Il vento del referendum soffia più forte di quanto Palazzo Chigi avesse previsto. E quando il vento cambia, nella maggioranza si alza subito la polvere. Non sono soltanto i sondaggi a inquietare il centrodestra: a fare rumore sono anche le piattaforme di scommesse internazionali, osservate con attenzione dagli addetti ai lavori. La più nota, Polymarket, per alcune ore ha fotografato uno scenario impensabile fino a poche settimane fa: il sì sceso al 50% di probabilità di successo, dopo aver viaggiato stabilmente tra il 65 e il 74%. Un segnale che, più che statistico, è psicologico. Gli scommettitori hanno iniziato a puntare sul no. E quando il denaro cambia sponda, la politica drizza le antenne.
L’incertezza ha amplificato i malumori interni. Nella due giorni di riunioni di Forza Italia dedicata al referendum, prima con il comitato referendario e poi in segreteria nazionale, il clima è stato tutt’altro che disteso. Antonio Tajani ha provato a tenere la barra dritta, rilanciando la riforma simbolo dell’ex Cavaliere e invitando tutti alla mobilitazione capillare. Ma nelle stanze di Montecitorio, lontano dai taccuini, i toni si sono fatti più aspri.
Nel mirino è finita la Lega. A esporsi con maggiore nettezza è stato Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, che avrebbe rimproverato al partito di Matteo Salvini una mobilitazione insufficiente sul territorio. Il messaggio è chiaro: se il sì rallenta, non è solo per un clima nazionale sfavorevole, ma anche per un impegno giudicato tiepido da parte degli alleati.
Il giorno precedente era stato Fulvio Martusciello, segretario campano di Forza Italia, a lanciare una stoccata indiretta parlando del “treno per il sì” che i forzisti stanno organizzando, sul modello delle campagne itineranti del passato. «Sull’alta velocità abbiamo novanta minuti di ritardo», avrebbe osservato, con un riferimento che suona come un avvertimento: ogni passo falso rischia di trasformarsi in un autogol mediatico.
La linea strategica divide anche dentro lo stesso partito. La ministra Elisabetta Casellati avrebbe suggerito di politicizzare maggiormente il voto, legandolo al destino dell’esecutivo: se non si spiega che è anche un passaggio sul governo, il rischio è non mobilitare l’elettorato di riferimento. Altri, come il ministro Paolo Zangrillo, preferiscono restare sul merito e abbassare i toni, richiamando l’invito del presidente della Repubblica a evitare uno scontro frontale.
Il grande punto interrogativo resta il Sud. È lì che i sondaggi mostrano le crepe più evidenti. Tajani ha invitato i suoi a presidiare i piccoli centri, a frequentare le televisioni locali, a non limitarsi ai grandi palcoscenici nazionali. La mappa dei comitati aperti viene letta con attenzione quasi ossessiva. Spicca la Campania con 84 strutture operative, seguita dal Lazio con 48. Ma c’è un dato che fa discutere: in Molise, tra Campobasso e Isernia, non risulta aperto neppure un comitato. E qui il nome che circola è quello di Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore eletto proprio in quella regione. «Dobbiamo parlare con Claudio», è la frase che sintetizza l’irritazione di alcuni dirigenti.
Davanti ai giornalisti, Tajani smorza. «Tutti si stanno impegnando», assicura, negando fratture insanabili. Ma l’ansia è palpabile. Perché il referendum non è solo un passaggio tecnico: è un test politico che può ridisegnare i rapporti di forza dentro la coalizione.
All’orizzonte c’è poi la sfida televisiva del 20 marzo in prima serata su Rai2. Il sorteggio ha accoppiato Partito democratico e Fratelli d’Italia. Se Elly Schlein dovesse scendere in campo personalmente, si riproporrebbe il nodo del confronto diretto con la presidente del Consiglio. Sarebbe il primo duello dopo oltre tre anni di legislatura. Un faccia a faccia che potrebbe cambiare il clima di una campagna già segnata dalla tensione.
Il no, intanto, resta avanti. E nella maggioranza cresce la consapevolezza che questa non sarà una passeggiata. In politica, le percentuali non sono mai solo numeri. Sono stati d’animo. E oggi, tra gli alleati, lo stato d’animo dominante è uno solo: inquietudine.







