Ruby neomamma ferma il processo Berlusconi: l’assenza in aula a Monza

Karima El Mahroug, per tutti Ruby

Il tempo passa anche per i personaggi che per anni hanno riempito cronache giudiziarie, salotti televisivi e paginate di giornali. E così Karima El Mahroug, per tutti Ruby, non si è presentata al tribunale di Monza dove era stata convocata come testimone nel processo che vede imputata Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello ed ex frequentatrice dell’orbita di Arcore, accusata di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Al posto della presenza in aula, Ruby ha fatto arrivare ai giudici un certificato medico: non può comparire perché è diventata madre a dicembre ed è impegnata nell’allattamento.

Una scena che, da sola, racconta già quanto sia cambiato il quadro umano di una vicenda che continua però a trascinarsi dietro il suo peso giudiziario e simbolico. Perché se da una parte c’è una donna che oggi si presenta innanzitutto come neomamma, dall’altra resta in piedi un processo che riporta tutti dentro il vecchio mondo delle “cene eleganti”, delle ragazze finite nelle inchieste e delle richieste economiche che, secondo l’accusa, avrebbero trasformato quel passato in una lunga coda di pretese, rancori e carte bollate.

Assenti eccellenti: il giallo di Barbara Guerra e il peso del passato

Assente anche Barbara Guerra, un altro nome che arriva direttamente da quella stagione. Anche lei era stata citata come testimone dalla difesa e anche lei, secondo quanto riferito da fonti legali, non è stata rintracciata nonostante i contatti avviati attraverso il suo avvocato. Due assenze che, inevitabilmente, pesano su un processo che proprio da quelle voci avrebbe dovuto ricostruire il clima, i rapporti e le aspettative maturate attorno alla cerchia di Berlusconi.

Al centro del procedimento c’è Giovanna Rigato, difesa dagli avvocati Corrado Viazzo e Stefano Gerunda. La Procura di Monza sostiene che nel 2016 avrebbe chiesto un milione di euro a Berlusconi durante un incontro a Villa San Martino. La richiesta, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe nata dal danno di immagine subito per il coinvolgimento nelle indagini sulle serate di Arcore, esplose proprio a partire dalle rivelazioni di Ruby. Non solo. Sempre secondo l’accusa, la pretesa economica si sarebbe intrecciata con la fine dei versamenti che l’ex premier avrebbe corrisposto con regolarità fino a quel momento.

I figli di Berlusconi contro le “ex olgettine”: la battaglia legale continua

Il caso, dunque, non riguarda soltanto un presunto tentativo di estorsione. Riguarda anche la gestione di un sistema di relazioni personali e finanziarie che, anni dopo l’esplosione del caso Ruby, continua a produrre effetti giudiziari. Tanto che nel processo si sono costituiti parte civile tutti e cinque i figli di Berlusconi – Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi – che hanno scelto di portare avanti l’iniziativa legale avviata dal padre prima della sua morte. L’origine del procedimento, infatti, sta in un esposto firmato dall’avvocato Niccolò Ghedini e poi seguito dal legale della famiglia, Giorgio Perroni.

Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati alcuni testimoni della difesa e i loro racconti hanno restituito l’immagine di una donna profondamente segnata dall’esposizione mediatica e dal clamore del caso. Tra i testi chiamati a deporre c’era uno psichiatra che tra il 2013 e il 2014 aveva redatto una perizia su Rigato. Il medico ha spiegato che la valutazione psichiatrico-forense era stata chiesta a causa di alcune somatizzazioni croniche manifestate dall’imputata. Dalla perizia, ha riferito, sarebbe emersa una correlazione tra gli attacchi di panico e la fortissima pressione mediatica provocata dalla vicenda giudiziaria.

“Se hai bisogno, io ci sono”: quella telefonata di Berlusconi a Creta

È stato ascoltato anche un fotografo che ha raccontato di avere conosciuto Rigato nel 2011 e di avere lavorato con lei per alcuni servizi fotografici. In quel periodo, ha spiegato, il settimanale per cui collaborava gli aveva chiesto di proporle nuovi servizi proprio perché l’attenzione sul caso era altissima. Lei però, secondo il racconto del testimone, si sarebbe sempre sottratta. Diceva che tutta quella esposizione la stava danneggiando e che voleva allontanarsi da quell’ambiente. Era preoccupata anche per il figlio, per quello che un domani avrebbe potuto leggere o subire.

Ma uno dei passaggi più delicati dell’udienza è arrivato con la deposizione della madre di Rigato. La donna ha ricostruito il momento in cui la figlia venne coinvolta nel caso Ruby, raccontando che nel 2009 ricevette una telefonata da Berlusconi mentre si trovava in vacanza con lei a Creta. Secondo il racconto, l’ex premier le avrebbe chiesto se qualche giornalista l’avesse contattata sulla vicenda. Alla risposta negativa, le avrebbe detto che se avesse avuto bisogno lui ci sarebbe stato. Una frase che oggi, riletta dentro il processo, assume inevitabilmente un peso diverso.

La madre ha descritto la figlia come una donna molto provata, in uno stato di forte ansia, agitata, incapace di dormire con serenità. Tempi in cui, secondo il suo racconto, Rigato si sentiva travolta dalle conseguenze di una vicenda più grande di lei ma nello stesso tempo convinta che, se necessario, il presidente l’avrebbe aiutata. Ha anche sostenuto che la figlia avrebbe comunque rifiutato quel sostegno.

L’ombra del Ruby Ter: tra presunta estorsione e fragilità psicologiche

Questo processo, in fondo, si muove proprio su quella linea sottile e insidiosa che separa il sostegno dalla pretesa, la vicinanza dalla dipendenza economica, la protezione dall’aspettativa. È lì che si giocherà il punto centrale: capire se quella richiesta di denaro fu davvero un tentativo di estorsione oppure il frutto patologico e distorto di una storia già compromessa da anni di esposizione, rapporti ambigui e fragilità personali.

Sul tavolo resta anche un nodo giuridico che la difesa di Rigato ha sollevato richiamando l’intreccio con il processo Ruby ter. Proprio per questo, avevano spiegato i legali, Karima El Mahroug avrebbe potuto anche scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere rispetto a domande capaci di coinvolgerla in altri procedimenti. Per ora, però, il problema non si è neppure posto: Ruby non si è presentata, e la sua assenza ha congelato uno dei momenti più attesi dell’udienza.

Il dibattimento arriva dopo la testimonianza già resa a dicembre da Raissa Skorkina, ascoltata dalla Thailandia in collegamento. La modella russa, ritenuta una delle cosiddette olgettine, aveva raccontato che la rabbia di Rigato nei confronti di Berlusconi sarebbe nata dal fatto di non aver ricevuto una sorta di buona uscita economica, sentendosi trattata diversamente rispetto a Ruby e alle altre ragazze coinvolte. Secondo quel racconto, Rigato avrebbe insistito a lungo con richieste economiche e Berlusconi le avrebbe sempre risposto che non poteva darle ciò che pretendeva.

Fine di un’era: le protagoniste cambiate che il tempo non ha ancora “liberato”

È questo il clima che torna in aula a Monza: un impasto di memorie, risentimenti, sostegni attesi, reputazioni travolte e denaro che affiora sempre sullo sfondo. E dentro questo scenario la mancata comparizione di Ruby non è un semplice rinvio logistico. È quasi il simbolo di una storia che continua a ripresentarsi, ma con protagoniste ormai cambiate, invecchiate, diventate madri, lontane per biografia da quelle immagini che anni fa incendiarono i palazzi di giustizia e la politica italiana.

Il processo, però, resta lì. E continua a chiedere una risposta su una stagione che il tempo non ha chiuso davvero. Ha solo cambiato il modo in cui torna a galla.