Salvini, la resa dei conti nella Lega: Giorgetti rischia l’esclusione dalle liste elettorali, deputati pronti alla fuga e un esposto in Procura

Matteo Salvini

La resa dei conti nella Lega potrebbe arrivare prima delle elezioni politiche del 2027. Matteo Salvini deve affrontare tensioni crescenti tra la componente a lui più vicina e quella nordista, mentre sul futuro politico di Giancarlo Giorgetti iniziano a circolare indiscrezioni clamorose. Il ministro dell’Economia potrebbe non ottenere una nuova candidatura parlamentare, almeno secondo le voci alimentate da un elenco informale dei possibili candidati lombardi nel quale il suo nome non compare.

A complicare il quadro arrivano anche un esposto alle procure di Roma e Milano sulla gestione della vecchia Lega Nord e la possibilità che alcuni deputati abbandonino il gruppo parlamentare per passare al Misto. Una crisi interna che coinvolge leadership, identità politica e controllo del simbolo storico del Carroccio.

Il ministro Giorgetti rischia di restare fuori dalle liste

A far esplodere il caso è un documento informale che circola negli ambienti leghisti e contiene una serie di nomi indicati come possibili candidati alle prossime elezioni politiche. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, nell’elenco figurano esponenti vicini alla leadership di Salvini, ma mancano due personalità di primo piano: Giancarlo Giorgetti e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.

Tra i nomi che compaiono nell’appunto ci sono Alessandro Morelli, Alessandra Locatelli, Nicola Molteni, Andrea Crippa, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara, Giulio Centemero e Igor Iezzi. L’elenco comprende anche Paganella, Di Rubba, Toccalini e Frassini, con indicazioni relative ad alcuni possibili collegi elettorali.

Negli ambienti vicini a Salvini circola la previsione di una rappresentanza leghista alla Camera di circa 28-30 deputati nella prossima legislatura. Una stima interna, non un risultato acquisito, che renderebbe particolarmente delicata la distribuzione delle candidature.

L’assenza di Giorgetti alimenta così l’ipotesi di una sua esclusione. Non esiste però alcuna decisione ufficiale sulla composizione delle liste, e il documento non costituisce una prova della volontà del segretario di estromettere il ministro.

Salvini sceglie Lorenzo Fontana al posto di Giorgetti

Un altro segnale delle tensioni interne riguarda il congresso della Lega del 24 e 25 aprile. Salvini avrebbe affidato la presidenza dei lavori a Lorenzo Fontana, presidente della Camera, anziché a Giorgetti, che storicamente aveva ricoperto quel ruolo.

La scelta assume un significato politico soprattutto alla luce delle differenze tra il ministro dell’Economia e la componente sovranista del partito. Giorgetti sostiene da tempo una linea improntata alla prudenza sui conti pubblici e al rispetto degli impegni finanziari europei, mentre una parte della Lega chiede politiche economiche più espansive e mantiene posizioni fortemente critiche verso Bruxelles.

Le battute velenose sul futuro del ministro

Le indiscrezioni sulla possibile esclusione di Giorgetti hanno provocato commenti tutt’altro che concilianti. Negli ambienti leghisti qualcuno osserva sarcasticamente che il ministro «non avrà difficoltà a trovare lavoro da Goldman Sachs o simili», alludendo alla sua reputazione negli ambienti economici e finanziari.

Altri ritengono invece che Giorgetti potrebbe conservare il ministero dell’Economia anche senza un seggio parlamentare. «Certamente Meloni lo confermerà ministro», sostiene un’altra voce interna al partito, dando naturalmente per scontata una nuova vittoria del centrodestra alle elezioni.

Dietro queste battute emerge una questione politica sostanziale: la convivenza tra il pragmatismo economico di Giorgetti e il sovranismo di Salvini appare sempre più difficile. La vicinanza del ministro a Massimo Garavaglia, esponente dell’area critica nei confronti del segretario, contribuisce ad alimentare le tensioni.

Lega Nord, l’esposto contro Salvini e la battaglia per il simbolo

A complicare ulteriormente la situazione arriva l’iniziativa di Gianluca Pini, ex segretario della Lega in Romagna, che ha presentato un esposto alle procure di Roma e Milano chiamando in causa Matteo Salvini e Igor Iezzi per la gestione della vecchia Lega Nord.

Pini contesta soprattutto la mancata convocazione del congresso della formazione storica, nonostante le richieste rivolte al commissario Iezzi. Nell’esposto solleva inoltre interrogativi sulla gestione del 2 per mille destinato alla Lega Nord, prospettando possibili irregolarità contabili e penali che spetterà alla magistratura verificare.

Al centro dello scontro c’è anche il simbolo storico del Carroccio, attualmente utilizzato dalla Lega per Salvini premier. L’obiettivo di Pini e dei suoi sostenitori è ottenere un congresso della vecchia Lega Nord per eleggere una nuova guida e chiarire il futuro del movimento.

Salvini, intanto, ha annunciato di lavorare a un nuovo simbolo del partito, sottolineando che dovrà rappresentarne l’identità e gli obiettivi futuri. Una scelta che potrebbe accelerare la separazione tra la Lega delle origini e quella costruita attorno alla sua leadership.

Salvini rischia la fuga dei deputati nordisti verso il gruppo Misto

La crisi potrebbe avere conseguenze immediate anche in Parlamento. Secondo le indiscrezioni, alcuni deputati dell’area nordista stanno valutando il passaggio al gruppo Misto, una mossa che indebolirebbe la rappresentanza parlamentare di Salvini.

La tempistica non sarebbe casuale. I parlamentari interessati vorrebbero muoversi prima dell’eventuale approvazione della nuova legge elettorale, soprannominata «Stabilicum», che potrebbe modificare le condizioni per la presentazione delle candidature.

Nella ricostruzione circolata all’interno del Carroccio, il numero delle firme necessarie per collegio passerebbe dalle attuali 1.500 a 6.000. Si tratta però di un’ipotesi legata alla futura riforma, non di una modifica già entrata in vigore.

Per Salvini si profila dunque una fase delicata. Il possibile ridimensionamento di Giorgetti, la contestazione dei nordisti, l’esposto sulla vecchia Lega Nord e il rischio di perdere parlamentari raccontano un partito attraversato da divisioni profonde. Resta da capire se il segretario riuscirà a ricomporle oppure se la preparazione delle liste per le Politiche 2027 diventerà l’occasione per una resa dei conti definitiva.