Referendum giustizia, schiaffo a Meloni e Nordio: il No domina alla Garbatella e a Treviso, nei loro territori simbolo

Roma, Comunicazioni del presidente del consiglio Giorgia Meloni alla Camera dei deputati consiglio europeo e crisi in Medio Oriente (foto Ipa @lacapitalenews.it) (5)

Referendum giustizia, schiaffo a Meloni e Nordio. Alla Garbatella, quartiere romano dove vive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il risultato assume un valore che va ben oltre il dato elettorale. Nella sezione che comprende l’area della premier, il No raggiunge il 78%. Non è una semplice oscillazione locale, ma una bocciatura politica nel cuore simbolico della sua identità pubblica e personale. Un segnale che pesa perché arriva da un territorio che negli anni è stato raccontato come una delle radici del suo consenso.

Il No dilaga nei territori simbolo del governo

Se Roma manda un messaggio forte, Treviso non è da meno. Nella città natale del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il referendum segna un risultato in controtendenza rispetto al resto del territorio. Il No vince con il 50,25%, pari a 21.147 voti. Un dato che spicca ancora di più se confrontato con quello provinciale, dove il Sì raggiunge il 61,09%, e con quello regionale del Veneto, fermo al 58,12%.

Il capoluogo, insomma, smentisce la narrazione di una riforma capace di raccogliere consenso uniforme. E lo fa proprio nel luogo più simbolico per il ministro che quella riforma ha difeso e promosso con convinzione, arrivando a dichiararsi convinto di una vittoria netta.

Treviso boccia Nordio: città in controtendenza

Il dato di Treviso racconta una frattura interna più profonda. Non è solo una questione numerica, ma politica. Il fatto che il capoluogo si muova in direzione opposta rispetto alla provincia suggerisce una distanza tra il messaggio istituzionale e la percezione dell’elettorato urbano.

Il risultato appare ancora più significativo se si considera il profilo di Carlo Nordio, ex magistrato e figura centrale del dibattito sulla riforma della giustizia. La sua città natale diventa così il simbolo di una promessa che non convince fino in fondo proprio dove avrebbe dovuto essere più solida.

Gerace e il caso Gratteri: il No diventa identitario

Il quadro si completa a Gerace, piccolo centro calabrese e paese natale del procuratore Nicola Gratteri. Qui il No trionfa con il 67,38% dei voti, contro il 32,62% del Sì, con un’affluenza del 51,62%.

Un risultato che si inserisce in un contesto già acceso durante la campagna referendaria. Gratteri era stato al centro di polemiche per le sue posizioni critiche verso la riforma, attirando le reazioni del fronte favorevole. Il voto del suo paese d’origine assume quindi anche un valore simbolico, quasi identitario, rafforzando l’idea di una frattura netta tra visioni opposte della giustizia.

Nel complesso, il referendum restituisce un’immagine chiara: il No non è solo un’opzione politica, ma un segnale diffuso che attraversa territori diversi e colpisce figure chiave del governo proprio nei loro luoghi simbolo. Un risultato che difficilmente potrà essere derubricato a semplice incidente di percorso.