Papa Leone XIV, la malattia ai polmoni e la paura: il cardinale Bassetti racconta il suo dramma e svela cosa si prova davvero

Cardinale Bassetti

La notizia delle condizioni di salute di Papa Leone XIV ha inevitabilmente riportato il cardinale Gualtiero Bassetti, ex presidente CEI, a ripensare a uno dei momenti più difficili della sua vita: il ricovero in terapia intensiva per il Covid, nel novembre 2020, quando una grave polmonite bilaterale e una setticemia avevano fatto temere il peggio.

Un’esperienza che oggi gli permette di comprendere ancora più profondamente ciò che sta attraversando il Pontefice. «La malattia ai polmoni ti tocca nel profondo. Perché il respiro è il soffio della vita. E io l’ho sperimentata», racconta Bassetti, ricordando quei giorni in cui la vita sembrava appesa a un filo.

Bassetti rivive il suo dramma

Quando Leone XIV ha annunciato di avere un nodulo al polmone, il cardinale Bassetti, oggi 84enne, è rimasto profondamente colpito. Non soltanto per la diagnosi, ma anche per il modo in cui il Pontefice ha scelto di parlarne pubblicamente.

«Sono rimasto profondamente colpito: sia per il riferimento a una patologia polmonare che mi ha riportato alle settimane in ospedale, alla riabilitazione respiratoria ma anche all’immenso affetto della gente che ho toccato con mano; sia per le parole che il Papa stesso ha usato».

Per Bassetti, la trasparenza di Leone XIV rappresenta un passaggio importante nel rapporto tra il Pontefice, la Chiesa e i fedeli. Secondo il cardinale, la decisione di spiegare pubblicamente la diagnosi, entrando anche nei dettagli scientifici, segna una discontinuità rispetto al passato.

«Lo considero un punto di svolta: il Papa che racconta la sua malattia con dettagli scientifici. In passato si è preferito non allarmare oppure addolcire. Invece Leone XIV ha riferito in prima persona una diagnosi precisa, dicendo in maniera cristallina qual è la situazione. Ha avuto il coraggio di farlo davanti alla Chiesa e al mondo, ma senza alcuna ostentazione».

Bassetti legge questa scelta come un gesto di vicinanza ai fedeli, quasi una richiesta di sostegno rivolta a tutta la comunità cattolica: «Leggo la sua scelta come quella di un padre che dice ai figli: sono malato e chiedo il vostro sostegno». Il cardinale sottolinea anche il valore del rapporto tra fede e scienza, ricordando che la ricerca scientifica non deve mai perdere di vista la dignità della persona.

La terapia intensiva: «Mi ha salvato il buon Dio»

Il Covid ha segnato profondamente la vita di Bassetti. Nel novembre 2020, quando era presidente della Cei e aveva 78 anni, il cardinale era stato ricoverato per una polmonite bilaterale accompagnata da setticemia. Le sue condizioni avevano destato grande preoccupazione e il ricovero si era protratto per circa un mese.

«Mi ha salvato il buon Dio. Mi ha salvato la preghiera di quanti l’hanno fatta arrivare al Signore per me. Mi hanno salvato i medici e gli infermieri che prima a Perugia e poi al policlinico “Gemelli” di Roma, dove ho trascorso la convalescenza, mi hanno assistito con una delicatezza e una professionalità riservate non solo a me ma a tutti i pazienti che ho incontrato».

Durante la convalescenza al Gemelli, il cardinale era stato ricoverato al decimo piano, nell’ala dei Papi. Tra i ricordi più cari c’è quello di suor Carla, che gli era rimasta accanto durante la degenza.

La paura di Bassetti

Tra i passaggi più intensi del racconto c’è il ricordo dei momenti in cui la malattia lo aveva reso completamente dipendente dalle cure e dai macchinari. Bassetti descrive quella fase come un lungo affidamento alla volontà di Dio.

«Con senso di abbandono al Padre, soprattutto quando si percepisce che le forze non dipendono più da te. È stato un lunghissimo “fiat”, ossia che fosse fatta la volontà del Signore. L’ho ripetuto in particolare nei momenti più difficili, quando sei attaccato a una macchina che ti fa respirare».

Il cardinale ricorda anche il risveglio dopo alcuni giorni di perdita di coscienza. Era domenica mattina e, appena riaperti gli occhi, aveva visto il Papa in televisione. La sua prima reazione era stata quella di chi voleva tornare immediatamente alla vita di tutti i giorni.

«Ma che ci faccio ancora a letto? Ho le Cresime stamani. Devo alzarmi…». E continua Bassetti: «Ammetto che la paura c’è stata. È un fatto creaturale. Qualunque ruolo ciascuno di noi abbia, in quel momento sei solo con te stesso, con la tua malattia, con la tua fede. Una fede che è messa alla prova».

Il giudizio di Bassetti su Leone XIV

Nel tracciare un bilancio del pontificato, il cardinale descrive Leone XIV come un uomo dal carattere deciso, capace però di sorprendere per delicatezza. In una società attraversata da divisioni, conflitti ed estremismi, Bassetti vede nella sua figura un richiamo all’unità e alla vicinanza.

«Il Papa è un uomo con un carattere deciso, ma al tempo stesso di una delicatezza che sorprende. Siamo in una società di orfani e lui comprende la responsabilità e l’urgenza di una paternità universale». Il messaggio che Bassetti riconosce nel Pontefice è rivolto non soltanto ai cattolici, ma all’intera famiglia umana: non lasciarsi sopraffare dalla paura e non dimenticare chi attraversa la sofferenza.

«È come se, in ogni suo intervento o gesto, ripetesse al mondo: non abbiate paura, c’è un Padre in cielo per tutti gli uomini e le donne che vi ama e vi accompagna, nonostante le sofferenze, le ingiustizie, le guerre, le fragilità».