Tirana è precipitata nel caos dopo tre giorni di proteste contro il governo del premier socialista Edi Rama. Quella che era cominciata come una mobilitazione studentesca si è trasformata in una serie di violenti scontri con la polizia, assalti agli edifici pubblici e incendi nel centro della capitale albanese.
Il bilancio provvisorio parla di almeno 51 agenti feriti e oltre 60 manifestanti fermati, mentre la tensione ha costretto le autorità ad annullare una seduta del Parlamento. Rama accusa apertamente l’opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha di aver alimentato le violenze, ma la protesta continua e la polizia sostiene che dietro i gruppi più aggressivi potrebbero esserci organizzatori anche al di fuori dei confini nazionali.
Tirana a ferro e fuoco: assaltati tre ministeri, incendiati negozi e banche
Le manifestazioni contro il governo albanese hanno assunto dimensioni sempre più preoccupanti, con gruppi di giovani incappucciati che hanno occupato diverse strade del centro di Tirana.
Secondo le informazioni diffuse dall’Ansa, tre ministeri sono stati presi d’assalto, mentre negozi e filiali bancarie sono stati incendiati. I manifestanti più violenti hanno distrutto cartelloni pubblicitari e semafori, appiccando il fuoco anche ai cassonetti dell’immondizia.
Uno dei punti più caldi degli scontri è stato il ministero dell’Educazione, già teatro di incidenti nei giorni precedenti. Gruppi di persone con il volto coperto hanno lanciato pietre e altri oggetti contro gli agenti schierati a protezione dell’edificio.
Le forze dell’ordine hanno risposto utilizzando idranti e gas lacrimogeni, nel tentativo di disperdere i manifestanti e riprendere il controllo delle strade. La violenza ha interessato anche l’area vicina al palazzo del governo, dove è stato danneggiato gravemente l’ufficio del Collegio d’Europa.
Edi Rama accusa Sali Berisha: «Non sono gli studenti, è l’opposizione»
Il premier Edi Rama ha reagito con durezza agli episodi di violenza, attribuendone la responsabilità politica all’opposizione di centrodestra guidata dall’ex primo ministro Sali Berisha.
In un videomessaggio registrato all’interno dell’ufficio devastato del Collegio d’Europa, Rama ha sostenuto che dietro gli assalti non ci sarebbero gli studenti, ma gruppi legati ai suoi avversari politici.
Il presidente del Consiglio albanese ha accusato l’opposizione di voler riportare indietro il Paese attraverso la violenza e ha annunciato conseguenze per i responsabili delle devastazioni.
Rama ha tuttavia distinto gli autori degli scontri dagli studenti che manifestano pacificamente. Ha dichiarato che il governo considera i giovani una risorsa per il futuro dell’Albania e che resta disponibile a incontrarli per discutere le loro richieste.
Le accuse contro l’opposizione rappresentano la posizione del premier e non risultano, sulla base delle informazioni diffuse, accompagnate da prove pubblicamente illustrate che dimostrino un coinvolgimento diretto di Berisha nell’organizzazione degli assalti.
Cinquantuno poliziotti feriti e oltre sessanta fermati: annullata la seduta del Parlamento
Il bilancio degli scontri è particolarmente pesante. Secondo le autorità albanesi, almeno 51 agenti di polizia sono rimasti feriti durante gli incidenti, mentre oltre 60 persone sono state fermate.
Le violenze hanno provocato anche ripercussioni sul funzionamento delle istituzioni. La seduta del Parlamento, prevista per le 10, è stata annullata poco prima dell’inizio.
La decisione è arrivata in un clima di forte tensione, mentre erano annunciate nuove manifestazioni nella capitale.
Il numero dei feriti e dei fermati potrebbe subire aggiornamenti in seguito agli ulteriori interventi delle forze dell’ordine. Le autorità stanno inoltre cercando di distinguere i partecipanti alle proteste pacifiche dalle persone coinvolte negli atti di vandalismo.
La situazione ha assunto una dimensione politica nazionale, perché alle rivendicazioni degli studenti si sono sovrapposte le accuse reciproche tra governo e opposizione.
La polizia albanese parla di interferenze dall’estero: il sospetto sugli incappucciati
A rendere ancora più delicata la situazione sono le dichiarazioni del direttore generale della polizia albanese, Skender Hita, che ha avanzato l’ipotesi di interferenze anche dall’estero.
Durante una conferenza stampa, Hita ha sostenuto che i gruppi mascherati responsabili delle azioni più violente non sarebbero espressione della mobilitazione studentesca.
Secondo il dirigente, dietro le persone che guidano gli assalti potrebbero esserci organizzatori interessati a utilizzare la protesta per obiettivi diversi dalle rivendicazioni dei giovani.
Hita ha parlato di individui reclutati da soggetti attivi sia in Albania sia all’estero, senza però indicare Paesi, organizzazioni o elementi specifici a sostegno dell’accusa.
Il capo della polizia ha inoltre dichiarato che soltanto una minoranza delle persone fermate durante gli scontri sarebbe composta da studenti. Le sue affermazioni aprono un nuovo fronte di discussione, ma l’eventuale presenza di regie esterne resta un’ipotesi formulata dalle autorità e ancora da verificare.
L’Unione europea condanna le violenze e chiede il dialogo
La gravità degli incidenti ha provocato anche la reazione dell’Unione europea, che segue con attenzione l’evoluzione della crisi albanese.
La delegazione dell’Ue a Tirana ha condannato l’escalation delle violenze e la distruzione di proprietà pubbliche e private, richiamando tutte le parti al rispetto delle regole democratiche.
In una dichiarazione diffusa sui social, la rappresentanza europea ha sottolineato che il ricorso alla violenza non può trovare spazio nel confronto politico di un Paese democratico.
Bruxelles ha invitato governo, opposizione e manifestanti a privilegiare un dialogo costruttivo, riconoscendo l’esistenza di preoccupazioni legittime che devono poter essere affrontate attraverso strumenti pacifici.
L’intervento dell’Unione europea assume particolare rilievo per un Paese come l’Albania, impegnato nel percorso di adesione all’Ue, che richiede stabilità istituzionale e rispetto dello Stato di diritto.
Gli studenti chiedono le dimissioni di Rama, ma la protesta rischia di sfuggire di mano
All’origine della mobilitazione ci sono le manifestazioni studentesche contro il governo, accompagnate dalla richiesta di dimissioni del premier Edi Rama. Durante i cortei è circolato anche uno slogan che sintetizza il carattere politico della protesta: «Quando i giovani si svegliano, il governo cade».
Le manifestazioni hanno però assunto un volto diverso dopo i primi episodi di violenza, quando alcuni partecipanti hanno cominciato a lanciare uova, petardi, pietre e altri oggetti contro il ministero dell’Istruzione e le forze dell’ordine.
Gli agenti sono intervenuti con idranti, lacrimogeni, spray urticanti e manganelli. Gli scontri si sono successivamente estesi ad altre zone della città, aggravando il bilancio dei feriti e dei fermati.
La distinzione tra studenti pacifici e gruppi violenti è diventata uno degli aspetti centrali dello scontro politico. Il governo sostiene che le devastazioni siano opera di soggetti estranei alla protesta studentesca, mentre le richieste dei giovani continuano a rappresentare il punto di partenza della mobilitazione.
Albania, crisi politica sempre più grave: cosa può succedere a Tirana
La situazione resta estremamente tesa, con nuove manifestazioni annunciate e un confronto politico che rischia di irrigidirsi ulteriormente. Il governo di Edi Rama deve affrontare contemporaneamente le richieste degli studenti, la pressione dell’opposizione e le conseguenze degli assalti agli edifici pubblici.
La polizia continua a indagare sull’identità dei responsabili delle violenze e sull’eventuale presenza di organizzatori esterni. Le accuse avanzate dalle autorità dovranno essere sostenute da elementi concreti.
L’opposizione di Sali Berisha, chiamata direttamente in causa dal premier, si trova invece al centro di uno scontro politico che potrebbe aggravare ulteriormente la polarizzazione del Paese.
La condanna dell’Unione europea indica quanto la crisi venga osservata anche fuori dall’Albania. Per Tirana, la sfida immediata sarà riportare le proteste entro un confronto pacifico senza ignorare le rivendicazioni dei manifestanti.
Con tre ministeri assaltati, decine di feriti e una seduta parlamentare annullata, la capitale albanese sta attraversando una delle fasi più turbolente di questa mobilitazione. E, almeno per il momento, non si intravede una rapida conclusione degli scontri.







