Nessun rimorso, nessuna autocritica, nessun passo indietro. E forse, un giorno non lontano, nemmeno più in Gran Bretagna. È un ritratto durissimo quello tracciato da Andrew Lownie, storico inglese, giornalista investigativo e autore della biografia Entitled, dedicata all’ex principe Andrea, oggi formalmente Andrew Mountbatten-Windsor dopo la “scomunica” decisa da Re Carlo.
Parlando alla Foreign Press Association di Londra, Lownie non usa mezze parole. “L’ex duca di York non ha mostrato alcun pentimento per il suo comportamento con Jeffrey Epstein, in questo scandalo mondiale. Ho parlato con un membro dello staff reale la scorsa settimana e mi è stato confermato che è completamente privo di rimorso. Non riesce nemmeno ad ammettere quale sia il problema. Si sente trattato ingiustamente”.
Il biografo racconta un episodio emblematico: pochi giorni fa Andrea, andando a un funerale, salutava le persone a cavallo come se nulla fosse. “Lo faceva perché pensava che tutti fossero felici di vederlo. Questo è il problema: amano quel tipo di attenzione, nonostante tutto”. Per Lownie, il nodo è proprio questo: una percezione distorta della realtà, un’incapacità di comprendere la portata dello scandalo.
Secondo Lownie, Andrea non avrebbe alcuna intenzione di testimoniare davanti al Senato americano. “Non parlerà. Se si facesse sul serio, dovrebbe essere costretto a testimoniare alla Camera dei Comuni a Londra. Lì dovrebbe rispondere”.
E poi c’è il capitolo più delicato: quello delle figlie, Beatrice ed Eugenia. “Sono coinvolte? Assolutamente sì. La mela non cade mai lontano dall’albero”. Lownie spiega di aver eliminato parte del materiale raccolto su di loro nel libro, per ragioni editoriali e per non colpire troppo persone giovani. Ma insiste su un punto: entrambe sarebbero state portate in viaggi commerciali, con costi di sicurezza a carico dei contribuenti, per costruire relazioni e contatti.
Una rete che, secondo il biografo, sarebbe stata poi utilizzata negli anni successivi. Cita anche le mail di Sarah Ferguson, recentemente emerse negli “Epstein Files”, e osserva come Eugenia sia stata di recente in Medio Oriente con la madre, mentre Beatrice era a Davos presentata come “Sua Altezza Reale la Principessa Beatrice”. “E le è consentito farlo”, sottolinea, annunciando un aggiornamento del libro il 21 maggio con materiale inedito.
Ma davvero Re Carlo e la Royal Family hanno punito Andrea? I titoli onorifici sono stati rimossi, l’ex duca è stato sfrattato dal Royal Lodge a Windsor. Tuttavia, per Lownie, è solo apparenza.
“Da quanto ho capito, l’accordo per lasciare il Royal Lodge non è stato volontario. Andrea è una persona testarda. È stato pagato per andarsene e l’accordo era: tu ti assumi la colpa e noi ci prenderemo cura delle tue figlie. Il testimone passerà a loro e potranno continuare come prima”.
Per il biografo, si tratta di “fumo negli occhi”. Prima si diceva che nulla poteva essere fatto, poi che i titoli sarebbero stati tolti. “Ma non sono stati realmente revocati. Gli hanno tolto alcuni incarichi, si parla di una casa più piccola, ma sempre con cinque camere da letto e personale. Quali altre punizioni? Nessuna”.
La parte più clamorosa riguarda il futuro. Lownie non crede che Andrea si ritirerà a Sandringham, nel Norfolk. “Penso che passerà il suo tempo in Medio Oriente e in giro per il mondo, come fece Juan Carlos I di Spagna, che lasciò il Paese in fretta”.
L’ipotesi è quella di una partenza rapida, forse con un volo notturno, verso un Paese del Golfo senza trattato di estradizione con il Regno Unito. “In parte perché non ama il clima del Norfolk, in parte perché l’ultima cosa che la famiglia reale vuole è un processo pubblico che mini il sostegno alla monarchia”.
Lownie spinge l’analisi oltre il perimetro morale e giudiziario, parlando di uno “scandalo di sicurezza nazionale”. Ricorda legami con reti russe e di riciclaggio, ambienti dell’Asia Centrale, della Libia, della Cina e del Medio Oriente. Sostiene che Epstein si circondasse di persone influenti e che nelle sue case vi fossero telecamere.
“Ci sono storie di richieste specifiche fatte alle ambasciate. In un documento d’intelligence che ho citato si afferma che si è coinvolto volontariamente in certe reti, purché ricevesse ciò che voleva: denaro e donne. Questa è la grande preoccupazione”.
L’accusa più pesante, però, riguarda il comportamento del Palazzo negli anni. “Avrebbero potuto collaborare con la polizia negli ultimi 25 anni, visto che sapevano tutto su Andrea. Invece lo hanno coperto. Hanno cercato di sopprimere la storia, negandola ai giornalisti e minacciando azioni legali”. Lownie cita anche il caso della giornalista Amy Robach di Abc News, che nel 2019 avrebbe avuto pronta un’intervista con Virginia Giuffre, mai andata in onda dopo un presunto avvertimento da Palazzo.
La conclusione è politica prima ancora che personale. “Ci sono grandi domande per il Palazzo: cosa sapevano? Quando lo hanno saputo? Cosa hanno fatto allora? E cosa faranno ora?”.
Per Lownie, la gestione del caso Andrea potrebbe definire il regno di Carlo: riformatore deciso a “ripulire la stalla” prima che William erediti il problema, oppure sovrano incapace di impedire alla monarchia di scivolare verso l’irrilevanza.
Secondo il biografo, l’ex principe potrebbe riuscire a farla franca lasciando il Paese. Ma il prezzo, in termini di fiducia pubblica, sarebbe altissimo. E mentre il sostegno alla monarchia cala, soprattutto tra i giovani, la questione Andrea resta una ferita aperta che nessuna rimozione formale sembra aver davvero chiuso.







