Cairo fa shopping a sinistra: Ranucci in arrivo su La7, il Corriere molla Meloni

Avete presente quando il centravanti di una squadra scarsa si mette in testa di comprarsi Mbappé? Ecco, moltiplicate per dieci e avrete l’idea fissa che da settimane tormenta Urbano Cairo: soffiare a mamma Rai Sigfrido Ranucci e l’intera squadra di “Report”, trattati in Viale Mazzini peggio di un virus pandemico.

L’editore di La7, noto per l’attaccamento ai conti più che agli ideali, ha capito che nel clima da tele-Meloni in cui si respira solo aria di censura e polvere di carboncino, l’operazione ha un senso: dare a Ranucci prima serata, cambiare nome al programma (il brand “Report” è Rai) e affiancarlo a un “Lab” in seconda serata per le giovani inchieste. Il tutto condito da uscite editoriali firmate Solferino e un’onda social da sei milioni di follower pronta a farsi tsunami.

E mentre la Rai lo tratta come un indesiderato alla frontiera – tagli di puntate, slittamenti al giorno dei morti, capostrutture commissari – Ranucci prende le misure del suo nuovo studio: prima serata del lunedì, nel palinsesto lasciato libero da “100 Minuti”, che scricchiola sotto le bizze tra Nerazzini e Formigli.

Del resto, in casa Cairo il tappeto rosso è già steso. Lo stesso editore, rispondendo a chi gli chiedeva dei palinsesti, ha elogiato “Report” definendolo un programma “di qualità”. Dettaglio non irrilevante: l’ha detto mentre presentava la nuova stagione di La7. E Ranucci? Ricambia l’amore: da mesi si fa vedere dalle parti di Gruber e compagni, lancia trailer e anticipazioni delle sue inchieste sulla concorrenza, con una disinvoltura che farebbe impallidire pure Santoro ai tempi d’oro.

Ma La7 non basta. Cairo ha deciso che anche il “Corriere della Sera” ha bisogno di un lifting, o meglio di una rotazione strategica. Il melonismo mascherato da moderatismo non tira, le vendite starnutiscono e i lettori scappano dai cloni per abbracciare gli originali: “Libero”, “Il Giornale”, “La Verità”. Inutile copiare quando il mercato è già saturo di giornalisti innamorati di Lollobrigida.

Così Cairo prepara il terreno: via il direttore Fontana (in scadenza a inizio 2026), dentro Fiorenza Sarzanini. Con lei, una pattuglia di nuove firme benedette dalla sinistra d’inchiesta: Valeria Pacelli, Giacomo Salvini, Simone Canettieri. Obiettivo? Riportare il Corrierone nella galassia progressista, ma senza fare il verso al “Fatto”.

Non per amore della verità, sia chiaro: Cairo è allergico agli ideali, ma è devoto all’audience. E in un’Italia dove perfino Bruno Vespa è stato costretto a dire che “questa Rai è monocorde”, la pluralità diventa una nicchia redditizia. Il centro-sinistra paga poco, ma porta share. E chi ha un piede a sinistra e l’altro nei dividendi capisce quando è il momento di cambiare scarpe.

Nel frattempo, a Viale Mazzini l’aria è irrespirabile. I colonnelli della maggioranza vogliono la testa di Ranucci sul carrello delle offerte. Gli hanno ridotto il programma, imposto un tutor esterno, aperto procedimenti disciplinari, e ora lo hanno relegato al 2 novembre, il giorno dei morti. Manca solo che gli facciano condurre “Linea Verde” in replica.

Ma attenti: se Cairo riesce davvero nel colpaccio, non sarà solo una vittoria di palinsesto. Sarà un cambio di paradigma. Un segnale forte: l’aria è cambiata. E forse anche i padroni del vapore si preparano a virare.

Perché alla fine, perfino un editore che vende profumi e pizza surgelata sa riconoscere l’odore del potere che declina. E Cairo, con la sua faccia da eterno ottimista, è pronto a saltare sul carro giusto. Stavolta, direzione sinistra. O almeno quella che porta più click.