L’avvocato Lorenzo Ligas, alias Luca Argentero è associato a un’immagine precisa: il protagonista affascinante della serie che ordina un gin tonic , come se quel gesto fosse parte del personaggio. Un drink alcolico, classico, rassicurante. Eppure, nella vita reale, l’attore ha scelto di muoversi nella direzione opposta, fondando Sodamore, azienda che produce birre, vini e soft drink completamente analcolici. Una scelta che non nasce da un vezzo, ma da un’intuizione: il mercato del no e low alcol sta crescendo rapidamente e oggi vale già circa nove miliardi di euro.
La scena che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile – “Una birra!” “Normale o analcolica?” – sta diventando sempre più comune. Non è una moda, ma un cambiamento culturale. Il nuovo codice della strada, più rigido sul tasso alcolemico, ha accelerato una trasformazione già in corso: gli italiani non smettono di bere, ma scelgono con maggiore consapevolezza. E quando cercano un’alternativa, non vogliono più ripiegare sulla solita bibita gassata.
La vera novità è l’alternanza
L’Italia è ancora indietro rispetto a Paesi come Regno Unito e Germania, ma la direzione è chiara. I consumatori sono più curiosi, l’offerta cresce in qualità e varietà, e la birra analcolica è il segmento più dinamico. Del resto, oltre metà della popolazione mondiale non consuma alcol per motivi religiosi, di salute, di guida o semplicemente per scelta. È un dato che racconta un mondo diverso da quello a cui siamo abituati.
La novità non è la rinuncia, ma l’alternanza. Si passa da un prodotto tradizionale a uno analcolico in base al momento, senza sacrificare il gusto. È la filosofia che ha guidato Argentero e il team di Sodamore. L’amministratore Giovanni Rastrelli racconta che l’idea è nata dalla difficoltà di trovare un analcolico davvero soddisfacente. Da qui la scelta di creare bevande naturali, senza zuccheri aggiunti, pensate per accompagnare un aperitivo, un brunch, una cena romantica o una birretta in spiaggia senza far rimpiangere nulla.
Il segmento low e no alcol in Italia
A trainare la crescita sono soprattutto i giovani, più sensibili al tema del benessere e del consumo consapevole. I dati di Assobirra mostrano un aumento del 79% delle vendite di birre analcoliche rispetto al periodo pre-Covid, con un ulteriore +18% nel 2025. Il segmento low e no alcol ha quasi raddoppiato la sua quota di mercato. A livello globale il settore supera gli undici miliardi di dollari, mentre in Italia il 63% dei consumatori sceglie regolarmente aperitivi alcol-free.
Anche il vino si sta muovendo, seppur con lentezza. Nei principali mercati internazionali il vino analcolico cresce tra il 4% e il 26%, mentre in Italia resta una curiosità più che una richiesta. La produzione è ancora sperimentale, i fornitori pochi, ma nella mixology potrebbe trovare spazio. Nel breve periodo saranno i vini low alcol a rispondere meglio alla domanda di consumo responsabile. I grandi vini tradizionali, comunque, non rischiano di essere scalzati: continueranno a occupare il centro della scena.
Ampi margini di sviluppo
L’offerta, oggi, corre più della domanda. L’industria sta investendo per costruire un mercato che ha ancora ampi margini di sviluppo, anticipando i bisogni dei consumatori. È così che si cambiano le abitudini. Non sarà l’ultima estate di spritz, gin tonic e birre tradizionali, ma ignorare il fenomeno sarebbe miope. Chi parla di aberrazione dimentica che, fino a pochi anni fa, molti giuravano che non avrebbero mai messo piede in un all you can eat di sushi. Oggi è normalità: non ha sostituito la pizza, è diventato un’alternativa.
E forse è proprio questo il punto: non si tratta di sostituire, ma di affiancare. Come Argentero che, dopo tanti gin tonic sullo schermo, oggi brinda con un analcolico.







