Richard Grenell, il diplomatico “politico” che incarna l’America di Trump

Richard Allen Grenell

Richard Allen Grenell è sicuramente uno dei protagonisti della politica estera degli Stati Uniti negli ultimi anni. Diplomatico atipico, è soprattutto un uomo di cui Donald Trump si fida profondamente: stratega della comunicazione, Grenell ha incarnato più di altri la trasformazione in atto della diplomazia americana, sempre più politica, personalizzata e di rottura rispetto al passato.

La sua carriera prende slancio nei primi anni Duemila, durante l’amministrazione Bush, quando diventa direttore delle comunicazioni della missione statunitense alle Nazioni Unite. È in quel contesto che si distingue per uno stile diretto, determinato e combattivo, senza mezze misure, tanto da diventare uno dei portavoce americani più longevi all’ONU.

Conclusa l’esperienza diplomatica, Grenell sceglie di muoversi nel mondo dei media e della consulenza strategica. Fonda una società di public affairs e si afferma come commentatore politico, in particolare su Fox News. Ma il richiamo della politica resta forte e nel 2012 torna al centro della scena come portavoce per la politica estera della campagna presidenziale di Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Il vero salto avviene però con l’arrivo di Donald Trump. Nel 2018 Grenell viene nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania. Anche in questo ruolo si distingue per un approccio fuori dagli schemi della diplomazia tradizionale: dure prese di posizione contro l’Iran, critiche alla Nato e dichiarazioni pubbliche che spesso rompono con i canoni istituzionali. Uno stile franco e diretto, che non teme lo scontro quando ritiene di avere ragione.

È ancora Trump a riportarlo al centro del potere nel 2020, nominandolo direttore ad interim dell’Intelligence nazionale. Un incarico estremamente delicato, che rafforza ulteriormente il profilo e il prestigio di Grenell, ormai considerato da molti uno degli uomini di assoluta fiducia del presidente. Nello stesso periodo assume anche il ruolo di inviato speciale per i negoziati tra Serbia e Kosovo, ottenendo risultati concreti, in particolare sul fronte di accordi economici e infrastrutturali nei Balcani.

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2025, Grenell torna nuovamente protagonista. Viene nominato Presidential Envoy for Special Missions, con incarichi in aree geopolitiche sensibili come il Venezuela e la Corea del Nord, e assume anche la direzione ad interim del Kennedy Center, una delle più importanti istituzioni culturali degli Stati Uniti.

Oggi Richard Grenell è molto più di un semplice diplomatico: è uno dei simboli della linea “America First” applicata alle relazioni internazionali. Con il suo stile diretto continua a esercitare un peso rilevante nei rapporti tra Washington e il resto del mondo. La sua traiettoria racconta una diplomazia che non cerca più soltanto equilibrio, ma visibilità, fedeltà politica e impatto mediatico. Una cifra che, nel bene e nel male, ha segnato profondamente la politica estera degli Stati Uniti contemporanei.