Meloni sfida Vannacci sul gas russo e accusa Futuro Nazionale: «Quali interessi difendete?». Ma Salvini si schiera con il generale e rilancia

Giorgi Meloni – Roberto Vannacci

Giorgia Meloni apre lo scontro con Roberto Vannacci sul gas russo, ma finisce per ritrovarsi in disaccordo anche con Matteo Salvini. La presidente del Consiglio ha scelto il Parlamento per contestare le posizioni di Futuro Nazionale, mettendo in dubbio la convenienza economica di un ritorno alle forniture energetiche di Mosca. Un attacco politico preparato attraverso una risoluzione parlamentare e un dossier interno di Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di evidenziare le contraddizioni di chi sostiene la necessità di riprendere gli acquisti dalla Russia.

L’iniziativa, però, ha prodotto anche un problema all’interno della maggioranza. Salvini, intervenendo da Bruxelles, ha ribadito che l’Italia dovrebbe tornare ad acquistare gas russo una volta terminata la guerra in Ucraina, prendendo così le distanze dalla linea sostenuta da Meloni.

Meloni contro Vannacci, la risoluzione sul gas russo diventa una trappola politica

La strategia per mettere in difficoltà Futuro Nazionale sarebbe stata elaborata direttamente a Palazzo Chigi, su iniziativa del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, tra i principali sostenitori della linea di appoggio a Kiev all’interno di Fratelli d’Italia.

Il centrodestra ha presentato una seconda risoluzione parlamentare, distinta da quella generale sull’Ucraina, chiedendo una tregua degli attacchi alle infrastrutture energetiche sia russe sia ucraine.

La formulazione non è casuale. Futuro Nazionale aveva infatti depositato un proprio testo che condannava esclusivamente gli attacchi alle raffinerie russe, una scelta interpretata dagli esponenti di Fratelli d’Italia come un segnale di particolare attenzione agli interessi di Mosca.

La risoluzione della maggioranza ha così posto i parlamentari vicini a Vannacci davanti a una scelta politicamente delicata: sostenere una richiesta di protezione delle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi oppure esporsi all’accusa di voler difendere soltanto quelle russe. Alla fine, i deputati di Futuro Nazionale hanno votato il testo del centrodestra.

Meloni e Vannacci, il dossier di Fratelli d’Italia contro il gas russo a basso costo

Parallelamente alla battaglia parlamentare, l’ufficio studi di Fratelli d’Italia ha distribuito agli eletti un dossier riservato dedicato alle conseguenze economiche di un eventuale ritorno alle forniture russe.

Secondo l’analisi del partito, riprendere gli acquisti di gas da Mosca non comporterebbe un’immediata riduzione dei prezzi dell’energia. Al contrario, almeno per diversi anni, il principale beneficiario sarebbe la Russia, che tornerebbe a incassare risorse dalle esportazioni verso l’Europa.

Nel documento compare anche un passaggio polemico nei confronti di Futuro Nazionale: «Non vogliamo pensare che chi invoca questa strada lo faccia per far arricchire la Russia. Vogliamo pensare che sia solo una proposta dettata dalla non conoscenza dei mercati dell’energia».

Una formulazione che mette in discussione tanto le motivazioni politiche quanto la competenza economica dei sostenitori del ritorno al gas russo. Meloni ha ripreso il tema durante il confronto parlamentare, arrivando a chiedersi quali interessi intendano difendere gli esponenti vicini a Vannacci.

Vannacci insiste sul gas russo: «L’Europa è masochista»

Roberto Vannacci non ha modificato la propria posizione nonostante l’offensiva politica di Fratelli d’Italia. Il leader di Futuro Nazionale continua a sostenere che l’Europa stia danneggiando la propria economia rinunciando alle forniture energetiche russe.

«L’Europa è masochista», ha dichiarato il generale, ribadendo la convinzione che il gas proveniente da Mosca rappresenti una soluzione economicamente vantaggiosa per famiglie e imprese.

Il contrasto con Meloni riguarda quindi due questioni differenti: la convenienza economica delle forniture russe e il significato politico di una loro eventuale ripresa mentre prosegue il conflitto in Ucraina.

La presidente del Consiglio considera essenziale mantenere una linea coerente con il sostegno europeo a Kiev, mentre Vannacci ritiene che le scelte energetiche debbano essere guidate soprattutto dall’interesse economico nazionale.

Salvini si schiera sul gas russo e complica la strategia di Meloni

A rendere più difficile la posizione di Giorgia Meloni è intervenuto Matteo Salvini, che da Bruxelles ha rilanciato una proposta sostanzialmente vicina a quella sostenuta da Vannacci.

«È un dovere tornare a comprarlo, alla fine della guerra, Macron e Sanchez già lo fanno», ha dichiarato il vicepremier leghista, riferendosi al gas russo e alle importazioni energetiche dei Paesi europei.

Salvini ha introdotto una condizione importante, collegando il ritorno agli acquisti alla conclusione del conflitto, ma ha comunque ribadito la necessità di riaprire i rapporti commerciali con Mosca nel settore energetico.

Una posizione che rischia di indebolire l’offensiva di Fratelli d’Italia contro Futuro Nazionale, perché il tema utilizzato per mettere in difficoltà Vannacci trova sostegno anche nel principale alleato di governo.

La presidente del Consiglio si trova così a gestire una contraddizione interna al centrodestra: mentre cerca di isolare politicamente il generale sul rapporto con la Russia, il segretario della Lega continua a sostenere la possibilità di riprendere gli acquisti di gas russo.

Lo scontro mette in evidenza quanto la guerra in Ucraina e le politiche energetiche europee restino temi divisivi anche tra forze politiche che, su molte altre questioni, condividono posizioni simili. Per Meloni la sfida è mantenere compatta la maggioranza senza rinunciare alla propria linea internazionale, mentre Vannacci punta a distinguersi proprio su uno degli argomenti più sensibili per l’elettorato di destra.