Chi decide davvero in un mondo sempre più governato dagli algoritmi? È la domanda che ha attraversato il convegno “Democrazia nell’era dell’intelligenza artificiale”, svoltosi presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, su iniziativa della senatrice Maria Nocco. Un confronto di alto profilo che ha messo attorno allo stesso tavolo politica e accademia, con la partecipazione del professor Mathias Risse della Harvard Kennedy School, del senatore Lucio Malan e dell’onorevole Grazia Di Maggio. A moderare l’incontro è stato Alvise Gottardello, consulente della 9ª Commissione permanente del Senato.
Il cuore dell’appuntamento è stato rappresentato dalla lectio magistralis di Mathias Risse, che ha offerto una riflessione articolata su come l’intelligenza artificiale stia già incidendo, spesso in modo invisibile, sui meccanismi della democrazia. Partendo dal suo volume Political Theory of the Digital Age, il professore ha analizzato i nuovi equilibri di potere nell’era digitale, soffermandosi su temi come trasparenza, disuguaglianze, governance e responsabilità pubblica. Un quadro che restituisce l’immagine di una trasformazione in atto, non futuribile, capace di ridefinire il rapporto tra cittadini, istituzioni e decisioni collettive.
Nel suo intervento, la senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia) ha richiamato con forza il ruolo della politica: «La tecnologia non è mai neutrale. In un’epoca in cui il potere non si esercita solo nei luoghi tradizionali della politica, ma anche in quelli della tecnologia, dobbiamo chiederci chi decide, con quali regole e con quale legittimità». Secondo Nocco, il dibattito sull’intelligenza artificiale rappresenta una grande occasione per aprire un confronto serio e condiviso, capace di tenere insieme consapevolezza culturale e responsabilità istituzionale.
Un richiamo alla necessità di strumenti adeguati per governare il cambiamento è arrivato anche dal senatore Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. Malan ha messo in guardia dai rischi di un uso incontrollato dell’IA, soprattutto nel campo della comunicazione: «Oggi abbiamo un quadro normativo ancora limitato, mentre l’uso dell’intelligenza artificiale nella comunicazione, non solo politica, è già molto diffuso». A suo avviso, la risposta alla diffusione delle fake news non può che passare dalla libertà, intesa come pilastro della democrazia, accompagnata però da regole e misure adeguate per affrontare le nuove sfide.
L’onorevole Grazia Di Maggio ha invece posto l’accento sull’impatto dell’IA sul linguaggio e sugli strumenti della comunicazione politica. «L’intelligenza artificiale fa parte della comunicazione politica e arriva da lontano. Come ogni cambiamento porta progressi, ma anche rischi, se non è regolata da responsabilità chiare». Per Di Maggio, il punto centrale resta la centralità dell’uomo: l’IA deve essere uno strumento al servizio della politica, non il contrario.
Dal dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale non è una sfida astratta né rimandabile. È una realtà che già oggi influisce sul funzionamento delle democrazie, sul ruolo dei partiti e sulla credibilità delle istituzioni. Come evidenziato da Risse, la tecnologia può amplificare disuguaglianze, ridurre la trasparenza e modificare in profondità il rapporto tra cittadini e decisori pubblici.
La conclusione affidata alla senatrice Nocco ha sintetizzato il senso dell’incontro: la politica deve dotarsi di una vera e propria “cassetta degli attrezzi” culturale, normativa e operativa per governare il cambiamento tecnologico. La scelta, ha sottolineato, è ormai chiara: subire la trasformazione o guidarla. Ed è dalla capacità di guidarla che dipenderà, nei prossimi anni, la qualità stessa della democrazia.







