Chanel Totti a Pechino Express si racconta senza filtri: «Mangiavo solo riso bianco. Il divorzio dei miei? Avevo 15 anni e leggevo tutto»

Filippo Laurino con Chanel Totti a Pechino Express

Chanel Totti su Pechino Express. Alla fine la vera sorpresa della prima puntata di Pechino Express non è stata soltanto la classifica, ma lei. Chanel Totti, figlia di Francesco Totti e Ilary Blasi, si è presa la scena con una naturalezza che in pochi si aspettavano. In coppia con Filippo Laurino, nel team ribattezzato “I raccomandati”, ha debuttato con un mix di ironia, fatica e spontaneità che l’ha subito resa uno dei volti più chiacchierati del programma. E a sentire quello che ha raccontato nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il bello è che Chanel non ha alcuna voglia di costruirsi un personaggio. Parla come vive: diretta, a tratti ruvida, spesso autoironica.

La sua avventura televisiva, racconta, è nata quasi per caso. Un viaggio alle Maldive, il contatto con Filippo, l’idea di un format wild che all’inizio lei non aveva preso troppo sul serio. Poi il provino, l’ok, e infine lo schianto con la realtà del gioco. Perché una cosa è immaginarsi l’avventura da lontano, un’altra è trovarsi davvero a partire all’alba, inseguire missioni, reggere ritmi pesanti e adattarsi a un mese di precarietà continua. Chanel lo dice senza girarci intorno: si era già pentita la prima notte.

Chanel Totti a Pechino Express: fame, stanchezza e nostalgia di pasta al ragù

Il racconto più divertente, e anche più rivelatore, è quello sulla quotidianità in gara. Chanel ammette di aver creduto che il problema principale sarebbe stato il telefono, e invece no. Il cellulare, paradossalmente, non le è mancato affatto. Anzi, tornata a casa, quasi le faceva impressione riprenderlo in mano. Quello che invece l’ha messa davvero in difficoltà è stato il cibo. O meglio: il rapporto con il cibo in una situazione estrema e fuori controllo.

Lei, che si definisce schizzinosa, dice di aver mangiato praticamente solo riso bianco. Filippo assaggiava tutto, lei invece andava avanti in modalità minima sindacale. Non sapeva nemmeno che avrebbero dovuto procurarsi da soli da mangiare, dettaglio che la dice lunga su quanto immaginasse un’avventura meno spartana di quella poi vissuta davvero. E nel bilancio finale delle mancanze non c’è soltanto il comfort occidentale, ma proprio un elenco molto romano e molto sincero: parrucchiere, estetista, pasta al ragù. E persino un’insalata fresca, evocata con il tono di chi dopo giorni e giorni di sopravvivenza alimentare rivaluta pure le cose che di solito dà per scontate.

C’è qualcosa di molto efficace in questo racconto perché smonta subito la caricatura della figlia di papà catapultata in un reality esotico. Chanel non prova a sembrare diversa da quella che è. Non si finge spartana, non millanta spirito da esploratrice, non recita la parte della ragazza temprata dalle difficoltà. Dice semplicemente che è stata dura, che si è arrabbiata, che era stanca morta e che il ritmo era quasi insensato: partenza alle sei del mattino, fine intorno alle nove di sera, e tutto questo con la prospettiva di andare avanti così per un mese.

La coppia con Filippo Laurino e il successo della prima tappa

A salvarla, almeno in parte, è stata proprio la presenza di Filippo Laurino. Chanel racconta di essersi sentita tranquilla perché c’era lui, anche se i due hanno caratteri molto diversi. Lui competitivo, lei più morbida, perfino restia all’idea di arrivare prima per non dover decidere il destino degli altri concorrenti. È un dettaglio che racconta bene il suo approccio: meno feroce, meno strategico, più istintivo.

Eppure proprio questa coppia così particolare ha funzionato. Nella prima tappa sono stati i migliori, segno che spesso la televisione premia chi non sembra troppo costruito. C’è stato anche il piccolo caos dei litigi e delle riconciliazioni, ma senza vere implosioni. E in fondo è forse questo che ha reso Chanel sorprendente: non la figlia famosa che si appoggia al cognome, ma una ragazza che in mezzo al caos riesce a cavarsela con ironia, con un inglese migliore del compagno e con quella lucidità un po’ svagata che in tv funziona molto più di tante ambizioni dichiarate.

Poi ci sono gli aneddoti che fanno colore e aiutano a capire l’esperienza. La valigia gigantesca, i trucchi portati per niente, lo shampoo secco regalato dalla madre e mai usato, i 49 chili registrati a Malpensa con tanto di extra da pagare, i cinque giorni senza andare in bagno, la blatta nella doccia trovata da Filippo la prima sera. Roba che in qualsiasi salotto televisivo diventerebbe una gag, ma che nel suo racconto resta semplicemente vita vera, o almeno la versione più scomoda e meno patinata della vita da reality.

Chanel Totti tra studio, famiglia e il peso di un cognome famoso

La parte più interessante, però, arriva quando il discorso si sposta fuori dal gioco. Perché Chanel, appena tornata a Roma, è ripiombata nella sua routine: allenamento e studio. Frequenta comunicazione e spiega con una sincerità quasi brutale di aver scelto quella strada anche perché non c’è matematica. Una frase semplice, ma che ha il pregio raro di non voler sembrare più intelligente o più ambiziosa del necessario. Non sa ancora se sarà davvero quella la sua direzione, dice, ma per ora è la più vicina a ciò che sente.

Anche sulla televisione non si lancia in grandi sogni. Non sembra avere quella fame di schermo che spesso accompagna i figli dei personaggi famosi. Anzi, racconta di aver sempre seguito soprattutto i programmi della madre e di aver frequentato i backstage senza però coltivare davvero l’idea di lavorare in tv. Pechino Express è stato quasi un incidente di percorso, una prova pesante e impegnativa che non rifarebbe. E quando si passa al classico gioco sui reality futuri, la risposta su Temptation Island è una di quelle destinate a girare parecchio: «Mi manca la materia prima». Tradotto: niente fidanzato da mettere alla prova, niente casting sentimentale, niente fiction sentimentale da reality.

È un’altra battuta che funziona perché è secca, leggera, perfino crudele il giusto. E fa capire che Chanel, pur parlando poco, ha già imparato a dosare il tono. Senza strafare, senza spingere troppo, ma con una naturalezza che sul piccolo schermo e nei podcast si nota subito.

Il passaggio più delicato: il divorzio di Ilary Blasi e Francesco Totti

Il momento più serio del racconto, però, arriva quando Alessandro Cattelan le chiede come ha vissuto la separazione dei suoi genitori. Qui Chanel smette di scherzare e abbassa il tono. Dice una cosa molto semplice, ma molto vera: a 15 anni una separazione è brutta a prescindere. Se poi diventa mediatica, è ancora peggio. Perché tutti ne parlano, tutti commentano, tutti sanno qualcosa o fanno finta di saperla. E a quell’età sei abbastanza grande per leggere tutto.

È forse il passaggio più forte di tutta l’intervista, proprio perché non cerca effetti speciali. Non c’è melodramma, non c’è recita del dolore, non c’è la frase studiata per diventare titolo. C’è la fotografia di una ragazza che si è trovata nel mezzo di una vicenda gigantesca per esposizione pubblica e che, come spesso accade a chi cresce in certe famiglie molto osservate, ha imparato a tenersi dentro parecchio. Lei stessa dice di non chiedere aiuto quasi a nessuno, di avere una cerchia molto piccola di amici stretti e di sapere bene quanto pesi il cognome che porta.

Ed è proprio questa consapevolezza a renderla interessante oggi. Chanel Totti non appare come una ragazza in fuga dal proprio cognome, ma nemmeno come una che intende usarlo come scorciatoia. Sembra piuttosto una ventenne che sta provando a capire chi è, con tutta la fatica di farlo quando il tuo nome arriva prima di te in ogni stanza. Pechino Express l’ha mostrata stanca, schizzinosa, ironica, vulnerabile e anche più solida del previsto. Il podcast l’ha completata: una ragazza che ride della pasta al ragù mancata, che ammette di aver scelto comunicazione per evitare la matematica e che, quando tocca la famiglia, sa essere molto più adulta di tanti adulti.

Alla fine il punto è proprio questo: Chanel ha funzionato perché non ha forzato nulla. Non ha cercato di sembrare eroica, né ribelle, né perfetta. E forse è per questo che, in mezzo a tanti figli d’arte costruiti come piccoli brand, lei oggi sembra semplicemente una persona. Che in televisione, di questi tempi, è quasi una notizia.