Alla vigilia della stagione turistica più calda dell’anno, il gigante delle prenotazioni online Booking.com finisce sotto la lente dell’Antitrust italiana. Un’indagine che parte da un sospetto preciso: il ranking degli hotel non sarebbe neutrale, ma influenzato dalle commissioni pagate dalle strutture.
Il meccanismo, se confermato, risulterebbe semplice quanto potente. Gli alberghi, i bed and breakfast e le pensioni che accettano di versare percentuali più alte alla piattaforma guadagnano visibilità. Non solo salgono nelle prime posizioni delle ricerche, ma ottengono anche una grafica più accattivante, accompagnata da messaggi promozionali che ne aumentano l’appeal agli occhi degli utenti.
Il sospetto: risultati “guidati” e non neutrali
Secondo l’ipotesi dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, questa dinamica rischia di alterare il comportamento dei consumatori. Chi cerca un alloggio potrebbe finire per scegliere strutture più costose, convinto di trovarsi davanti alle migliori opzioni disponibili.
Non necessariamente, però, si tratterebbe delle soluzioni con il miglior rapporto qualità-prezzo. Il punto centrale dell’indagine riguarda proprio questo: capire se la piattaforma indirizza le scelte degli utenti senza dichiararlo in modo chiaro. Se l’impostazione dovesse trovare conferme, l’accusa sarebbe pesante: pratica commerciale scorretta.
I programmi “Preferiti” sotto esame
Nel mirino finiscono in particolare i programmi dedicati agli operatori turistici, come “Partner Preferiti” e “Preferiti Plus”. Si tratta di formule che permettono agli hotel di migliorare il proprio posizionamento pagando commissioni più alte.
Booking sostiene che l’adesione a questi programmi resta facoltativa e che il sistema garantisce un equilibrio tra esigenze delle strutture e libertà di scelta degli utenti. La società, intanto, collabora con il Garante e potrebbe presentare impegni per evitare una sanzione diretta. Una strada già percorsa in passato: gli impegni, se ritenuti adeguati, possono chiudere il procedimento senza multe.
Il precedente da 413 milioni in Spagna
Il rischio, però, resta concreto. E non si tratta di una minaccia teorica. Nel 2024, il garante spagnolo della concorrenza ha inflitto a Booking una sanzione da 413 milioni di euro per abuso di posizione dominante.
Anche in quel caso, al centro della contestazione c’era proprio il sistema che premiava le strutture disposte a pagare di più per ottenere maggiore visibilità. Un precedente pesante, che oggi pesa anche sull’indagine italiana.
Perquisizioni e verifiche in corso
Nei giorni scorsi, i finanzieri del Nucleo Speciale Antitrust hanno acquisito documenti e materiale presso la sede italiana della società. L’obiettivo è ricostruire nel dettaglio il funzionamento degli algoritmi e dei criteri di ranking.
L’esito dell’indagine potrebbe cambiare molto più di una singola pratica commerciale. In gioco c’è il modo in cui milioni di utenti scelgono dove dormire, spesso affidandosi completamente ai risultati mostrati sullo schermo. E se quei risultati non fossero davvero neutrali, l’impatto non riguarderebbe solo Booking, ma l’intero mercato delle prenotazioni online.







