Ci siamo, si avvicina la terza serata. E lo fa con un dato che, al netto degli entusiasmi di facciata, pesa. La seconda ha registrato 9.053.000 spettatori con il 59,5% di share. L’anno scorso, alla stessa altezza della gara, la media era di 11.800.000 spettatori con il 64,6%. Tradotto: quasi 2 milioni e 800 mila spettatori in meno rispetto al riferimento 2025 e mezzo milione perso in 24 ore. Non è un crollo verticale, ma è un’emorragia costante. E nei corridoi dell’Ariston la parola che circola sottovoce è proprio quella: tenuta.
Carlo Conti, da professionista navigato, aveva già messo le mani avanti. Ha parlato di festival diverso, di ciclo che si chiude, di obiettivi realistici, di controprogrammazione potente. In conferenza ha edulcorato la pillola, rivendicando la solidità dello share – che resta altissimo – e ricordando come la frammentazione dell’ascolto renda improponibili i paragoni con le edizioni precedenti. Tutto vero. Ma il confronto con il 64,6% dello scorso anno resta lì, come un convitato di pietra.
Il punto è che questo Festival non è brillante
Il cast, sulla carta, non aveva il peso specifico delle edizioni più esplosive. Lo si dice da mesi. Il varietà, nella seconda serata, è cresciuto: Lillo ha portato ritmo, Achille Lauro ha firmato un omaggio intenso ai ragazzi di Crans Montana, regalando uno dei momenti più centrati della storia del Festival. Ma la sensazione generale è di compitino ben eseguito, senza guizzi memorabili.
Resta discutibile la scelta di aprire ancora con la gara delle Nuove Proposte. Lodevole sul piano culturale, rischiosa su quello televisivo. Mettere in attacco volti poco noti significa chiedere al pubblico generalista un atto di fiducia. In un contesto di ascolti in flessione, è una mossa che può costare. Un volto rassicurante, una Patty Pravo in apertura, avrebbe probabilmente consolidato la curva. Invece si insiste sui giovani: stasera sapremo chi vincerà tra Angelica Bove e Nicolò Filippucci. Scelta coerente, ma non neutra.
La terza serata promette contenuti più “forti”
Si parlerà di violenza giovanile e bullismo, arriveranno super ospiti di peso come Eros Ramazzotti che duetterà con Alicia Keys su “Aurora” e canterà “Adesso tu”. Annunciata come anteprima mondiale l’esecuzione in italiano di Alicia Keys. Premio alla carriera Città di Sanremo a Giulio Rapetti Mogol. In cartellone anche Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, i The Kolors al palco Suzuki e Max Pezzali sulla nave al largo della costa. Insomma, lo show c’è.
Il caso mediatico, però, è Irina Shayk. Super ospite internazionale, presenza magnetica, ma in conferenza stampa ha dribblato ogni domanda sul conflitto Russia-Ucraina. Nessuna presa di posizione, nessuna dichiarazione politica. Solo frasi neutre: amore per la musica italiana, gratitudine, emozione. Si è definita “femminista a modo mio”, precisando di non voler escludere gli uomini che ama e rispetta. Un femminismo quindi morbido e diplomatico. È legittimo. Ma in un momento storico in cui ogni parola pesa, il silenzio diventa esso stesso una posizione.
Conti, sul fronte politico, continua a ribadire che la politica deve restare fuori dal Festival. “Io eleggo dei rappresentanti, il lavoro devono farlo loro”, ha detto. Una linea chiara, quasi notarile. Eppure è un paradosso: nel tentativo di lasciare la politica fuori, finisce per farla entrare dalle domande che gli vengono poste, e di conseguenza anche nelle sue risposte. Sulla polemica per aver definito Francesca Lollobrigida “mamma d’oro”, ha risposto di non vedere il problema. “Sono cresciuto solo con donne, figurati se non le rispetto”. Non è sceso in campo. Non ne aveva bisogno. Ma il clima è questo: ogni parola è potenzialmente un titolo.
Intanto si guarda già oltre. Conti ha ribadito che non rifarà il Festival l’anno prossimo. L’azienda, ufficialmente, è al suo fianco. Ma parlare di successione mentre la gara è in corso contribuisce alla percezione di fine ciclo. Si porta a casa il risultato, con professionalità, senza rivoluzioni, sperando di arrivare a sabato sera senza terremoti o scossoni irrimediabili.
Il ritorno di “Sanremo Estate”
La Rai ha annunciato anche il ritorno di “Sanremo Estate” su Rai 1, evento musicale all’aperto previsto dopo la seconda metà di luglio, con cast misto. Segno che il brand resta centrale nella strategia aziendale, anche fuori stagione.
La sensazione complessiva? Un Festival solido, educato, ben confezionato. Ma meno necessario, meno urgente. In un’epoca in cui il pubblico chiede emozione o conflitto, neutralità e misura sono virtù che non sempre fanno rumore. E la curva degli ascolti, silenziosa, racconta proprio questo.
di Lorenza Sebastiani







