Qualcosa si muove, anche se senza scosse apparenti. A una settimana dal referendum, il quadro politico resta tutto sommato stabile, ma sotto la superficie si intravedono segnali che raccontano una dinamica più interessante di quanto sembri. Il dato più evidente riguarda il Partito democratico, che secondo l’ultima rilevazione Swg per il Tg La7 cresce di mezzo punto e si porta al 22%.
E’ un segnale clamoroso
Perché arriva subito dopo una fase politica delicata e, soprattutto, in un momento in cui Elly Schlein è chiamata a trasformare il risultato referendario in consenso strutturale. Il Pd, almeno nei numeri, prova a farlo.
Il Pd risale, il M5S consolida
Il dato del Partito democratico si inserisce in una tendenza più ampia che riguarda l’area progressista. Anche il Movimento 5 Stelle guadagna terreno, seppur di poco, salendo al 12,3%. Una crescita contenuta, ma costante, che conferma una fase positiva per il partito guidato da Giuseppe Conte.
Nel complesso, il campo progressista mostra segnali di vitalità. Non si tratta ancora di una vera alternativa compatta, ma di un’area che, almeno nei sondaggi, smette di arretrare e prova a recuperare spazio. Un elemento non secondario, soprattutto in vista delle prossime mosse politiche e delle inevitabili discussioni su alleanze e leadership.
Centrodestra stabile, ma con crepe evidenti
Dall’altra parte, il centrodestra resta saldo nella sua struttura complessiva, ma emergono differenze sempre più marcate al suo interno. Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 29,5%, senza variazioni significative. Un dato che certifica la solidità della leadership del presidente del Consiglio e la capacità di mantenere consenso anche in una fase non semplice.
Diverso il discorso per gli alleati
La Lega continua a perdere terreno e scivola al 6,6%, segnando il calo più evidente tra i grandi partiti. Una flessione che non è più episodica, ma che sembra ormai una tendenza consolidata. In controtendenza, invece, Forza Italia cresce leggermente e si attesta al 7,9%, rafforzando la propria posizione all’interno della coalizione e accorciando ulteriormente le distanze con il partito di Matteo Salvini.
I partiti minori e il dato su Vannacci
Nella parte centrale della classifica, i movimenti sono più contenuti. Azione e il nuovo soggetto politico Futuro Nazionale restano stabili, con il partito legato alla figura di Roberto Vannacci fermo al 3,3%. Un dato che, per ora, indica una presenza consolidata ma senza ulteriori slanci.
Al contrario, Italia Viva e Noi Moderati registrano una lieve flessione, segno di una difficoltà persistente nel trovare uno spazio politico definito all’interno di un sistema sempre più polarizzato.
Il quadro complessivo, dunque, non cambia in modo radicale. Ma qualcosa, lentamente, si sposta. Il Pd cresce, il M5S tiene, la Lega arretra. E nella politica italiana, dove spesso i grandi cambiamenti arrivano per accumulo più che per scosse improvvise, anche mezzo punto può diventare un segnale da non sottovalutare.







