Trump fa la guerra ai Rolling Stones. Tra politica e rock, certe rivalità non si chiudono mai davvero. E quella tra Mick & compagni e Donald Trump è una di queste. A riaccendere la tensione è stavolta il film dedicato a Melania Trump, finito al centro di un nuovo caso dopo l’utilizzo del brano “Gimme Shelter”. Una scelta che, secondo quanto riportato da RadarOnline, avrebbe riaperto una frattura mai sanata tra la band e il presidente.
Il caso “Gimme Shelter” e il film su Melania
Il punto di partenza è proprio lì: la presenza della celebre canzone degli Stones all’interno della pellicola. La band, però, non sarebbe stata coinvolta direttamente nella decisione. I diritti del brano sarebbero stati gestiti dalla ABKCO, senza un intervento diretto dei membri del gruppo. Un dettaglio tecnico che però non basta a spegnere le polemiche.
Secondo fonti interne citate dai media americani, attorno alla vicenda si sarebbe consolidata una “crescente convinzione” che il rapporto con Trump abbia ormai assunto contorni sempre più duri, quasi personali. Un conflitto che affonda le radici nel passato ma che oggi, complice anche il clima politico, sembra aver preso una direzione più pesante.
Il timore di ritorsioni negli Stati Uniti
Il nodo più delicato riguarda le possibili conseguenze. È qui che la vicenda si fa più sensibile. Secondo un insider, all’interno dell’entourage della band esisterebbe una preoccupazione concreta: che Trump possa reagire, cercando modi per colpire gli Stones anche sul piano professionale.
L’ipotesi, tutta da verificare, è che possano emergere pressioni legate ai visti artistici o alla possibilità stessa di organizzare tournée negli Stati Uniti. Un terreno scivoloso, che riporterebbe in primo piano vecchi precedenti giudiziari dei membri della band, in particolare legati a questioni di droga tra gli anni Sessanta e Settanta.
I precedenti e la leva dei visti
Mick Jagger e Keith Richards furono arrestati nel 1967, mentre Richards e Ron Wood ebbero problemi legali negli Stati Uniti negli anni successivi. Episodi lontani nel tempo, ma che secondo alcune ricostruzioni potrebbero teoricamente essere utilizzati come leva per complicare l’ingresso della band nel Paese.
Si tratta, al momento, solo di timori e scenari ipotetici. Nessun atto concreto è stato registrato. Ma il fatto stesso che queste preoccupazioni circolino racconta bene il clima che si è creato attorno alla vicenda.
Una rivalità che parte dal 2016
Non è la prima volta che Stones e Trump si trovano su fronti opposti. Già nel 2016, durante la campagna elettorale, la band aveva diffidato pubblicamente il presidente dall’utilizzare le proprie canzoni. In quell’occasione, gli Stones avevano chiarito senza ambiguità di non sostenerlo e avevano chiesto di interrompere immediatamente qualsiasi uso dei loro brani.
La tensione era poi riemersa nel 2020, quando il gruppo aveva minacciato azioni legali per l’uso non autorizzato della propria musica in eventi politici. Un rapporto mai ricucito, che nel tempo è diventato uno dei più emblematici scontri tra mondo della musica e potere politico negli Stati Uniti.
Trump fa la guerra ai Rolling Stones
Sulla vicenda del film, però, non tutte le versioni coincidono. Secondo fonti vicine a Mick Jagger, il gruppo non sarebbe rimasto impressionato dalla pellicola e avrebbe fatto trapelare il proprio giudizio in modo privato, generando irritazione. Di segno opposto, invece, il racconto del produttore Marc Beckman, che descrive una reazione distesa da parte degli Stones, parlando di un commento positivo e sottolineando che non si tratterebbe di una questione politica.
Due letture diverse, che confermano quanto il terreno sia sensibile. Perché anche quando non c’è uno scontro diretto, il contesto basta a trasformare ogni dettaglio in un potenziale caso.
Musica, politica e un equilibrio sempre fragile
Quello tra i Rolling Stones e Donald Trump resta uno dei rapporti più tesi e simbolici degli ultimi anni. Da una parte una band che ha sempre difeso la propria identità artistica e la libertà d’uso della propria musica. Dall’altra una figura politica abituata a utilizzare simboli culturali forti per costruire il proprio racconto pubblico.
Il caso del film su Melania non fa che aggiungere un nuovo capitolo a questa storia. Per ora fatto di indiscrezioni, timori e versioni contrastanti. Ma sufficiente a dimostrare che, tra rock e potere, certe scintille non si spengono mai del tutto.







