Un messaggio WhatsApp, un’ordinanza giudiziaria e una testimonianza che potrebbe aprire nuovi interrogativi nell’inchiesta sull’attentato esplosivo contro Sigfrido Ranucci. Laura Cianfoni, amica del giornalista, ha confermato ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma di aver trasmesso a Natalia Potenza, ex moglie di Valter Lavitola, il provvedimento cautelare relativo ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. A chiederle di inviare il documento, secondo quanto ha dichiarato agli investigatori, sarebbe stato lo stesso Ranucci. Una circostanza che il giornalista aveva già riconosciuto pubblicamente a settembre, ma che ora compare anche nelle dichiarazioni raccolte su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina.
Sigfrido Ranucci, cosa ha raccontato Laura Cianfoni ai carabinieri
La testimonianza di Laura Cianfoni riguarda quanto accaduto nella notte tra il 3 e il 4 luglio 2026, subito dopo la perquisizione effettuata nei confronti di Valter Lavitola nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato esplosivo contro Ranucci.
Gli investigatori hanno ascoltato a lungo la donna per ricostruire i contatti avvenuti in quelle ore. Al centro degli accertamenti figura un messaggio WhatsApp che Cianfoni ha inviato a Natalia Potenza, accompagnandolo con l’ordinanza di misure cautelari riguardante quattro persone coinvolte nell’indagine.
Secondo la ricostruzione riportata dal Corriere della Sera, Cianfoni ha dichiarato di aver agito su richiesta diretta del giornalista. Non avrebbe quindi deciso autonomamente di trasmettere il documento, ma avrebbe eseguito un’indicazione ricevuta da Ranucci.
Il dettaglio interessa gli inquirenti soprattutto per il destinatario della comunicazione. Potenza è infatti l’ex moglie di Lavitola, che compare nell’inchiesta come presunto organizzatore dell’attentato. La trasmissione del documento avrebbe potuto renderne il contenuto accessibile anche a lui, sebbene questo passaggio richieda ulteriori verifiche.
Ranucci e l’ordinanza inviata all’ex moglie di Lavitola: la spiegazione del giornalista
La circostanza riferita da Cianfoni non rappresenta una rivelazione completamente nuova. Il 9 settembre, durante le polemiche sull’invio del documento, Ranucci aveva già rivendicato pubblicamente la decisione.
«È stata mandata un’ordinanza già pubblica su mia richiesta. Null’altro», aveva scritto il giornalista, sostenendo dunque di non aver trasmesso materiale riservato.
La precisazione introduce un elemento importante nella valutazione dell’episodio. Se il provvedimento era effettivamente pubblico e liberamente accessibile, la sua trasmissione non dimostra di per sé alcuna violazione di legge. Restano tuttavia da chiarire il contesto dell’invio, le ragioni della scelta e gli eventuali contatti intercorsi tra le persone coinvolte.
La Procura potrebbe inoltre voler stabilire se Ranucci conoscesse le modalità con cui il documento sarebbe arrivato a Potenza e quale fosse lo scopo della comunicazione.
La conferma resa da Cianfoni permette agli investigatori di confrontare la versione della donna con quella già fornita dal giornalista, senza che ciò implichi automaticamente l’esistenza di responsabilità penali.
Attentato a Ranucci, perché gli investigatori approfondiscono i rapporti con Lavitola
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda il collegamento tra il giornalista, la destinataria del messaggio e Valter Lavitola. Quest’ultimo figura nell’inchiesta come presunto pianificatore dell’attentato, un’ipotesi accusatoria che dovrà trovare riscontro nelle sedi giudiziarie.
Gli investigatori cercano di comprendere perché un documento relativo ai presunti esecutori dell’attacco sia arrivato all’ex moglie di una persona coinvolta nelle indagini.
La trasmissione dell’ordinanza, tuttavia, non dimostra che Lavitola ne abbia effettivamente ricevuto una copia, né consente di concludere che Ranucci intendesse favorirlo. Sono circostanze differenti, sulle quali occorrono elementi concreti.
Proprio per questo gli accertamenti potrebbero concentrarsi sulla cronologia delle comunicazioni e sulle informazioni disponibili alle persone coinvolte nella notte tra il 3 e il 4 luglio.
La testimonianza di Cianfoni assume rilievo perché attribuisce direttamente a Ranucci la decisione di far partire il messaggio. Il significato investigativo di quella scelta resta invece da chiarire.
Sigfrido Ranucci verso la convocazione in Procura: cosa vuole sapere il pm
Secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, il pubblico ministero Edoardo De Santis starebbe valutando di convocare Sigfrido Ranucci dopo aver ricevuto un’ultima informativa dei carabinieri.
L’audizione potrebbe servire a ricostruire le ragioni dell’invio dell’ordinanza e a chiarire i rapporti tra il giornalista e le persone coinvolte nella vicenda. Non risultano però, dalle informazioni disponibili, una data ufficiale della convocazione o nuove contestazioni a carico di Ranucci.
Gli investigatori potrebbero chiedergli di precisare quando abbia ottenuto il documento, perché abbia deciso di trasmetterlo a Potenza attraverso Cianfoni e quali informazioni conoscesse in quel momento sul ruolo attribuito a Lavitola.
Si tratta di possibili temi di approfondimento, non di domande già formalmente comunicate dalla Procura.
Caso Ranucci, cosa cambia dopo la testimonianza di Laura Cianfoni
Il nuovo elemento non riguarda tanto il contenuto dell’ordinanza quanto la ricostruzione dei fatti. Prima esisteva una dichiarazione pubblica con cui Ranucci si assumeva la responsabilità della scelta. Ora gli investigatori dispongono anche della versione resa da Cianfoni durante l’audizione.
Le due ricostruzioni, almeno sul punto essenziale, coincidono: il giornalista avrebbe chiesto personalmente l’invio del documento.
Rimane invece aperta la questione del significato di quella comunicazione all’interno dell’inchiesta sull’attentato. La Procura dovrà distinguere tra la semplice trasmissione di un atto pubblico e l’eventuale esistenza di circostanze ulteriori che possano avere rilevanza investigativa.
L’attenzione si sposta dunque sulle ragioni e sulle modalità dell’invio, mentre gli inquirenti attendono gli ultimi approfondimenti dei carabinieri. Un’eventuale convocazione di Ranucci potrebbe consentire di chiarire direttamente questi aspetti e verificare se la vicenda presenti elementi ancora sconosciuti.







