Il Festival lo guardi in tv, ma lo capisci solo nei corridoi. È lì che nasce il vero racconto sanremese, quello fatto di battute sfuggite, sguardi rubati e piccole rivalità raccontate a mezza voce. Quest’anno il dietro le quinte sembra una serie tv a episodi, ognuno con il proprio colpo di scena e con un unico filo conduttore: il rumore. Quello della musica, certo, ma soprattutto quello delle chiacchiere.
I primi a far parlare di sé sono stati Maria Antonietta e Colombre. Sul palco hanno portato un synth pop ironico, leggero, pieno di ritmo, ma a quanto pare il vero concerto sarebbe continuato anche dopo lo show. Le voci corrono più veloci dei comunicati ufficiali e i vicini di stanza avrebbero sentito parecchio movimento. Nulla di confermato, ovviamente, ma a Sanremo basta un sussurro per trasformarsi in leggenda urbana. Intanto Elettra Lamborghini, sui social, si lamenta dei rumori notturni e subito parte il gioco dei collegamenti: parlava di loro? Pare proprio di no. La colpa sarebbe di una festa nel palazzo di fronte, una di quelle notti infinite che mandano in tilt chi sogna un “uomo vero, un bandolero” e invece si ritrova a fissare il soffitto.
Il capitolo più frizzante, però, arriva con Andrea Delogu che davanti a Can Yaman non trattiene il commento: “Ha il petto sudato e la faccia mat, devono mettere meno cipria o abbassare il riscaldamento”. Apriti cielo. I social si dividono immediatamente tra sostenitori e difensori dell’attore turco. Una fan particolarmente agguerrita ribatte che l’invidia sarebbe una brutta bestia, invitando a fare la stessa strada di Can prima di parlare. La risposta diventa assist perfetto per Johnny Palomba che affonda il colpo con ironia: “La strada doveva essere in salita e sotto al sole. Se no, non si spiega”. A Sanremo le canzoni durano tre minuti, le battute invece restano appese per giorni.
Tra le sorprese più nazionalpopolari spicca Sal Da Vinci. Il pubblico lo acclama, l’Ariston si alza in piedi e “Rossetto e Caffè” diventa un piccolo momento collettivo. Dietro le quinte, l’incontro con Patty Pravo aggiunge pepe alla serata. Per mesi qualcuno aveva insinuato che il brano ricordasse troppo “Pensiero Stupendo”. Lei, icona intoccabile, arriva e con una sola risposta manda tutti in silenzio. Alla domanda su chi possa raccoglierne l’eredità, Patty taglia corto: “Non ne vedo…”. Fine discussione. Applausi e qualche sorriso imbarazzato.
Il Festival vive anche di nostalgia e di ritorni inattesi. Alba Parietti si riprende la sua poltrona all’Ariston con la naturalezza di chi non ha mai davvero lasciato la scena. Durante il mini-show di Tiziano Ferro arriva persino un invito al ballo, momento perfetto per diventare virale, peccato che la regia non se ne accorga. Uno di quei piccoli incidenti televisivi che a Sanremo fanno quasi più rumore della musica.
E poi ci sono le nuove icone, quelle che non hanno bisogno di spiegazioni. L’esibizione di Elettra Lamborghini — abito trasparente e slip invisibile recuperato all’ultimo — insieme a quella di Ditonellapiaga, trasformata in una principessa manga, manda in visibilio il pubblico più pop e trasversale. Qualcuno le ha già ribattezzate le regine dei “duomosessuali”, categoria ormai fissa nel folklore sanremese, metà ironia e metà identità culturale. A completare il quadro arriva Raffaella Longobardi, inviata diventata ormai figura cult: quando appare sul red carpet viene applaudita come una star vera, segno che a Sanremo il confine tra giornalista e personaggio è sempre più sottile.
Il bello del Festival è che ogni anno cambia tutto e allo stesso tempo resta identico. Le canzoni vanno e vengono, ma il vero spettacolo è questo intreccio continuo di storie che nascono tra camerini e hotel, tra una prova audio e un post pubblicato a notte fonda. E così, mentre il palco continua a illuminarsi, fuori scena cresce il racconto parallelo fatto di rumori, frecciate, revival e piccoli momenti che diventano virali nel giro di un attimo.
Perché Sanremo, alla fine, è come una festa condominiale dove tutti sentono tutto, nessuno ammette niente e il giorno dopo se ne parla ovunque.







