ONU approva risoluzione su pace in Ucraina, astenuti Usa e Cina

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La guerra tra Ucraina e Russia è entrata nel quinto anno. Dopo tanto tempo, la situazione è ferma. Sul campo di battaglia non ci sono grandi avanzate né da una parte né dall’altra. La linea del fronte cambia di poco e il risultato principale è uno solo: continuano ad aumentare i morti, soprattutto tra i civili.

Anche la diplomazia fatica a fare passi avanti. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione che chiede una “pace giusta e duratura”, lo scambio dei prigionieri di guerra e il ritorno dei civili deportati con la forza, compresi i bambini. Il testo è stato sostenuto da 107 Paesi, 12 hanno votato contro e 51 si sono astenuti.

Tra gli astenuti ci sono anche Stati Uniti e Cina

È un segnale chiaro delle divisioni tra le grandi potenze. Gli Stati Uniti avevano proposto di votare separatamente due punti del testo, quelli che parlavano di integrità territoriale dell’Ucraina e di rispetto del diritto internazionale, per arrivare a una posizione più neutrale. La proposta però non è passata.

Le stesse divisioni si sono viste poche ore dopo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I Paesi europei hanno chiesto nuove sanzioni contro Mosca. Stati Uniti e Cina, invece, hanno invitato alla prudenza, sostenendo che servono passi concreti verso un cessate il fuoco e nuovi negoziati. In pratica, oggi la strada verso la pace sembra dipendere più da accordi tra le parti che da una posizione unitaria del Consiglio di Sicurezza.

Intanto la situazione per i civili peggiora

Secondo le Nazioni Unite, il 2025 è stato l’anno con più vittime civili dall’inizio del conflitto. Un dato che mostra quanto la guerra continui a colpire la popolazione. Anche dentro l’Unione europea non c’è piena unità. L’UE non è riuscita ad approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia a causa del veto di Ungheria e Slovacchia. Tra le misure bloccate c’era uno strumento per evitare che prodotti sensibili arrivino in Russia passando da Paesi terzi.

Ungheria e Slovacchia hanno anche fermato un prestito da 90 miliardi di euro per Kiev e hanno minacciato di opporsi all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Dopo cinque anni, il quadro è chiaro: la guerra è in stallo, la diplomazia è divisa e la pace appare ancora lontana. Nel frattempo, a pagare il prezzo più alto sono sempre i civili.