Garlasco, l’antropologo forense Galassi ribalta tutto: «Le nuove analisi cambiano la scena del delitto». E sul Dna sotto le unghie…

La scena del crimine del delitto di Chiara Poggi

Le nuove consulenze medico-legali sul delitto di Garlasco potrebbero rappresentare una svolta nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi. A sostenerlo è il professor Francesco Galassi, antropologo forense, secondo cui gli ultimi accertamenti avrebbero introdotto elementi capaci di modificare profondamente lo scenario preso come riferimento nei precedenti processi. Per Galassi il punto centrale riguarda la dinamica dell’aggressione e, soprattutto, la capacità di reazione della vittima.

«Per vent’anni ci siamo costruiti nella mente un modello che oggi viene fortemente sconfessato dalle nuove risultanze della professoressa Cristina Cattaneo. All’interno della sua relazione c’è una piccola rivoluzione copernicana, perché viene introdotto un elemento fondamentale: la reattività della vittima, che fino a oggi era stata considerata sostanzialmente inesistente».

«Chiara Poggi era cosciente e cercò di difendersi»

Secondo l’antropologo forense, la consulenza descrive una dinamica articolata in tre fasi. «Nelle prime due la vittima mantiene lo stato di coscienza ed è in grado di reagire al proprio aggressore. Vi è evidenza anatomica di lesioni da difesa passiva, cioè l’utilizzo della mano per proteggere il volto dai colpi». È proprio questo elemento, secondo Galassi, a modificare la lettura di un altro dato investigativo che da anni alimenta il dibattito: il Dna rinvenuto sotto le unghie della mano destra di Chiara Poggi.

«In quella mano sono stati trovati sia capelli recisi della vittima sia le due tracce genetiche attribuite alla linea paterna di Andrea Sempio. Prima si disponeva soltanto del Dna e si poteva ipotizzare anche un trasporto secondario. Oggi la consulenza introduce una contestualizzazione molto più forte: si può ipotizzare che quel Dna derivi direttamente dalla colluttazione tra vittima e aggressore».

«La vera novità sono le lesioni»

Per Galassi il cambiamento più significativo non riguarda il Dna in sé, ma il modo in cui viene interpretato alla luce delle nuove osservazioni medico-legali. «La novità sono le lesioni, che non erano mai state descritte nelle precedenti relazioni. Anzi, nella sentenza d’appello bis proprio l’assenza di lesioni da difesa era stata utilizzata per sostenere che l’aggressore fosse una persona conosciuta dalla vittima. Oggi emerge invece un quadro completamente diverso».

L’antropologo, però, invita a non spingersi oltre ciò che la medicina legale consente di affermare. «Da medico e anatomista posso basarmi soltanto sulla letteratura scientifica internazionale. Dall’analisi delle lesioni non è possibile stabilire il movente né ricostruire il profilo psicologico dell’aggressore. Questi aspetti appartengono ad altre discipline. Quello che cambia è la lettura della scena del delitto, che oggi va interpretata in maniera diversa rispetto al passato».

Bolzan: «Le lesioni da difesa non dipendono dal rapporto con l’aggressore»

Sulla stessa linea interviene anche la criminologa Flaminia Bolzan, che evidenzia come le cosiddette lesioni da difesa passiva rappresentino una reazione istintiva. «Quando una persona cerca di proteggersi dai colpi alza automaticamente le mani davanti al volto. È un gesto che avviene indipendentemente dal fatto che chi aggredisce sia una persona conosciuta oppure uno sconosciuto».

Per quanto riguarda il Dna, Bolzan invita però alla prudenza. «Bisogna ancora capire come quel materiale genetico sia arrivato sotto le unghie della vittima. La consulenza introduce elementi nuovi, ma questo passaggio dovrà essere ulteriormente approfondito».

Secondo la criminologa, inoltre, la violenza delle lesioni potrebbe essere compatibile con un’aggressione avvenuta in un contesto di particolare impulso. «Dalle ferite emerge una forte componente d’impeto. L’arma potrebbe essere stata reperita sul posto e, a mio giudizio, tra Chiara Poggi e il suo aggressore potrebbe esserci stata una relazione di prossimità. Questo, però, non significa automaticamente identificare il responsabile».

Le considerazioni degli esperti si inseriscono nel nuovo filone investigativo aperto dalla Procura di Pavia, che continua a riesaminare gli elementi scientifici raccolti sull’omicidio di Chiara Poggi alla luce delle più recenti consulenze e degli approfondimenti ancora in corso.