Garlasco, i fazzoletti mai analizzati e il giallo del video intimo: due versioni diverse sul colloquio tra Stasi e Marco Poggi

La scena del crimine del delitto di Chiara Poggi

Il delitto di Garlasco continua a trasformarsi in un gigantesco labirinto di dettagli, anomalie e ricostruzioni contrastanti. A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia concentra le proprie attenzioni investigative su Andrea Sempio, ma il quadro resta ancora privo di quella prova decisiva che possa chiudere definitivamente il cerchio. Nel frattempo, ogni giorno emergono nuovi elementi che riportano alla luce vecchi reperti, testimonianze dimenticate e particolari rimasti ai margini delle indagini originarie.

Tra gli ultimi tasselli ci sono i fazzoletti usati trovati sul tavolo della cucina della villetta di via Pascoli e mai sottoposti ad analisi, ma anche un’apparente contraddizione sul luogo in cui Alberto Stasi e Marco Poggi avrebbero parlato del famoso video intimo di Chiara, un elemento che per gli inquirenti avrebbe un’importanza centrale nella nuova ricostruzione.

Garofano e i fazzoletti mai analizzati

A riaccendere l’attenzione su alcuni reperti dimenticati è stato il generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris, intervenuto durante la trasmissione “Ignoto X” su La7. Già nei giorni scorsi Garofano aveva mostrato immagini trattate con il luminol che, secondo la sua lettura, evidenzierebbero impronte di scarpe nel bagno della villetta, elemento che renderebbe difficile l’ipotesi di un assassino che si sarebbe lavato esclusivamente in cucina.

Ma l’ex comandante del Ris ha richiamato l’attenzione anche su un altro particolare: alcuni fazzoletti usati trovati sul tavolo della cucina. «Quei reperti non furono analizzati a suo tempo per una ragione precisa: le indagini cercavano sangue della vittima o dell’aggressore e le tecniche dell’epoca non avrebbero comunque consentito di ricavarne risultati utili. Per questo furono scartati», ha spiegato Garofano.

Non si sa cosa contenessero quei fazzoletti e non è possibile stabilire oggi se potessero appartenere all’assassino oppure avere un’origine del tutto innocua. Resta però il fatto che non vennero mai esaminati, alimentando ulteriormente il dibattito sugli accertamenti eseguiti nel 2007.

Il video intimo e le due versioni sul colloquio con Marco Poggi

Un altro elemento che continua ad assumere peso nella nuova inchiesta riguarda il video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Nell’interrogatorio del 2025, il fidanzato della ragazza ha dichiarato di averne parlato una sola volta con Marco Poggi.

«Mi chiese dell’esistenza di quel video», ha spiegato Stasi, aggiungendo che quella conversazione sarebbe avvenuta a casa del fratello di Chiara. Una ricostruzione che, però, sembra differire da quanto raccontato in televisione da Gennaro Cassese, ex comandante dei carabinieri e primo investigatore del caso.

«Marco Poggi mi disse che ne parlò con Alberto Stasi al cimitero», aveva infatti affermato Cassese. Casa Poggi da una parte, cimitero dall’altra. Due versioni che, almeno apparentemente, non coincidono e che aggiungono un ulteriore punto interrogativo a una vicenda già estremamente complessa.

Per la Procura di Pavia, il video rappresenterebbe uno degli snodi centrali della nuova ipotesi investigativa. Gli inquirenti ritengono infatti che la visione di quel filmato possa aver avuto un ruolo importante nella dinamica che avrebbe preceduto il delitto. Si tratta però di una ricostruzione ancora tutta da dimostrare e contestata dalla difesa di Andrea Sempio.

Le telefonate tra Sempio e il carabiniere Sapone

Tra gli aspetti che continuano a far discutere ci sono anche i contatti telefonici tra Andrea Sempio e il carabiniere Silvio Sapone. A sollevare interrogativi è stato l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis.

«Quando i miei clienti ricevono un avviso per l’elezione di domicilio vengono convocati per ragioni d’ufficio, ma non si verificano normalmente 16 contatti telefonici nel fine settimana. Qualcuno deve spiegare logicamente questa circostanza», ha dichiarato il legale.

Le parole di De Rensis si aggiungono così alla lunga lista di elementi che negli ultimi mesi hanno riportato sotto i riflettori numerosi aspetti delle vecchie indagini.

Un caso sempre più pieno di domande

Nel frattempo, la nuova ipotesi investigativa ha rivoluzionato molti punti che sembravano consolidati. La bicicletta, i movimenti dell’assassino all’interno della villetta e perfino alcune ricostruzioni utilizzate durante i processi contro Alberto Stasi vengono oggi rilette in maniera diversa.

L’accusa concentra la propria attenzione sui soliloqui attribuiti ad Andrea Sempio, sulle tracce genetiche sotto le unghie di Chiara Poggi e sulla cosiddetta impronta 33. Ma accanto a questi elementi continuano ad affiorare dettagli mai approfonditi, reperti dimenticati e testimonianze che sembrano non combaciare perfettamente.

A quasi diciannove anni dal delitto, il caso Garlasco continua così a vivere in un equilibrio fragile tra certezze processuali, nuove ipotesi investigative e domande ancora senza risposta. E ogni nuovo particolare che emerge sembra aprire un altro capitolo, invece di chiudere definitivamente quello precedente.