La bicicletta nera di Garlasco non smette di tornare. Come un fantasma rimasto sospeso dentro uno dei casi giudiziari più tormentati d’Italia. E adesso, quasi vent’anni dopo il delitto di Chiara Poggi, salta fuori anche un testimone rimasto finora nell’ombra che sostiene di aver trovato quella bici senza essere mai davvero ascoltato dagli investigatori.
Una storia che riapre domande vecchie e nuove su uno degli elementi più enigmatici dell’inchiesta.
«L’ho segnalata, ma nessuno mi ha ascoltato»
L’uomo ha parlato per la prima volta ai microfoni di Mattino 5. Racconta di aver notato nel 2007 una bicicletta nera abbandonata nelle campagne tra via Toledo e via Pasquale, una zona periferica di Garlasco che frequentava abitualmente.
Non un dettaglio qualunque. Perché proprio quell’area era stata indicata anche all’epoca dai vigili urbani come possibile punto di ritrovamento di una bici sospetta.
«Ho segnalato che c’era una bicicletta così. Se ne parlava in televisione», ha spiegato il testimone.
A colpirlo sarebbero state soprattutto le condizioni del mezzo: «Era in buone condizioni. Pensavo ci fosse qualcuno in giro, perché era effettivamente una bicicletta nuova».
La bici nera che ossessiona il caso
La descrizione coincide almeno in parte con quella della famigerata bicicletta nera entrata negli anni dentro il labirinto del caso Garlasco: portapacchi posteriore, cestino anteriore, colore scuro. Un dettaglio che per anni ha attraversato verbali, consulenze e ipotesi investigative.
Prima associata ad Alberto Stasi, poi finita indirettamente anche nella nuova inchiesta su Andrea Sempio, la bici nera è diventata quasi un simbolo delle zone grigie dell’indagine.
E ora arriva questo racconto a complicare ancora tutto.
«Mai firmato un verbale»
Ma la parte più pesante della testimonianza è un’altra. L’uomo sostiene infatti di non essere mai stato ascoltato formalmente dalle forze dell’ordine.
«Non ho mai firmato nessun verbale, non mi ha mai intervistato nessun giornalista, non ho mai parlato con gli investigatori», ha dichiarato.
Parole che inevitabilmente alimentano nuove polemiche sul modo in cui vennero gestiti alcuni elementi dell’inchiesta originaria.
Perché il nodo, ancora una volta, è sempre lo stesso: quante piste furono davvero approfondite fino in fondo? E quanti dettagli, nel caos mediatico e investigativo di quei mesi, finirono invece ai margini?
Un caso che continua a produrre ombre
La nuova indagine su Andrea Sempio ha riaperto ogni cassetto del delitto di Chiara Poggi. Impronte, Dna, audio, biciclette, testimonianze dimenticate, vecchi appunti e nuovi consulenti: tutto sta tornando sotto la lente.
E la bici nera, che sembrava ormai un reperto narrativo consumato dal tempo, continua invece a riemergere. Prima gli appunti del padre di Sempio sul fatto che il figlio fosse “a piedi”, poi i racconti dei vicini che videro una bicicletta appoggiata vicino alla villetta di via Pascoli. Adesso questo nuovo testimone che dice di averne trovata una nelle campagne senza che nessuno verbalizzasse davvero la sua versione.
Nel caso Garlasco accade sempre così: ogni dettaglio che sembrava morto torna improvvisamente a respirare.







