Allegri e il Milan, un futuro meno scontato: tensioni interne, promesse mancate e un progetto da chiarire

Massimiliano Allegri

Il futuro di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan non è più blindato come sembrava solo poche settimane fa. I passi falsi contro Como e Parma hanno acceso il dibattito, ma il punto non sarebbe soltanto la classifica. Le riflessioni del tecnico livornese guarderebbero più lontano, alla prossima stagione e soprattutto alla struttura del progetto rossonero.

Secondo quanto riportato da SportItalia, il rapporto tra Allegri e l’ambiente milanista starebbe attraversando un momento di forte tensione. Non una rottura, ma una crepa che si sarebbe allargata nel tempo. Alcune promesse fatte al momento del ritorno non si sarebbero concretizzate, e questo avrebbe inciso sul livello di fiducia reciproca.

Il tema non riguarda solo il campo. Dalla gestione complessiva del club alle strategie di mercato, fino a una catena decisionale giudicata poco lineare, sarebbero diversi gli aspetti che oggi lasciano perplesso l’allenatore. Allegri avrebbe bisogno di certezze operative, di ruoli definiti, di una visione condivisa senza ambiguità. Invece, dentro il Milan, si respirerebbe una sensazione di doppio binario.

Fino a poco tempo fa immaginare un Milan 2026-2027 senza Allegri appariva quasi irrealistico. Il suo ritorno era stato presentato come una reunion ambiziosa, il segnale di una società intenzionata a ripartire con un profilo esperto e vincente. Oggi lo scenario sarebbe cambiato. L’obiettivo resta il quarto posto e la qualificazione in Champions League, traguardo che avrebbe un peso determinante anche nei bilanci. Ma la volontà di proseguire insieme dipenderebbe da garanzie precise sul piano tecnico e organizzativo.

A scricchiolare non sarebbe soltanto l’asse tra panchina e società in senso astratto. Anche i rapporti con figure centrali come Zlatan Ibrahimovic e l’amministratore delegato Giorgio Furlani vivrebbero una fase meno compatta rispetto ai mesi iniziali. Intese che sembravano solide oggi apparirebbero più fragili, complice una divergenza di vedute su priorità e metodi.

Il Milan, dalla scorsa stagione, darebbe l’impressione di essere diviso in due correnti. Da una parte un’area più orientata al campo, con una visione tecnica che vedrebbe in Allegri e in un possibile asse con Tare il fulcro delle scelte sportive. Dall’altra una linea più attenta agli equilibri economico-finanziari, rappresentata da Furlani, con una gestione prudente e strutturata sul lungo periodo. Due impostazioni non necessariamente incompatibili, ma che richiedono un coordinamento costante per non trasformarsi in attrito.

La figura di Ibrahimovic, inizialmente investita di un peso mediatico e strategico importante, avrebbe perso parte dell’impatto iniziale. Non si tratta di un ridimensionamento formale, quanto piuttosto di una ridefinizione degli spazi decisionali. In questo contesto, Allegri si troverebbe a dover capire quali margini reali avrebbe per incidere sul mercato, sulla costruzione della rosa e sulle scelte chiave.

Il finale di stagione diventa così un passaggio cruciale. Non solo per la classifica e per l’eventuale ritorno in Champions League, ma per chiarire il perimetro del progetto. Il Milan dovrà decidere se rafforzare l’asse con il suo allenatore oppure aprire una nuova fase. Allegri, dal canto suo, avrebbe iniziato a valutare scenari alternativi, consapevole che un progetto tecnico ha bisogno di stabilità, ma anche di coerenza interna.

In questo equilibrio sottile tra risultati, strategie e rapporti personali si gioca il futuro della panchina rossonera. Le prossime settimane diranno se la reunion si trasformerà in continuità oppure in un capitolo chiuso prima del previsto.