Falsissimo e la bomba sul Napoli: Corona accusa Conte, svela la rivolta dello spogliatoio e tira in ballo Meret

Corona accusa Conte e il Napoli

Fabrizio Corona l’ha presentata come la puntata bomba sul Napoli. E, nel suo stile, non ha usato il fioretto. Falsissimo si apre con una frase che è già una dichiarazione di guerra: «Chi crede alle favole perde, chi conosce la verità vince». Da lì parte una requisitoria violentissima contro il calcio italiano, raccontato come un sistema marcio, dominato dai procuratori, dai soldi, dalle coperture, dai silenzi della stampa e da giocatori che, secondo Corona, avrebbero perso fame, identità e rispetto per il campo. Tutto, naturalmente, va trattato per quello che è: una serie di accuse, ricostruzioni e racconti di parte, senza prove giudiziarie note e con il marchio riconoscibilissimo del Corona Style, dove la denuncia, lo show e il dossier si mescolano fino a diventare una sola cosa.

Il bersaglio principale è Antonio Conte. Corona lo descrive come un allenatore despota, ossessionato dal controllo, capace di entrare nel Napoli e “prendersi” squadra e società. Secondo la puntata, Conte avrebbe preteso una clausola per mettere a tacere Aurelio De Laurentiis, impedendogli di intervenire sulla squadra con le sue consuete uscite pubbliche. Non solo: avrebbe anche ridimensionato il ruolo di Edoardo De Laurentiis, figlio del presidente, allontanandolo dalla quotidianità dello spogliatoio. In sostanza, dice Corona, Conte sarebbe entrato “a casa del Napoli” e avrebbe messo tutti “zitti a cuccia”.

Conte, gli allenamenti “nazisti” e lo spogliatoio in rivolta

La parte più dura riguarda i metodi di allenamento. Corona li definisce senza giri di parole “nazisti”, collegandoli alla vecchia scuola juventina, ad Agricola, al doping e ai giocatori “indopati”. Anche qui siamo nel terreno delle accuse e delle suggestioni, non delle certezze processuali. Secondo Falsissimo, Conte avrebbe imposto al Napoli doppi allenamenti, carichi massacranti, disciplina feroce e una mentalità da caserma. Il risultato, nella sua ricostruzione, sarebbe stato devastante: quarantadue infortuni, giocatori spremuti, una squadra mai davvero competitiva in Europa e uno spogliatoio esploso.

Corona fa nomi e cognomi. Cita Mazzocchi, che secondo lui sarebbe stato punito solo per aver chiesto se anche quell’anno ci sarebbero stati allenamenti bisettimanali. Cita Lukaku, raccontato come un calciatore prima rilanciato e poi spremuto fino all’infortunio, quindi accantonato quando Conte avrebbe avuto a disposizione Højlund. Cita Juan Jesus, Buongiorno, Rrahmani, Beukema, Noa Lang, Lobotka, Anguissa, McTominay, De Bruyne e Meret. Alcuni, secondo la puntata, sarebbero furiosi. Altri pronti a non rinnovare se Conte restasse. Altri ancora avrebbero già fatto capire di voler andare via.

La storia di Antonella Fiordelisi usata come arma contro Conte

Il cuore velenoso della puntata arriva quando Corona torna su Antonella Fiordelisi. Secondo quanto raccontato da Falsissimo, circa un anno prima sarebbe già uscita una vicenda legata a Conte e alla showgirl. Corona sostiene che tra i due ci sarebbero stati contatti o comunque una dinamica compromettente. All’epoca, sempre secondo la sua versione, il caso avrebbe creato un terremoto familiare e la moglie di Conte si sarebbe infuriata. L’allenatore, racconta Corona, si sarebbe salvato scaricando tutto sul fratello, trasformato nel capro espiatorio della situazione.

Ed è qui che il racconto diventa esplosivo. Secondo Corona, alcuni giocatori del Napoli avrebbero saputo che la storia della Fiordelisi era vera perché frequentando certi ambienti notturni avrebbero conosciuto Antonella e sarebbero venuti a sapere dell’esistenza di prove. Da lì sarebbe nata l’idea di usare quella vicenda come arma per colpire Conte, non solo professionalmente ma anche sul piano familiare. In pratica, dice Corona, alcuni calciatori avrebbero cercato Falsissimo per “sputtanare” il proprio allenatore.

“Volevano pagarmi diecimila euro”: il nome fatto da Corona è Meret

La ricostruzione più pesante riguarda la presunta trattativa economica. Corona racconta di essere stato contattato da un intermediario legato a un gruppo di giocatori del Napoli. L’obiettivo sarebbe stato pagare Falsissimo per rilanciare la storia di Conte e Fiordelisi. La cifra, secondo il racconto, sarebbe stata di diecimila euro: cinquemila subito e cinquemila dopo l’uscita della puntata. Corona sostiene di aver filmato tutto con una telecamera nascosta e di aver incassato un acconto proprio per documentare il tentativo, ribadendo: «Qui non ci compra nessuno e non ci usa nessuno».

Poi arriva il nome: Alex Meret. Secondo Corona, sarebbe stato lui il presunto mandante, insieme ad altri tre calciatori, della manovra per colpire Conte attraverso Falsissimo. Un’accusa enorme, che al momento resta una dichiarazione televisiva di Corona e non un fatto accertato. Ma il nome viene fatto chiaramente e senza sfumature, dentro una puntata costruita per raccontare il Napoli come uno spogliatoio ormai fuori controllo, pronto persino a pagare un programma per distruggere il proprio allenatore.

Il Napoli come simbolo del calcio malato

La chiusura è tutta nel solito stile apocalittico di Corona: il Napoli diventa il simbolo di un calcio italiano che, secondo lui, non funziona più. Non ci sarebbero più sport, appartenenza, disciplina sana o passione, ma solo potere, soldi, ricatti, dossier, vita notturna, procuratori e guerre interne. Conte viene raccontato come un generale odiato dai suoi soldati, De Laurentiis come un presidente silenziato, lo spogliatoio come una polveriera e Meret come il nome più clamoroso tirato dentro una storia che, se fosse dimostrata, sarebbe devastante.

Ma il punto resta fondamentale: siamo davanti a una narrazione di Corona, non a una verità processuale. Accuse pesantissime, nomi pesantissimi, insinuazioni pesantissime, ma tutte da verificare. È Falsissimo, appunto: metà inchiesta, metà spettacolo, tutto rumore. E stavolta il rumore è arrivato dritto dentro Castel Volturno.