Il 16 marzo del 1978 veniva sequestrato Aldo Moro e trucidata la scorta dalle Brigate Rosse. Iniziava la prigionia e l’agonia dello statista. Gli estremismi di sinistra e destra avevano e avrebbero lasciato una lunga scia di sangue di servitori dello Stato: un disegno eversivo per abbattere sin dalle fondamenta la libertà e la democrazia. Alcuni nelle istituzioni e associazioni deviate furono infedeli. Il martirio di Moro e di tanti deve essere un monito perché le libertà democratiche siano difese e le devianze contrastate con fermezza, all’interno del sistema democratico, che viene messo in discussione e ridimensionato in molti Stati.
L’allarme di Walter Veltroni sullo stato del mondo
A tal proposito vi un interessante articolo sul Corriere della Sera di Walter Veltroni che, richiamando un rapporto dell’Istituto di Studi V-Dem sullo stato di salute della democrazia, ripropone il fenomeno del prevalere delle autocrazie (91) sulle democrazie (88) mentre. Il rapporto non può rimanere confinato nella raccolta di tanti studi. I conflitti mondiali del passato, le tante guerre dì oggi, sono causati dal prevalere dei nazionalismi, dei regimi autoritari, dalle autocrazie, dalle dittature neoimperialiste, dai disegni di dominio, dal fanatismo religioso che non è diverso da quello “laico”, dal disprezzo della vita, dei diritti dei popoli. Un capovolgimento dei valori in cui l’arricchimento e gli interessi finanziari sono il motore. L’Uomo è ricacciato nel limbo della storia. I conflitti presentano un quadro sconfortante: sfere di influenza becere e colonialismi di ritorno senza scrupoli. I G 7, G 20 che avrebbero dovuto guidare il mondo verso prospettive di solidarietà e di progresso hanno fallito. Gli organismi internazionali, costosissime organizzazioni, sterilizzati e inutili. Le autocrazie prevalgono e democrazie solo di nome suggellano passaggi di governo, in cui i popoli sono soggiogati. Anche nella Germania, ancora divisa, quella orientale si chiamava repubblica democratica. Ma la democrazia era soltanto un rifugio terminologico falso.
L’erosione della sovranità in Italia
Il ragionamento di Veltroni ci spinge a chiederci se il nostro Paese è una democrazia liberale. Non si può dire che allo stato non lo sia, ma gli spazi di partecipazione, di libertà, della sovranità popolare si stanno restringendo. È un processo che viene come si è sempre detto dalla metà degli anni ‘90, quando un movimento eversivo iniziò ad assottigliare le basi su cui era nata la Costituzione della Repubblica. Le leggi elettorali iniziando da quella del 1994, aprirono una voragine in cui la politica, i partiti, il Parlamento si inabissarono. Le oligarchie si sostituirono al popolo con la nomina dei Parlamentari. Le leggi elettorali successive fecero il resto, così come la legge sulla riduzione dei parlamentari. La responsabilità di quanto è avvenuto è diffusa senza differenze tra sinistra e destra. Con un Parlamento umiliato, che perde il ruolo di suprema Istituzione di garanzia e di controllo democratico, la Costituzione viene ferita. Una ferita che si allarga quando tanti organismi non eletti da nessuno, decidono senza controlli: sovrastrutture micidiali sulle istituzioni costituzionali.
Premierato e riforma della giustizia
Così si va verso una nuova riforma elettorale con un premio di maggioranza assurdo e con tutti nominati. Nemmeno la parvenza delle scelte fra candidati nei collegi elettorali viene salvata. La legge elettorale proposta anticipa il progetto del premierato da farsi nella prossima legislatura. Uno “shock” democratico. In questo tutti sono sostanzialmente d’accordo, maggioranza e sinistra che si adegua come nel passato. Allora siamo alla fine di una democrazia liberale? No! Penso che valori e ideali civili e morali rimangano nel cuore di tanti cittadini. Certo i segnali non sono incoraggianti. Quando la riforma della separazione delle carriere dei magistrati viene imposta senza discussione e senza modifiche parlamentari è un fatto gravissimo. Nessuno si è stracciato le vesti più di tanto.
Oltre il buio
Intanto piovano bombe e missili sulla umanità. Si disse che dopo l’uccisione di Moro il Paese non è stato più lo stesso. È vero. Il terrorismo è stato sconfitto ma il Paese è divenuto più insicuro. Gli orizzonti ideali che avevano segnato tanta parte della nostra storia si sono contratti. La libertà e la democrazia vanno difesi e conquistate giorno per giorno. Nel manifesto che la D.C. fece il 9 maggio del 1978 scriveva di Moro “il Suo amore per la libertà vive nei nostri cuori.” L’amore per la libertà stimola energie sane e supera preoccupanti cedimenti!!!! E noi non disperiamo. La fede nell’Uomo può portare la luce fra tanto buio.
DI Mario Tassone







