«La probabilità che tutto questo accadesse era come vincere alla lotteria, anche se non mi ha sistemato finanziariamente per tutta la vita». Joan Monfort, fotografo di lungo corso, sorride ogni volta che ripensa al suo capolavoro involontario. È sua la firma sulla foto che sta facendo il giro del mondo: un giovanissimo Lionel Messi, all’epoca ventenne con la chioma fluente, ritratto mentre fa il bagnetto a un Lamine Yamal di appena cinque mesi, immerso in una bacinella di plastica.
Oggi Monfort lavora come freelance, collaborando con testate come il Diario AS e l’Agence France-Presse, ma sa bene che quello scatto rimarrà unico. «È la foto più famosa che abbia mai scattato, di gran lunga. Tantissime persone si sono interessate, anche durante questi Mondiali. Se Lamine continua a crescere come sta facendo, la foto diventerà ancora più storica».
Beh, storica lo è già. Domenica prossima, quegli stessi due protagonisti si ritroveranno faccia a faccia, non più tra acqua e sapone, ma sul prato verde del MetLife Stadium nel New Jersey, per contendersi la Coppa del Mondo nella finalissima tra Argentina e Spagna. Un incrocio del destino che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
Un progetto benefico caduto nell’oblio
La storia di questa immagine leggendaria inizia nel dicembre del 2007. Lionel Messi aveva debuttato con la maglia del Barcellona tre anni prima; aveva già bacheca due edizioni della Liga e una Champions League, ma era ancora un talento emergente in una squadra costellata di stelle assolute come Ronaldinho, Samuel Eto’o, Xavi, Iniesta, Puyol e Thierry Henry.
La foto del bagnetto, insieme ad altre immagini dello stesso servizio – una in cui Messi culla il piccolo Lamine avvolto in un asciugamano e un’altra con la madre del bambino, Sheila Ebana, che aiuta nelle operazioni di lavaggio – è tornata alla luce solo recentemente. A condividerla sui social media durante gli Europei del 2024 è stato Mounir Nasraoui, il padre di Yamal, proprio mentre il figlio trascinava la Spagna verso il trionfo continentale.
Si trattava di un’iniziativa annuale organizzata dalla fondazione del club blaugrana in collaborazione con il quotidiano sportivo Diario Sport. Centinaia di famiglie parteciparono alle selezioni per far fotografare i propri figli insieme ai giocatori del Barça. La maggior parte di quelle immagini è ormai caduta nell’oblio, custodita gelosamente solo nei ricordi privati dei partecipanti. Furono pubblicate in un calendario di beneficenza per il 2008, con il ricavato destinato all’Unicef e ad altre organizzazioni benefiche catalane. Il caso – o forse il destino – ha voluto che Messi capitasse proprio con il piccolo Lamine Yamal, il talento puro che ha appena compiuto 19 anni e che oggi appare come l’unico vero erede calcistico dell’argentino.
La timidezza del campione e la furtiva ascesa del predestinato
Monfort ricorda ancora la difficoltà di quella sessione fotografica: «Per farlo ho sudato sangue». Messi, descritto come una persona tutt’altro che estroversa, si ritrovò visibilmente timido e a disagio di fronte a un neonato e a una vaschetta piena d’acqua. All’inizio l’interazione tra i due fu minima. Fu soprattutto grazie all’intervento della madre di Lamine che il clima si fece più leggero, permettendo al fotografo di catturare l’istante perfetto.
Il fotografo stesso si adoperò affinché le immagini scattate arrivassero alle famiglie. Per i genitori di Yamal, grandi tifosi del Barcellona, quel momento valeva bene i quaranta chilometri percorsi per raggiungere lo stadio.
Circa sei anni e mezzo dopo quel “battesimo”, Lamine Yamal iniziò a percorrere regolarmente la strada da Mataró a Barcellona per gli allenamenti, dopo essere entrato a far parte della Masia nel 2014. Da lì, l’ascesa è stata fulminea, quasi irreale: l’esordio in Liga a soli 15 anni nell’aprile del 2023; il debutto in Nazionale da sedicenne nel settembre dello stesso anno; il ruolo da star assoluta negli Europei del 2024 e ora, la finale del Mondiale. Nel mezzo, oltre 150 partite con il Barcellona, una cinquantina di gol, altrettanti assist e quella maglia numero dieci che fu proprio di Messi, la leggenda da otto Palloni d’Oro.







