Garlasco, nuovi audio su Sempio, Bertani e Stefania Cappa: si riapre la pista e delitto da riscrivere

Andrea Sempio

Il delitto di Garlasco torna a muoversi. Non è una riapertura ufficiale, ma qualcosa si sta spostando. Dopo anni in cui il caso sembrava cristallizzato attorno alla condanna definitiva di Alberto Stasi, nuove analisi e nuovi elementi riportano tutto in discussione. Non le certezze, che restano poche, ma il contesto sì. E quando cambia il contesto, cambia tutto.

Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene uccisa nella sua casa di via Pascoli. Questo resta l’unico punto fermo. Per il resto, la storia è fatta di ricostruzioni, sentenze e dubbi che non si sono mai del tutto spenti. Nel 2015 Alberto Stasi viene condannato a 16 anni. Ma oggi una nuova consulenza firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo introduce un elemento che pesa: il delitto sarebbe avvenuto almeno mezz’ora più tardi rispetto a quanto stabilito finora. Un dettaglio che, di fatto, rende molto difficile collocare Stasi sulla scena nel momento dell’omicidio.

Una scena del crimine completamente diversa

Non è solo una questione di orari. La stessa consulenza ridisegna anche la dinamica. L’omicidio, secondo questa ricostruzione, non sarebbe avvenuto in un unico punto, ma in più fasi e in diverse aree della casa. Tracce di sangue sono state rilevate sul divano, vicino al telefono e nel seminterrato. Un quadro frammentato, più complesso, che suggerisce una sequenza di eventi diversa da quella consolidata negli anni. E che rende ancora più difficile incasellare responsabilità e presenze.

Sempio tra indizi e alibi che vacilla

Dentro questo scenario torna con forza il nome di Andrea Sempio, oggi unico indagato per concorso in omicidio. Le indagini su di lui, aperte l’11 marzo 2025 per la terza volta, si muovono però su un terreno delicato. Non ci sono prove definitive. Ci sono indizi. Il principale resta il Dna compatibile con la linea maschile del suo ceppo familiare trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Un elemento pesante, ma non risolutivo.

Il punto è che, mentre le certezze mancano, iniziano a incrinarsi anche alcune difese. In particolare l’alibi del biglietto del parcheggio di Vigevano, finora considerato un pilastro, comincia a perdere solidità proprio alla luce della nuova ricostruzione temporale del delitto. Non è una prova contro, ma è un tassello che non combacia più come prima.

Gli audio e la pista alternativa

A riaccendere ulteriormente l’attenzione sono gli audio emersi nel corso della trasmissione Quarto Grado. Registrazioni di cui si parla da tempo, ma che ora entrano nel dibattito pubblico con maggiore forza. A citarle è la criminologa Roberta Bruzzone, che indica una possibile pista alternativa: «Con questi audio siamo a un ottimo punto. Sono tre i soggetti agenti: Stefania Cappa in regia, mai indagata, Andrea Sempio esecutore insieme a Michele Bertani».

Una ricostruzione che introduce un’ipotesi completamente diversa rispetto a quella consolidata. Tre persone sulla scena, legate secondo questa tesi a un movente collegato alla cocaina. Gli audio, viene spiegato, sarebbero nelle mani di un avvocato e non ancora depositati in Procura perché necessitano di passaggi formali. Ma il contenuto, secondo quanto riferito, includerebbe dichiarazioni su azioni commesse che potrebbero configurare reati procedibili d’ufficio.

È una pista. Non una verità. E infatti la stessa Roberta Bruzzone sottolinea che sarà un magistrato a valutare il peso di questi elementi. Ma è una pista che, se confermata, cambierebbe completamente la lettura del caso.

Il risultato è un’indagine che torna a vivere su più livelli. Da una parte una sentenza definitiva, dall’altra nuovi elementi che mettono in discussione tempi, dinamiche e possibili responsabilità. Il caso Garlasco, ancora una volta, si allontana da una versione unica e torna a essere quello che è sempre stato: un mosaico incompleto, in cui ogni nuovo tassello rischia di spostare l’immagine.