La Corte penale internazionale allarga l’inchiesta su Israele: nel mirino i ministri ultra Ben-Gvir e Smotrich

Ben Gvir

All’Corte Penale Internazionale il dossier Israele è tutt’altro che chiuso. Anzi. Dopo i mandati di arresto emessi nel 2024 contro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e contro l’umanità legati al conflitto di Gaza, ora sotto la lente della procura internazionale finiscono anche alcuni dei volti più radicali del governo israeliano.

Secondo indiscrezioni trapelate sulla stampa israeliana, i nomi osservati con maggiore attenzione sarebbero quelli di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, due figure centrali dell’estrema destra religiosa e nazionalista israeliana. Insieme a loro compare anche Orit Strook.

L’inchiesta sulle violenze dei coloni

Il cuore della nuova istruttoria riguarderebbe soprattutto la Cisgiordania occupata. Non soltanto le operazioni militari, ma anche il ruolo politico e ideologico svolto da alcuni ministri nel sostegno ai coloni più radicali e violenti.

Secondo fonti citate dalla stampa israeliana, l’attenzione della procura della CPI si starebbe concentrando su possibili responsabilità legate alle violenze contro i palestinesi, alle politiche di espansione degli insediamenti e al trasferimento di cittadini israeliani nei territori occupati.

Tra le ipotesi giuridiche prese in considerazione comparirebbe perfino il tema dell’apartheid come possibile crimine contro l’umanità, una delle accuse più pesanti e controverse sul piano internazionale.

Nessun nuovo mandato, per ora

Nelle ultime ore il quotidiano Haaretz aveva parlato addirittura di cinque nuovi mandati di cattura già emessi contro esponenti israeliani. Una notizia che la Corte penale internazionale ha però smentito ufficialmente.

La portavoce della CPI, Oriane Maillet, ha chiarito che al momento «non sono stati spiccati ordini di arresto per la situazione nello Stato della Palestina». Successivamente lo stesso Haaretz ha corretto parzialmente le informazioni, sostenendo che sarebbero state presentate soltanto richieste preliminari relative a Ben-Gvir e Smotrich.

Anche questa ricostruzione, però, viene ridimensionata da fonti vicine al dossier. La sensazione è che l’inchiesta sia ancora in una fase iniziale e istruttoria, lontana da eventuali richieste formali di arresto.

Netanyahu e Gallant già nel mirino per Gaza

Resta però il dato politico enorme: l’inchiesta della Corte non si è fermata ai mandati emessi contro Netanyahu e Gallant nel novembre 2024.

In quel caso la CPI contestava ai due leader israeliani presunti crimini di guerra e contro l’umanità legati alla gestione della guerra a Gaza, in particolare le limitazioni all’ingresso di aiuti umanitari, medicinali e carburante nella Striscia.

Mandati che hanno provocato uno scontro durissimo tra Israele e le istituzioni internazionali, ma che finora sono rimasti soprattutto simbolici sul piano pratico. Nessuno immagina davvero Netanyahu in manette, anche perché la possibilità concreta di un arresto dipenderebbe dalla collaborazione degli Stati aderenti alla Corte.

Il governo israeliano sempre più sotto pressione

Il fatto che ora l’attenzione della procura possa estendersi anche alla Cisgiordania e ai ministri dell’ultradestra religiosa apre però un altro fronte delicatissimo per il governo israeliano.

Ben-Gvir e Smotrich rappresentano infatti l’anima più radicale e identitaria dell’attuale esecutivo. Figure che da anni spingono apertamente per l’espansione degli insediamenti e che spesso utilizzano toni estremi nei confronti dei palestinesi.

Per la Corte penale internazionale il nodo non sarebbe soltanto ciò che accade sul terreno, ma anche il rapporto tra certe politiche governative, l’incitamento all’odio e la violenza crescente nei territori occupati.

Ed è proprio questo che rende l’inchiesta potenzialmente esplosiva. Perché all’Aia non si starebbe più guardando soltanto alla guerra di Gaza, ma al sistema complessivo di gestione della Cisgiordania e al ruolo politico di chi lo sostiene.