Il giallo di Pietracatella si arricchisce di un particolare che potrebbe complicare il lavoro degli investigatori. Nella scuola di Casacalenda, uno dei quattro istituti sottoposti a perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, sono stati rubati alcuni computer. Il furto risale allo scorso marzo, ma assume oggi un particolare rilievo perché la Procura di Larino sta cercando eventuali tracce di ricerche sulla ricina, la sostanza tossica che ha provocato la morte delle due donne nel dicembre 2025. Gli investigatori vogliono ricostruire chi possa essersi informato sul veleno attraverso i dispositivi scolastici e in quali circostanze. La scomparsa di quattro o cinque computer rende però impossibile esaminare tutti quelli utilizzati nell’istituto durante l’ultimo anno.
Pietracatella, il furto dei computer nella scuola finita sotto esame
Le ultime perquisizioni sono state effettuate nella mattinata del 16 ottobre nel plesso scolastico di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Gli accertamenti, iniziati intorno alle 9, sono proseguiti per circa quattro ore e hanno concluso una serie di controlli disposti dalla Procura di Larino in quattro istituti scolastici della zona.
Proprio durante questa fase dell’inchiesta è tornato all’attenzione il furto di quattro o cinque computer, sottratti da ignoti alla scuola nel marzo scorso. La vicenda era già conosciuta dalle forze dell’ordine, che avevano svolto accertamenti per individuare i responsabili.
Il problema, adesso, riguarda l’impossibilità di esaminare direttamente i dispositivi scomparsi. Quei computer potrebbero infatti aver conservato informazioni sulle attività informatiche svolte nell’istituto nei mesi precedenti. Non esistono, sulla base delle informazioni disponibili, elementi che permettano di collegare il furto all’avvelenamento. La coincidenza assume però rilievo perché gli investigatori stanno cercando di ricostruire proprio le attività svolte attraverso i computer delle scuole.
Gli investigatori cercano eventuali ricerche online sulla ricina
L’obiettivo delle perquisizioni è individuare possibili consultazioni sul web relative alla ricina, il veleno responsabile della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Gli specialisti stanno analizzando i dispositivi informatici per verificare se siano state effettuate ricerche sulla sostanza, quando siano avvenute e quali utenti possano averle eseguite.
La ricostruzione delle cronologie di navigazione potrebbe fornire indicazioni utili, soprattutto se emergessero consultazioni concentrate in periodi significativi per l’inchiesta. Gli investigatori stanno inoltre verificando l’eventuale presenza di un server proxy, un sistema informatico che può gestire il traffico internet dei computer collegati alla rete scolastica.
Un’infrastruttura di questo tipo potrebbe conservare informazioni utili anche quando la cronologia di un singolo dispositivo non è più disponibile. Naturalmente, l’eventuale presenza di ricerche sulla ricina non dimostrerebbe automaticamente un coinvolgimento nell’avvelenamento. Sarebbe necessario stabilire chi le abbia effettuate, per quale ragione e se esistano collegamenti concreti con la morte delle due donne.
Le quattro scuole perquisite dalla Procura di Larino
La scuola di Casacalenda è l’ultima delle quattro strutture scolastiche interessate dagli accertamenti disposti dalla magistratura. Nei giorni precedenti gli investigatori avevano effettuato verifiche all’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di un’insegnante amica di Gianni Di Vita.
Un’altra perquisizione ha riguardato il liceo Scientifico di Riccia, nel quale insegna la stessa professoressa. Gli accertamenti hanno interessato anche il liceo Classico di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.
La scelta degli istituti deriva dai collegamenti con persone che, a vario titolo, compaiono nella ricostruzione delle relazioni familiari e personali esaminate dagli investigatori.
La presenza di un rapporto di parentela, amicizia o lavoro non costituisce di per sé un indizio di responsabilità. Le perquisizioni servono a cercare eventuali elementi informatici utili all’indagine.
Acquisiti anche i dati di un notebook: resta sconosciuto chi lo utilizzasse
Durante l’ultima perquisizione, gli investigatori hanno acquisito anche i dati contenuti in un singolo computer portatile. Si tratta di una novità rispetto alle verifiche effettuate negli altri tre istituti scolastici, dove gli accertamenti avevano riguardato le postazioni informatiche disponibili.
Non è stato reso noto chi utilizzasse il notebook né se il dispositivo fosse assegnato a una persona specifica. Gli specialisti dovranno esaminare i dati acquisiti per verificare l’eventuale presenza di informazioni rilevanti.
L’analisi informatica potrebbe riguardare non soltanto la cronologia delle ricerche online, ma anche altri elementi utili a ricostruire l’utilizzo del dispositivo, nei limiti degli accertamenti autorizzati dalla magistratura.
Al momento non risultano comunicati esiti delle verifiche né ritrovamenti che colleghino direttamente uno dei computer alla preparazione dell’avvelenamento.
Gianni Di Vita rompe il silenzio: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi»
Mentre proseguono le indagini, Gianni Di Vita è tornato a parlare della tragedia che ha colpito la sua famiglia. In un breve colloquio con il Corriere della Sera, il marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara ha escluso di aver mai pensato di essere personalmente il bersaglio di un tentativo di omicidio.
«Non ho mai creduto che volessero uccidermi», ha dichiarato. L’uomo ha aggiunto di non aver mai immaginato neppure che qualcuno volesse uccidere sua moglie e sua figlia.
Sull’inchiesta in corso ha preferito mantenere un atteggiamento prudente, invitando a lasciare lavorare gli investigatori. Di Vita ha espresso fiducia nel lavoro degli inquirenti, osservando che potrebbero già essere in possesso di molte più informazioni di quelle attualmente conosciute dall’opinione pubblica.
Il mistero della ricina e i punti ancora da chiarire
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte nel dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina. Da allora gli investigatori cercano di ricostruire come la sostanza sia entrata nella loro vita e chi possa aver avuto un ruolo nella vicenda. Le verifiche informatiche rappresentano uno dei filoni dell’inchiesta, che ha rivolto l’attenzione anche alla rete di rapporti personali e familiari delle vittime.
Il furto dei computer dalla scuola di Casacalenda aggiunge una difficoltà concreta: alcuni dispositivi che potrebbero aver conservato informazioni utili non sono più disponibili per gli esami. Resta però da accertare se quei computer contenessero davvero dati pertinenti all’indagine. Il furto, avvenuto mesi dopo la morte delle due donne, non può essere interpretato automaticamente come un tentativo di cancellare prove.
La Procura di Larino prosegue gli approfondimenti per ricostruire eventuali ricerche sulla ricina e individuare elementi che possano chiarire la dinamica dell’avvelenamento. Per il momento, il mistero sulla morte di madre e figlia rimane aperto. E mentre gli investigatori cercano risposte nei dispositivi informatici delle scuole, la scomparsa di alcuni computer rappresenta un nuovo interrogativo da affrontare.







