Cagliari, ragazzina di 12 anni violentata e costretta ad abortire: arrestato il padre dopo il test del Dna sul feto, svolta nelle indagini

Una bambina di appena 12 anni, una gravidanza interrotta in ospedale e un’indagine che, a distanza di un anno, ha portato all’arresto del padre. È una vicenda drammatica quella emersa nel Cagliaritano, dove gli agenti della squadra mobile hanno arrestato un uomo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne. A imprimere una svolta all’inchiesta è stato il test del Dna eseguito sul materiale fetale dopo l’interruzione della gravidanza, al quale si sarebbero aggiunti ulteriori elementi raccolti dagli investigatori.

L’arresto è scattato martedì 13 ottobre, al termine di accertamenti coordinati dalla Procura. La ragazzina di 12 anni violentata aveva inizialmente raccontato di essere stata aggredita da uno sconosciuto mentre rientrava a casa, ma gli sviluppi dell’indagine hanno portato gli investigatori a concentrare l’attenzione sul padre. Le autorità mantengono il massimo riserbo sulle circostanze della vicenda, anche per proteggere l’identità e la vita privata della minore.

La denuncia e il ricovero in ospedale

La vicenda risale all’ottobre 2025, quando la dodicenne si era presentata in un ospedale di Cagliari dopo aver subito una violenza sessuale. Nel primo racconto aveva riferito di essere stata stuprata da una persona sconosciuta incontrata lungo il tragitto verso casa. La ricostruzione fornita dalla bambina era apparsa confusa, una circostanza sulla quale gli investigatori hanno successivamente concentrato parte degli accertamenti.

Durante il percorso sanitario era emersa anche la gravidanza, successivamente interrotta. La Procura aveva quindi disposto il sequestro del materiale fetale per consentire gli esami genetici, considerati fondamentali per risalire all’identità dell’uomo responsabile della violenza denunciata dalla minore.

Il test del Dna porta all’arresto del padre

La svolta investigativa è arrivata il 13 ottobre 2026, quando gli esiti degli accertamenti genetici hanno assunto un ruolo determinante nell’inchiesta. Il test del Dna eseguito sul feto, insieme ad altri riscontri investigativi dei quali non sono stati diffusi i dettagli, ha portato all’arresto del padre della dodicenne.

L’uomo, residente in un Comune della provincia di Cagliari, è accusato di violenza sessuale ai danni della figlia. Gli investigatori non hanno divulgato informazioni sulla sua identità, sulle modalità degli abusi contestati o sulle ulteriori prove raccolte durante l’anno di indagini.

La vicenda della ragazzina di 12 anni violentata ha dunque assunto una dimensione familiare che non era emersa dal racconto iniziale della minore. Saranno i successivi passaggi giudiziari a chiarire il quadro delle responsabilità e a definire il valore degli elementi acquisiti dagli inquirenti.

Il riserbo della Procura e le indagini

La Procura e la squadra mobile mantengono uno stretto riserbo sulla vicenda, soprattutto per evitare che la diffusione di particolari personali possa consentire di identificare la bambina. Non sono stati resi noti neppure i contenuti degli ulteriori accertamenti che avrebbero accompagnato il risultato degli esami genetici.

L’inchiesta sulla ragazzina di 12 anni violentata ha richiesto circa un anno di verifiche prima di arrivare al provvedimento eseguito nei confronti del padre. L’attenzione degli investigatori si è concentrata sia sulle dichiarazioni iniziali della minore sia sugli elementi scientifici ottenuti dopo l’interruzione della gravidanza.

L’arresto rappresenta un passaggio decisivo dell’indagine, mentre resta da ricostruire compiutamente quanto sarebbe accaduto alla bambina e in quali circostanze si sarebbero consumate le violenze contestate all’uomo. La tutela della dodicenne rimane al centro del riserbo imposto dagli inquirenti su una vicenda che coinvolge una vittima particolarmente vulnerabile.