anno fa. La riapertura delle indagini sulla posizione di Andrea Sempio, gli accertamenti scientifici disposti dalla Procura di Pavia e l’acquisizione di nuovi elementi investigativi avrebbero modificato il contesto nel quale era maturata la condanna definitiva di Alberto Stasi.
L’avvocato non entra nel merito delle responsabilità penali di altri soggetti, ma sostiene che oggi esistano elementi che meritano di essere approfonditi e che rendono necessario rileggere l’intera vicenda senza pregiudizi. È in questo contesto che si inserisce la frase destinata a far discutere: «Adesso hanno paura». Un’affermazione che, nelle intenzioni della difesa, descriverebbe il timore che alcune certezze investigative possano essere rimesse in discussione.
Il peso della testimonianza del pompiere Cassese
Tra gli aspetti sui quali la difesa continua a richiamare l’attenzione c’è anche la testimonianza di Gennaro Cassese, il vigile del fuoco che negli ultimi mesi ha raccontato circostanze ritenute rilevanti dagli avvocati di Stasi. Per De Rensis quel contributo rappresenterebbe uno degli elementi che giustificano il nuovo clima investigativo, anche se il suo valore probatorio dovrà essere valutato dagli inquirenti insieme agli altri accertamenti ancora in corso.
Parallelamente proseguono le consulenze tecniche su reperti e tracce biologiche recuperate nell’ambito della nuova inchiesta. Proprio questi approfondimenti scientifici potrebbero fornire indicazioni importanti per comprendere se esistano elementi nuovi rispetto a quelli già esaminati nei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi.
Un’inchiesta ancora aperta
Nonostante le dichiarazioni della difesa, il procedimento è tutt’altro che concluso. Gli inquirenti stanno proseguendo gli accertamenti senza che, allo stato, vi siano conclusioni definitive capaci di modificare quanto stabilito dalle sentenze passate in giudicato.
La posizione di Alberto Stasi resta quella di una persona condannata in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre le nuove indagini hanno l’obiettivo di verificare se esistano ulteriori elementi meritevoli di approfondimento. È proprio questa fase investigativa ad alimentare un interesse mediatico che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a essere altissimo.
Per la difesa di Stasi il caso starebbe entrando in una fase decisiva. Per la Procura, invece, il lavoro è ancora in corso e ogni conclusione appare prematura. Una cosa, però, è certa: il delitto di Garlasco continua a dividere opinione pubblica, giuristi e investigatori. E ogni nuova dichiarazione, come quella di Antonio De Rensis, contribuisce a riaccendere un caso che molti ritenevano ormai definitivamente chiuso.







