Un piano costruito come una sequenza, quasi fosse il livello finale di un videogioco. L’ingresso nell’edificio scolastico, l’arma in mano, l’assalto, la strage. È questo lo scenario che gli investigatori ritengono fosse stato progettato da un ragazzo di 17 anni arrestato dai carabinieri del Ros in provincia di Perugia, dove vive, con l’accusa di terrorismo. L’obiettivo individuato sarebbe stato un liceo artistico di Pescara.
Il piano di strage e le prove trovate
Nel corso delle perquisizioni, gli inquirenti hanno sequestrato materiale considerato altamente sensibile: documenti, file e appunti che delineano un progetto d’azione strutturato nei minimi dettagli. Non si tratterebbe di fantasie isolate, ma di un percorso costruito passo dopo passo, con riferimenti espliciti a precedenti stragi scolastiche.
Tra gli elementi più inquietanti emerge la fascinazione per il massacro della Strage della Columbine High School, compiuto nel 1999 da Eric Harris e Dylan Klebold, definiti “hero” nei contenuti trovati. Un modello dichiarato, che secondo gli investigatori avrebbe ispirato il giovane anche nella pianificazione del proprio gesto.
Il materiale sequestrato
Gli accertamenti hanno portato alla luce manuali tecnici per la costruzione di armi e ordigni, oltre a indicazioni su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose. Tra queste, riferimenti al TATP, noto anche come “madre di Satana”, già utilizzato negli attentati avvenuti in Europa.
Sono stati inoltre rinvenuti documenti su tecniche di sabotaggio di servizi pubblici essenziali e istruzioni per la fabbricazione di armi tramite tecnologia 3D. Un quadro che gli investigatori definiscono coerente con finalità terroristiche, per la presenza di contenuti operativi e non solo ideologici.
L’ecosistema online e la rete suprematista
Il giovane sarebbe stato inserito in una rete virtuale articolata, con contatti diretti con ambienti estremisti. In particolare, emergono collegamenti con la “Werwolf Division”, un gruppo Telegram legato alla propaganda neonazista e suprematista. All’interno di questi canali venivano glorificati autori di attentati come Brenton Tarrant e Anders Behring Breivik, presentati come figure da emulare. Un contesto che, secondo gli inquirenti, avrebbe alimentato un processo di radicalizzazione progressiva.
L’indagine, coordinata dalla Procura minorile dell’Aquila, si inserisce in un’operazione più ampia che ha interessato Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Oltre al diciassettenne arrestato, risultano indagati altri sette minorenni per propaganda e istigazione a delinquere con finalità di discriminazione razziale, etnica e religiosa, nonché per detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Le perquisizioni, personali e informatiche, sono state eseguite nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Tutti i giovani coinvolti sarebbero parte di un ecosistema transnazionale, composto da gruppi e canali social che diffondono contenuti estremisti, accelerazionisti e suprematisti.
L’inchiesta affonda le radici in una precedente attività della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia, avviata nel 2015 e conclusa nel luglio 2025. Proprio da quel filone investigativo è emerso per la prima volta il nome del minore arrestato oggi. Un’indagine che, ancora una volta, accende i riflettori su una radicalizzazione che nasce e si sviluppa online, attraversa confini e linguaggi, e trova terreno fertile tra i più giovani.







