Diffamazione dopo il femminicidio Alessandra Matteuzzi, le motivazioni del giudice contro gli hater

Alessandra Matteuzzi e il suo assassino Giovanni Padovani @ipa

I commenti pubblicati sui social network dopo il femminicidio di Alessandra Matteuzzi, uccisa dall’ex fidanzato Giovanni Padovani nell’agosto del 2022 a Bologna, hanno avuto l’effetto di trasformare la vittima in carnefice. Lo ha messo nero su bianco il giudice Nicolina Polifroni nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa a carico di quattro imputati per diffamazione aggravata. I commenti oggetto della denuncia presentata dai familiari della donna si concentravano in particolare sulla differenza di età tra la vittima e il suo aggressore, esponendo la donna a un ingiustificato disprezzo pubblico.

Una visione anacronistica e patriarcale

Nel testo della sentenza si sottolinea come tali esternazioni siano risultate contrarie a ogni senso di umanità e intrise di sdegno, atte a fomentare una disapprovazione di massa. Il giudice evidenzia come una visione anacronistica e patriarcale delle unioni sentimentali generi tali affermazioni, negando persino alla donna la facoltà di interrompere autonomamente una relazione. Gli hater hanno descritto la vittima in modo distorto e manipolatorio, col risultato di incitare a un’incredibile inversione dei ruoli, attribuendo alla donna la colpa della propria morte e fornendo una sorta di giustificazione all’assassino.

Risarcimento per i familiari di Alessandra

I quattro imputati dovranno risarcire la sorella della vittima, Stefania Matteuzzi, e i due nipoti con cifre stabilite dal tribunale. I parenti della donna hanno vissuto una profonda sofferenza morale causata dalla capillare diffusione dei commenti diffamatori, un dolore emerso con chiarezza anche nel corso delle loro deposizioni in aula. La decisione del giudice riafferma la gravità delle condotte di odio online, offrendo un importante precedente contro la colpevolizzazione delle vittime di violenza.