Il profilo, intitolato a Grande Puffo, residente in via Gargamella, conteneva prenotazioni simulate per visite specialistiche, esami e persino ricoveri. Il problema si è verificato quando un’infermiera della Ausl di Modena, nel tentativo di prenotare un tampone molecolare per una collega, ha modificato la scheda di prova inserendo i dati anagrafici reali della dipendente. In questo modo il profilo fittizio si è trasformato in una seconda identità sanitaria della lavoratrice, intrecciando dati inventati e informazioni personali reali.
La scheda del Grande Puffo associata a una dipendente
La dipendente coinvolta ha scoperto l’esistenza della seconda scheda a suo nome e ha chiesto formalmente la cancellazione dei dati. L’azienda sanitaria ha inizialmente risposto evidenziando la difficoltà di eliminare il profilo a causa dei numerosi movimenti informatici registrati negli anni per i test tecnici. L’Ausl ha successivamente chiarito che le due posizioni non erano mai state fuse e che nessun referto medico reale era stato associato alla lavoratrice. L’operatrice responsabile della modifica anagrafica è stata sottoposta a procedimento disciplinare per aver rischiato di compromettere la corretta identificazione dei pazienti.
La decisione del Garante della privacy
A seguito del reclamo presentato dalla dipendente, il Garante per la protezione dei dati personali ha esaminato la vicenda e ha riscontrato due distinte violazioni della normativa vigente. La prima riguarda il mancato rispetto del principio di esattezza dei dati, per aver consentito l’associazione di un profilo di test a una persona reale. La seconda violazione riguarda invece i ritardi accumulati dall’azienda nel fornire risposte alle richieste di accesso agli atti avanzate dalla lavoratrice. L’Autorità ha così stabilito una sanzione complessiva di 3.500 euro a carico dell’Ausl di Modena.







